Racconti di fine estate: io, me e l’insopportabile settembre

La foto del post l’ho scattata l’ultima volta che sono stata a Firenze. Sono state giornate belle in compagnia di un’amica speciale. Oggi le ho promesso che torno presto, non vedo l’ora.

Quasi un’intera estate senza scrivere su The Jungle. Sto ancora cercando di capire se sia un bene o un male. Di cose da dire ne avrei una valanga, devo solo capire se sia il caso di condividerle o meno. Comunque possiamo ripartire per gradi dal grigio, il colore che ho voluto predominante nella mia casa, la tinta del mio nuovo smalto. Non ho ancora capito se è un colore che mi porta bene o meno, di sicuro mi piace e continuo a circondarmene.

In questi mesi sono successe molte cose, alcune degne di nota, altre meno, di sicuro nessuna però ha segnato in positivo la mia giungla. Una cosa buona però c’è stata, anche se comporta ancora più fatica di prima: sono nella mia nuova casa.

Pensavo che sarebbe stato un trasferimento traumatico, invece mi sono trovata benissimo. Chi mi conosce sa cosa comporti occupare una casa che fino a qualche mese fa era comunque una fonte di reddito, ma nonostante tutto sia difficile, pesante, complicato…io nella mia casetta da single mi sento a casa mia e questa è una cosa fantastica. Poi vabbè la casa è nel centro di una città di provincia, che mi sta stretta, ma non si può avere tutto.

E così tra uno scatolone e l’altro, tra un senso all’armadio e uno agli armadietti, è arrivato settembre. Il mese che non sopporto, il mese che mi sta stretto. Oggi poi è il 6 che da ormai 12 anni si caratterizza per eventi che hanno un influsso negativo. Però tutto serve e in questa decade e poco più ho imparato che se ho un senso di mal di stomaco nel fare una cosa, anche se sembra una figata pazzesca, allora non la devo fare.

Anche oggi, 6 settembre, ho avuto la conferma che devo dare retta alle mie sensazioni e che quindi se avverti che qualcuno non è sincero con te, non vuole davvero il tuo bene, ma agisce per il proprio egoismo, allora è meglio evitarlo. Invece no, anche stavolta dovevo sbatterci la faccia e farmi male. E non lo nego, mentre scrivo queste righe ho vicino a me un calice di Pinot nero e sto sgarrando la dieta che da ormai dieci giorni stavo seguendo alla lettera. Del resto, come dice la mia amica Giulia con la quale ho avuto una stretta corrispondenza messagistico-telefonica per affrontare meglio questa giornata nefasta, tutte le diete hanno un giorno di sgarro.

Era il 6 settembre del 2008 quando, in una giornata di fine estate, andavo ad una sorta di festa, di bianco vestita e con un bouquet in mano. Nonostante le scarpe da Cenerentola, costate più del vestito ma credetemi nel valeva la pena, è stato poi evidente che non c’era nessuna favola. Da quel giorno lì, e per i primi sette anni non mi sono mai data una spiegazione, questa data mi regala sempre spiacevoli situazioni. Ma per assurdo sono anche quelle che mi aprono gli occhi, seppur regalandomi momenti di indimenticabile sofferenza, che però mi aiutano a vedere la vita così com’è davvero.

Quando è iniziata l’avventura di The Jungle speravo di poter raccontare una storia di riscatto. Pensavo di poter scrivere in breve tempo di aver raggiunto gli obiettivi che per scelte diverse avevo accantonato da tempo. Oggi il bilancio è abbastanza deludente. Il riscatto non c’è e inizio a pensare che forse The Jungle mi è servito per capire che non tutte le storie hanno un lieto fine. Di sicuro però, a suon di delusioni, in questi anni ho imparato molte lezioni. Ancora però non ho appreso come non abbassare la guardia da chi finge di essere interessato a te, ma invece vuole solo una soluzione per sfuggire dai propri problemi.

Il fatto è che le mie sensazioni dicevano giusto, poi come sempre però ho il brutto vizio di sopravvalutare le persone o meglio, di vedere il buono in loro. Lo dico a me e lo dico a tutte le persone che come me, inspiegabilmente dato il quotidiano lavoro di introspezione, continuano a cadere dalla padella alla brace.

Circondatevi di persone che vogliano stare con voi e che sappiano il perché, lasciatevi amare da qualcuno che pensi che siete la persona per cui vale la pena. Oggi volevo parlare anche di appuntamenti 😊 e di madamino, ma il post per lo stile del mio blog è già troppo lungo, quindi magari ne parlo un’altra volta.

Anche perché oggi i miei direct di instagram pullulano di messaggi su come esorcizzare questo settembre, quindi è tempo di dedicarmi agli amici, che fortunatamente sono la parte bella della mia vita. Dalla giungla e il pinot nero per oggi è tutto insomma 😊

Colonna musicale un classicone, il mio amato Vasco: “Senza parole”

La foto del post l’ho scattata l’ultima volta che sono stata a Firenze. Sono state giornate belle in compagnia di un’amica speciale. Oggi le ho promesso che torno presto, non vedo l’ora.

Non è color topo ma più cenere: quando la ripartenza è “grigia”

Due mesi dopo la situazione è sempre la stessa e cioè in me c’è sempre il giaguaro così come il mal di schiena, anche perché, per quest’ultimo avevo in programma una risonanza magnetica ma causa Covid-19 esame rimandato a data da destinarsi e così mi tengo il dolore.

Anche dal punto di vista dell’abile felino che è in me 😊 tutto come prima del mio viaggio di febbraio a Firenze. Diciamo che però, rispetto a qualche settimana fa, almeno ho scelto la cucina della mia nuova casa.

Ora che l’emergenza coronavirus sembra un po’ rientrata torno a scrivere qualche riga su questo diario di viaggio, permettendomi di raccontare fatti con leggerezza, cosa che nelle scorse settimane non mi sono sentita di fare.

E’ un pensiero che ho condiviso anche qualche giorno fa, ospite di una trasmissione radiofonica, quando mi è stato chiesto come procedeva il blog. Ho spiegato che nonostante il lockdown e molto più tempo libero, ho preferito non scrivere. Credo che sarebbe stato superfluo e superficiale. Del resto, sono una giornalista non una scrittrice, quindi non avrei di certo avuto le capacità che hanno i bravi scrittori di distrarre il lettore anche da un’emergenza come il Covid-19.

Oggi però dopo settimane e settimane ho aperto il sito e ho scritto qualche battuta, forse più per me che per gli altri, forse solo per ricordarmi che anche questo blog è un piccolo testimone della rivoluzione che a un certo punto è arrivata nella mia vita. E’ il diario delle mille ripartenze, dei sogni infranti, di quelli nel cassetto che è chiuso a chiave con 102 mandate perché ho paura che vadano in fumo. Devo anche dire che ho trovato una valanga di messaggi dove sedicenti esperti di web mi consigliavano come fare soldi con il blog…

Tornando a cose semi semiserie. L’avevo detto anche prima della breve ma bellissima vacanza a Firenze… sembra assurdo ma ho voglia di cambiamento. Avevo detto che l’avrei fatto a piccoli passi questa volta: beh, visti i divieti e le autocertificazioni direi che ho avuto una mano.

Presto però si riparte e si chiude anche un capitolo enorme e pesante della mia vita. Come sempre però, ricomincio realista e mai ottimista. E infatti il colore della mia nuova casa, quella della mia nuova vita, ne è la dimostrazione: riparto dalle tonalità di grigio. Che non è un color topo sia chiaro e non me ne vogliano le panteganone che ogni tanto si incontrano anche qui quando il lago è alto.  Forse è più un color cenere. Che poi magari dalle ceneri…

Del resto, anche i sognatori devono continuare a viaggiare con la mente, ma tenendo i piedi ben puntati per terra. Vedremo se le sfumature di grigio mi porteranno fortuna…chissà che sia la volta buona. Qualcuno con un titolo così si è fatto un bel gruzzoletto 😉

Un giaguaro, seppur con il mal di schiena, è sempre un giaguaro

Scampati i buoni propositi del nuovo anno, sfuggita indenne anche da San Valentino, mi sa che è arrivato il momento di riaffacciarmi dalla giungla. Non che io ci sia rimasta intrappolata dentro, ogni tanto ci salto fuori come un giaguaro…un po’ anziano, a dir la verità, visto che ormai sono più verso gli “anta” e il mal di schiena è il mio compagno di vita. Ma insomma lasciatemi credere che ci sia un abile felino in me 😊

Del resto un giaguaro, seppure con il mal di schiena, è sempre un giaguaro.

Il 2020 è l’anno dell’ennesima ripartenza, delle nuove sfide. Per certi aspetti si preannuncia il più pesante degli ultimi cinque anni, ma sono pervasa da una strana energia che non so nemmeno io da dove arriva. Però è bello sentirsi tipo braccio di ferro dopo un piatto di spinaci. Crollerò prima o poi? Al momento non mi interessa saperlo.

Il “venti venti” è così l’anno di un nuovo trasloco, della partita iva, dei sogni infranti, del cassetto dei desideri di riserva che non so se voglio aprire. Sarebbe anche l’anno dei nuovi progetti, sempre che le cose ad un certo punto si sblocchino e tutto possa partire.

Sembra assurdo dirlo ma ho voglia di cambiamento, ma ho imparato che è meglio fare le cose a piccoli passi, quindi la prima cosa da cambiare è la cucina della mia prossima casa 😊

Ripartenza però vuol dire anche promettere a me stessa di prendermi più cura di me e meno degli altri, che non vuol dire essere egoisti, ma semplicemente volersi bene…amarsi un po’. Ecco perché al momento scrivo da un treno ad alta velocità. Destinazione amicizia, buon cibo, belle cose e chissà….

Magari ve lo racconto poi com’è andata.

Ah, per la cronaca, prima che qualcuno pensi che la mia ruota stia iniziando a girare… mi sembra giusto dire che in realtà a quest’ora dovevo essere già alla meta, peccato che tra tutti i treni in partenza, il mio è stato cancellato. Ma “in the jungle” le cose semplici le troviamo sempre un po’ noiose, quindi meglio un pizzico di “rotture di scatole” quotidiano, mica che poi si perda l’allenamento al brivido dell’imprevisto.

In attesa della regia perfetta

La vita è fatta senza dubbio di incontri che a volte però sono più come degli scontri. Nel senso che ti ci imbatti in maniera così improvvisa e prepotente, da rimanerci un po’ tramortito.  Il problema resta poi capire se il destino ti sta offrendo finalmente qualcosa di bello o l’ennesimo problema da affrontare. Magari però ti sta solo preparando a qualcosa di meglio, ma per comprenderlo devi comunque passare da lì.

E anche vero però che in certi momenti è lecito prendersi ciò che di bello il destino ti offre, senza vivere con il dubbio che sia prossima la fregatura. Quando accade, anche le persone più determinate a non farsi “fregare” giocando sempre in difesa, le barriere poi le abbassano e si lasciano travolgere. Accade, prima o poi accade a tutti.

Ci riflettevo ieri sera dopo aver visto il nuovo film di Woody Allen, pensando a quanto possa far bene una ventata di romanticismo nella vita di tutti noi, la mia compresa. La cosa mi è tornata in mente anche oggi, in un tranquillo mercoledì di dicembre, durante una singolare merenda. Anche se, a dir la verità, io di gesti romantici ne ho ricevuti davvero pochi. Forse però, riflettendoci, farebbe bene anche a me. Così come guardando sul grande schermo New York credo di dover al più presto regalarmi un viaggio 😊

E per romanticismo non intendo un fiore o un regalo, gesti bellissimi si, ma che forse non riescono a dare la scossa necessaria a un cuore malandato. Per “defibrillarlo” a volte, serve qualcosa di molto più inaspettato, qualcosa di perfetto, al momento giusto, nel posto giusto. Dove, come, quando non si sa! Bisogna solo credere che prima o poi succederà!

Chissà come mai poi, le combinazioni giuste della tua mente, le vedi proiettate in un film. In attesa della perfetta regia, sarà comunque piacevole immaginare coincidenze bellissime che ti lasciano senza parole. Un po’ come quando assaggi un pasticcino con le more, alla vista bellissimo e al gusto deliziosamente soddisfacente.

Nella vita esistono fasi di stallo o almeno così sembra!

scorci di lago

Ok ho latitato! Non per pigrizia ma per mancanza di tempo e probabilmente di contenuti. In effetti ora che mi metto a scrivere non è che ci sia molto da dire. Grosse novità non ce ne sono. Quindi… che scrivo a fare?

Ho avuto una sorta di senso di colpa. Quello che ti viene quando hai una cosa da fare ma continui a lasciarla li, la guardi, sai che c’è, ma passi oltre…poi la riguardi, poi ti dimentichi… e niente poi arriva il momento in cui è il momento. Ed eccomi qui.

Dopo oltre un mese mi sono resa conto che avevo i commenti da approvare. Il fatto è che con the jungle mi succede un po’ la stessa cosa che mi succedeva quando lavoravo in radio. Sostanzialmente non hai la percezione di chi ti sta leggendo, un po’ come ti succede in regia mentre stai parlano e non sai chi è in ascolto. E per quanto mi riguarda il conteggio è sempre stato per difetto per poi realizzare che invece c’è chi ti ascolta o chi ti legge.

Ma forse il senso doveva essere qualcosa del tipo: nella vita esistono fasi di stallo. Che fino a qualche ora fa pensavo fosse una cosa positiva, dopo i mirabolanti colpi di scena “in negativo” degli ultimi anni della mia vita. Poi però oggi pomeriggio rientrando a casa ho trovato una vipera nel vialetto e ho pensato che un rettile a pochi metri non era un segnale così incoraggiante. Forse un serpente serviva a ricordarmi che Francesca è ancora lì, nella giungla in attesa di sviluppi. Meno male che almeno è vista lago 🙂

 

 

I sogni son desideri di…. fortuna: riflessioni critiche dalla giungla virtuale

E’ lunedì e questo è già un problema. Come altri milioni e milioni di persone, nonostante faccia un lavoro che in realtà non segue come altri i giorni della settimana, io ho comunque un’avversione per il lunedì. Oltretutto siamo in quel periodo a cavallo tra inverno e primavera, quello del caldo/freddo e io, da buon ariete, necessito dell’arrivo della primavera per rigenerarmi. Punto 1.

Punto 2: il fatto che volevo fare un master di scrittura seriale di fiction ma sono esclusa per l’età. Ora la domanda è sempre quella: possibile che si invecchia sempre di più ma per formazione e lavoro se hai più di 35 anni sei fuori da una serie interminabile di possibilità?

Chissà se adesso, con i giovani che chiederanno il reddito di cittadinanza perché han capito che è più conveniente di lavorare, allora la mia generazione, quella in cerca di professione in piena crisi economica, quella degli stipendi da fame, quella degli stage su stage, quelli del mai una risposta all’invio di un cv, avrà una rivincita? Di indole non sono pessimista ma realista quindi l’unica risposta che mi sento di darmi è “no” un solenne, solenissimo “noooooo”.

Il punto… 3 vien da sé: va bene la storia del non mollare mai, dell’inseguire i propri sogni, ma possiamo inventarci qualcosa di nuovo? O meglio possiamo aggiungere al famoso “never give up” anche un “in attesa di un grandissimo colpo di fortuna”. Conosco un vero e proprio esercito di persone che con le unghie e con i denti tengono stretti i propri sogni, nonostante le difficoltà, nonostante i mille sgambetti. Gente in gamba, gente che vale. Di questi al momento quanti ce l’hanno fatta davvero? Pochi, pochissimi.

Punto 4: nonostante il punto 3, ho comunque spedito anche oggi curriculum, ho guardato corsi che vorrei fare, ho progettato cose meravigliose che non accadranno mai. Così, giusto per non mollare in attesa di quel colpo lì….poi se la dea bendata stavolta vuol esser generosa, magari vinco qualcosa così i sogni me li finanzio da me 🙂

L’obiettivo della lista era la scrittura terapeutica. Quelli che, come me amano scrivere sopratutto nei momenti “no”, sapranno benissimo di cosa sto parlando. Del resto io il mio piccolo angolo me lo sono creata qui, con “Francesca in the jungle”. E’ solo un diario, non mi porterà lontano, però mi ci sto affezionando….

Punto 5: 2100 battute dopo mi sento meglio, obiettivo raggiunto. Domani è martedì poi via liscio verso il fine settimana!

Restare nella giungla per tagliare gli ultimi rami secchi

“Our jungle is different”. C’è anche un po’ di Francesca in The Jungle nello slogan del marchio RoGà (atelier Regina Lellè, Cernobbio)

Più di un mese senza scrivere su The Jungle. Questa volta però non è stata colpa degli impegni o dell’assenza di spunti da condividere, ma del tempo che mi sono presa per riflettere sul senso di portare avanti il blog o meno.

Tra pochi giorni, infatti, sarebbe scaduto il dominio di Francesca in The Jungle e mi sono domandata se quest’anno avesse avuto senso proseguire. Non perché io non sia legata a questo diario, ma per il fatto che con il 2019 inizia per me una sorta di terza vita.

C’è stata una prima vita decisamente più facile e spensierata, quella che è durata fino a pochi anni fa, poi c’è stata la seconda vita, quella dalla separazione in poi, caratterizzata per la maggior parte da momenti difficili, da continui sgambetti.

Tre anni davvero pesanti, sempre in affanno, tra mille difficoltà. Mesi e mesi di lotta, per non mollare. Con la fine del 2018 però, anno segnato anche dal divorzio e quindi dalla chiusura definitiva di un capitolo importante, è arrivato anche qualche spiraglio. Nulla che abbia permesso di dire “finalmente è finita”, ma che ha senza dubbio portato alla consapevolezza di molte cose, belle e brutte, e a una vera e propria sensazione di rinascita. Per arrivare fino a qui mi sono messa mille volte in discussione, mi sono guardata dentro, ma posso dirmi almeno un po’ soddisfatta del lavoro che ho fatto su me stessa.

Per tutti questi motivi il 2019 non può che segnare l’inizio di una nuova vita, tutta da scrivere, tutta da reinventare. E dopo oltre 30 giorni di riflessione ho deciso di portare con me il blog, da un lato perché digitare parole qui è anche una sorta di terapia, ma anche perché se il sito è nato per testimoniare un percorso, è giusto vedere come va a finire la storia 🙂

E così eccomi qui, a buttar giù qualche riga che per molti sarà senza senso, ma che ne avrà molto per chi sa di cosa sto parlando e per tutti quelli che trovano sempre qualche minuto per leggere i miei post.

L’anno è iniziato senza grossi stravolgimenti, anche se l’assenza di Ira è forte. Qualche piccola buona notizia è arrivata, ma per quella più attesa, ovvero una bella novità dal punto di vista lavorativo, ancora nulla all’orizzonte. Ma siamo solo a febbraio, vediamo cosa succederà nei prossimi mesi.

Di sicuro ho già capito come sarà l’impostazione del 2019 con il lavoro come priorità. Solo raggiungendo questo obiettivo penso che riuscirò a superare il forte senso di ingiustizia che ho dentro e che solo chi conosce le dinamiche del mio ambiente lavorativo – o i miei amici più stretti che sanno molto di me – può comprendere. Quando arriverà quel momento, potrò tagliare definitivamente gli ultimi rami secchi.  Nel 2020 mi aspetta anche un altro trasloco, speriamo di arrivarci ben preparate e con solide basi.

E l’amore? Al momento direi che mi piace la mia libertà di spazio e di azione. A meno di strani accadimenti del destino quindi…..potrei replicare il 2018, con qualche incontro interessante, finito poi però in nulla di importante 😉

 

Se il 2019 parte “gas”ato….. guarda il lato positivo e vai alla scoperta!

Moka a riposo….

Come poteva iniziare l’anno di Francesca in the jungle?
Con una meravigliosa perdita di gas ovviamente 🙈🙄😅
Chiuso il gas…in attesa che qualcuno non so come, non so quando, venga a risolvere la faccenda…ho pensato che questo fosse il mio primo segnale dell’anno.
E dopo i bellissimi messaggi delle tante persone che mi vogliono bene e che hanno voluto dirmi con parole profonde che si augurano davvero, dopo tre anni e mezzo di cavolo, che finalmente possa arrivare qualcosa di bello per me, non ho potuto fare a meno di interpretare il tutto dal lato positivo.
Quindi:
Opzione a: forse questo è il segnale che in questa casa, nel 2019, ci starò il meno possibile. Magari chissà, finalmente arriverà il lavoro della vita.
Opzione b: forse sto per traferirmi dove il riscaldamento non serve.
Opzione c: non potendo usare la moka forse è il segno che devo bere meno caffè 😂
Buon 2019 a tutti, soprattutto alle persone speciali che affollano la mia pazza giungla. Che sia un anno folle, mai monotono e ricco di soddisfazioni ❤️

Lettere dalla giungla: “Caro Babbo Natale…”

Alberi di Natale a Bologna

Che caos!!!!

Forse stavo diventando troppo ordinata, ma è evidente che come sempre era una sorta di equilibrio provvisorio. In un attimo è stato come giocare a Jenga, quando sei quasi in cima alla torre ma sbagli qualcosa ed ecco che tutto crolla. Bastano 24 ore per cambiare i programmi dei prossimi due mesi, per ricordarti che tutto è precario. Quindi per Natale mi sono regalata, o meglio mi hanno regalato, un po’ di panico: tanto, stress in più o in meno cosa cambia.

Ho da tre giorni mal di testa, ma qualcosa farò. Del resto finire l’anno un po’ tranquilla sarebbe stato chiedere troppo 🙁

E allora crediamo alla vecchia storia che è proprio il caos che precede un cambiamento importante e teniamoci pronte a rinascere …..per la terza…quarta volta in poco più di tre anni.

In tutto questo c’è sempre qualcuno che ti dice cosa devi fare, cosa devi dire, dove dovresti andare. Che noia i tuttologi! Almeno fino a gennaio non li voglio ascoltare, neanche per finta.

Casino a parte, domenica scorsa mi sono presa un’intera giornata solo per me, così sono salita su un treno e con le mie amiche abbiamo raggiunto Bologna. E come sono stata bene! Risate, discorsi, cibo, vino e tutto quello che rende certi momenti indimenticabili.

E tra un mercatino e l’altro ecco che siamo finite davanti a un albero di Natale con appese le letterine di grandi e piccini. Alcune richieste erano davvero dolci, altre un po’ curiose come il tizio che ha chiesto a Babbo Natale: “gli occhi di Siffredi perchè il resto ce l’ho”. Non possiamo che dire che il tizio ha tanta autostima.

Insomma, tra desideri più o meno comprensibili, anche una delle mie amiche ha lasciato il suo messaggio. E conoscendola non poteva che essere una bellissima richiesta, un regalo che merita davvero. Per lei deve arrivare il tempo delle cose belle.

Da quel momento ho realizzato che per questo Natale non ho particolari desideri. Sarà che a Babbo Natale non ci credo da tipo quando avevo sei o sette anni, ma fingevo perché era convinta che così i miei genitori mi avrebbero fatto più regali 🙂  Poi mia sorella secondo me, nonostante fosse più grande, ci credeva ancora e non volevo che ci rimanesse male. Però riflettendoci ora forse li vedeva anche lei i milioni di regali nel baule della macchina prima di partire per la montagna….

Ma cosa voglio io da Babbo Natale? Tante cose ovvio, ma se dovessi sceglierne una? Sareste tutti in grado di scegliere una sola cosa? Al di là ovviamente della salute e della serenità dei propri affetti.

Alla fine ci sono arrivata:

“Caro Babbo Natale,

quest’anno non ti chiedo le Jimmy Choo che tanto sono almeno cinque anni che non me le porti e mi tocca sperare nei saldi da sbaracco. Fai così, scegli una sfida.

Che sia per lavoro, per vita privata o per altro valuta tu. Ma questa volta fai che l’avventura sia si stimolante, ma che abbia un lieto fine.

Se poi vedi che non ce la fai, allora lascia perdere, che direi che siamo già a posto così.

In ogni caso la Vigilia ti lascio una bottiglia di rosso, magari un riserva,  sotto la ghirlanda. L’albero quest’anno non l’ho fatto, ma tanto il vino è buono lo stesso :)”.

Buon Natale amici “in the jungle” <3

Francesca

Se c’è un paradiso dei cani di sicuro sei lì: ciao Ira <3

Sentivo che le brutte notizie non erano finite. Ne avevo parlato con una delle mie migliori amiche dicendo che avevo un presentimento che il lungo periodo “no” della mia vita non era finito e purtroppo avevo ragione.

Una settimana fa ho perso la mia fedele compagna di vita. Ira, il mio amato pastore tedesco, non c’è più. Ero consapevole che a 12 anni non era più giovanissima, anche se aveva il musino di un cucciolotto, ma non pensavo che l’avrei persa nel giro di 24 ore per gli esiti di un problema neurologico.

Per la prima volta in tre anni, da quando il mio matrimonio è finito, ho avvertito un vuoto in casa. Ira mi manca ogni giorno. Mi manca il suo puntuale abbaiare ogni volta che stavo facendo un’intervista, il suo mettersi a pancia in su tutte le mattine al risveglio per le coccole, mi manca vederla fare i capricci per la pappa perchè così le mettevo qualcosa di più buono nella ciotola. Mi manca il suo russare la sera, entrambe davanti a un film, io sul divano, lei sul suo cuscino da regina. Mi manca darle il buongiorno e la buona notte, mi manca il suo calore ogni volta che vacillo e che mi viene da piangere. Mi mancano un milione di cose che non ho nemmeno la forza di elencare.

La mia lupacchiotta per me era speciale e nell’ultimo anno, dopo aver perso il lavoro e passando molto tempo in casa lavorando da freelance, c’eravamo unite ancora di più.

In tutta la brutta vicenda del perdere il lavoro e delle inevitabili conseguenze economiche sulla mia vita, l’unica cosa positiva è stata che per un anno intero ho avuto la possibilità di vivere Ira costantemente. Ci separavamo davvero poche ore al giorno.

Ora sono convinta che lei sia nel paradiso dei cani o comunque in un posto meraviglioso dove scodinzola, corre felice e si abbuffa di biscotti. E’ stato un cane meraviglioso, sono stata molto fortunata.

Ora per me è il momento di un’altra perdita, di una nuova ripartenza….. l’ennesima in questo susseguirsi di sgambetti che la vita continua a farmi e che spesso fatico a comprendere.