Racconti di fine estate: io, me e l’insopportabile settembre

La foto del post l’ho scattata l’ultima volta che sono stata a Firenze. Sono state giornate belle in compagnia di un’amica speciale. Oggi le ho promesso che torno presto, non vedo l’ora.

Quasi un’intera estate senza scrivere su The Jungle. Sto ancora cercando di capire se sia un bene o un male. Di cose da dire ne avrei una valanga, devo solo capire se sia il caso di condividerle o meno. Comunque possiamo ripartire per gradi dal grigio, il colore che ho voluto predominante nella mia casa, la tinta del mio nuovo smalto. Non ho ancora capito se è un colore che mi porta bene o meno, di sicuro mi piace e continuo a circondarmene.

In questi mesi sono successe molte cose, alcune degne di nota, altre meno, di sicuro nessuna però ha segnato in positivo la mia giungla. Una cosa buona però c’è stata, anche se comporta ancora più fatica di prima: sono nella mia nuova casa.

Pensavo che sarebbe stato un trasferimento traumatico, invece mi sono trovata benissimo. Chi mi conosce sa cosa comporti occupare una casa che fino a qualche mese fa era comunque una fonte di reddito, ma nonostante tutto sia difficile, pesante, complicato…io nella mia casetta da single mi sento a casa mia e questa è una cosa fantastica. Poi vabbè la casa è nel centro di una città di provincia, che mi sta stretta, ma non si può avere tutto.

E così tra uno scatolone e l’altro, tra un senso all’armadio e uno agli armadietti, è arrivato settembre. Il mese che non sopporto, il mese che mi sta stretto. Oggi poi è il 6 che da ormai 12 anni si caratterizza per eventi che hanno un influsso negativo. Però tutto serve e in questa decade e poco più ho imparato che se ho un senso di mal di stomaco nel fare una cosa, anche se sembra una figata pazzesca, allora non la devo fare.

Anche oggi, 6 settembre, ho avuto la conferma che devo dare retta alle mie sensazioni e che quindi se avverti che qualcuno non è sincero con te, non vuole davvero il tuo bene, ma agisce per il proprio egoismo, allora è meglio evitarlo. Invece no, anche stavolta dovevo sbatterci la faccia e farmi male. E non lo nego, mentre scrivo queste righe ho vicino a me un calice di Pinot nero e sto sgarrando la dieta che da ormai dieci giorni stavo seguendo alla lettera. Del resto, come dice la mia amica Giulia con la quale ho avuto una stretta corrispondenza messagistico-telefonica per affrontare meglio questa giornata nefasta, tutte le diete hanno un giorno di sgarro.

Era il 6 settembre del 2008 quando, in una giornata di fine estate, andavo ad una sorta di festa, di bianco vestita e con un bouquet in mano. Nonostante le scarpe da Cenerentola, costate più del vestito ma credetemi nel valeva la pena, è stato poi evidente che non c’era nessuna favola. Da quel giorno lì, e per i primi sette anni non mi sono mai data una spiegazione, questa data mi regala sempre spiacevoli situazioni. Ma per assurdo sono anche quelle che mi aprono gli occhi, seppur regalandomi momenti di indimenticabile sofferenza, che però mi aiutano a vedere la vita così com’è davvero.

Quando è iniziata l’avventura di The Jungle speravo di poter raccontare una storia di riscatto. Pensavo di poter scrivere in breve tempo di aver raggiunto gli obiettivi che per scelte diverse avevo accantonato da tempo. Oggi il bilancio è abbastanza deludente. Il riscatto non c’è e inizio a pensare che forse The Jungle mi è servito per capire che non tutte le storie hanno un lieto fine. Di sicuro però, a suon di delusioni, in questi anni ho imparato molte lezioni. Ancora però non ho appreso come non abbassare la guardia da chi finge di essere interessato a te, ma invece vuole solo una soluzione per sfuggire dai propri problemi.

Il fatto è che le mie sensazioni dicevano giusto, poi come sempre però ho il brutto vizio di sopravvalutare le persone o meglio, di vedere il buono in loro. Lo dico a me e lo dico a tutte le persone che come me, inspiegabilmente dato il quotidiano lavoro di introspezione, continuano a cadere dalla padella alla brace.

Circondatevi di persone che vogliano stare con voi e che sappiano il perché, lasciatevi amare da qualcuno che pensi che siete la persona per cui vale la pena. Oggi volevo parlare anche di appuntamenti 😊 e di madamino, ma il post per lo stile del mio blog è già troppo lungo, quindi magari ne parlo un’altra volta.

Anche perché oggi i miei direct di instagram pullulano di messaggi su come esorcizzare questo settembre, quindi è tempo di dedicarmi agli amici, che fortunatamente sono la parte bella della mia vita. Dalla giungla e il pinot nero per oggi è tutto insomma 😊

Colonna musicale un classicone, il mio amato Vasco: “Senza parole”

La foto del post l’ho scattata l’ultima volta che sono stata a Firenze. Sono state giornate belle in compagnia di un’amica speciale. Oggi le ho promesso che torno presto, non vedo l’ora.

A Viola, Fra e a tutti quelli che: “a noi la normalità ci schifa”

Riflessioni al calar del sole

Premessa: non a tutti piace la normalità, a me compresa.

Detto questo, inizio a riflettere sul fatto che forse la chiave del successo in tema di relazioni amorose è che se una parte è totalmente al di fuori dall’ordinario, allora l’altra deve rientrare nei canoni della “normalità”. Del resto le coppie di successo che conosco sono così.

C’è anche da dire che alcune persone, che per proprietà caratteriali sono definibili “particolari”, sembra siano destinate ad essere una calamita per folli.

E su questo punto, da un po’ di tempo a questa parte, mi sento meno sola 🙂

Perchè come direbbe la mia amica Viola (nome di fantasia, ma solo il nome perchè lei esiste e davvero è la testimonianza che nelle sfighe non si è mai soli): “La normalità a noi ci schifa”.

Oggi, insomma, se non lo avevate ancora capito parliamo d’amore. Ebbene si, è tempo di sentimenti nella giungla di Francesca, ma anche in quella di Viola e di tutti gli altri, donne e uomini, che come noi sono schifati dalla normalità.

La storia ormai si ripete da anni. Conosciamo qualcuno di carino, ci sembra un tipo a posto, ma bastano pochi giorni per capire che non è così. Nel frattempo tutti i nostri amici si fidanzano, si sposano, alcuni si lasciano ma poco dopo si innamorano e si fidanzano di nuovo. Ma noi no, Viola e la Fra, loro sono da anni in una costante: il tizio strano.

C’è da dire che forse anche noi ci mettiamo del nostro perchè sarebbe cosa buona e giusta, alle prime avvisaglie di dramma, allontanarsi dal pericolo. Ma noi no, a noi il brivido serve e così tutto si evolve ma tutto resta come prima.

E per non farci mancare nulla, nelle nostre vite ci sono loro, quelli che escono dalla tuo raggio d’azione, ma non escono mai davvero, quelli che sono e saranno il tuo punto debole, quelli che ci sono o non ci sono è lo stesso perchè tanto le giornate te le cambiano nel bene o nel male comunque. E probabilmente lo sanno anche loro.

E così ci ritroviamo a fare 200 chilometri per poi sentirci dire “A volte vorrei scriverti poi passa il momento, ma tu scrivimi”, oppure a trasferirci per mesi e mesi nella sua città senza mai incontrarlo, oppure a lunghi silenzi a un semplice messaggio per sapere come sta, per poi settimane dopo riceverne uno assolutamente spiazzante. Poi spediamo cartoline, cerchiamo confronti che riaprono cicatrici, insomma, un sacco di cose che potrebbero essere evitate.

E quando cerchiamo il chiodo per schiacciare il chiodo..Marte, Giove, Urano, Plutone e chi ne ha più ne metta, fa in modo che si caschi dalla padella alla brace. E nel mentre facciamo cose assurde come accompagnare la nostra amica dal suo grande amore e poi doverla trascinare nel luogo previsto perchè si è impalata e la paura ha preso il sopravvento.

Con il senno di poi…penso che forse sarebbe meglio disertare certi appuntamenti che non ci crea il destino ma noi stessi, forse per risparmiarci un po’ di quell’amara consapevolezza che per certe persone non saremo mai una priorità.

Ma non finisce qui, perché con l’estate sono arrivati nuovi segnali di pericolo incombente 🙂 O meglio di chat contrastanti..

Non ci resta che attendere le prossime mosse.. nel frattempo cercheremo di sdrammatizzare come sempre.

Questo post lo dedico proprio a Viola, un’altra lottatrice con il cuore di panna <3.  Lei sa perchè.

Se il 2019 parte “gas”ato….. guarda il lato positivo e vai alla scoperta!

Moka a riposo….

Come poteva iniziare l’anno di Francesca in the jungle?
Con una meravigliosa perdita di gas ovviamente 🙈🙄😅
Chiuso il gas…in attesa che qualcuno non so come, non so quando, venga a risolvere la faccenda…ho pensato che questo fosse il mio primo segnale dell’anno.
E dopo i bellissimi messaggi delle tante persone che mi vogliono bene e che hanno voluto dirmi con parole profonde che si augurano davvero, dopo tre anni e mezzo di cavolo, che finalmente possa arrivare qualcosa di bello per me, non ho potuto fare a meno di interpretare il tutto dal lato positivo.
Quindi:
Opzione a: forse questo è il segnale che in questa casa, nel 2019, ci starò il meno possibile. Magari chissà, finalmente arriverà il lavoro della vita.
Opzione b: forse sto per traferirmi dove il riscaldamento non serve.
Opzione c: non potendo usare la moka forse è il segno che devo bere meno caffè 😂
Buon 2019 a tutti, soprattutto alle persone speciali che affollano la mia pazza giungla. Che sia un anno folle, mai monotono e ricco di soddisfazioni ❤️

Lettere dalla giungla: “Caro Babbo Natale…”

Alberi di Natale a Bologna

Che caos!!!!

Forse stavo diventando troppo ordinata, ma è evidente che come sempre era una sorta di equilibrio provvisorio. In un attimo è stato come giocare a Jenga, quando sei quasi in cima alla torre ma sbagli qualcosa ed ecco che tutto crolla. Bastano 24 ore per cambiare i programmi dei prossimi due mesi, per ricordarti che tutto è precario. Quindi per Natale mi sono regalata, o meglio mi hanno regalato, un po’ di panico: tanto, stress in più o in meno cosa cambia.

Ho da tre giorni mal di testa, ma qualcosa farò. Del resto finire l’anno un po’ tranquilla sarebbe stato chiedere troppo 🙁

E allora crediamo alla vecchia storia che è proprio il caos che precede un cambiamento importante e teniamoci pronte a rinascere …..per la terza…quarta volta in poco più di tre anni.

In tutto questo c’è sempre qualcuno che ti dice cosa devi fare, cosa devi dire, dove dovresti andare. Che noia i tuttologi! Almeno fino a gennaio non li voglio ascoltare, neanche per finta.

Casino a parte, domenica scorsa mi sono presa un’intera giornata solo per me, così sono salita su un treno e con le mie amiche abbiamo raggiunto Bologna. E come sono stata bene! Risate, discorsi, cibo, vino e tutto quello che rende certi momenti indimenticabili.

E tra un mercatino e l’altro ecco che siamo finite davanti a un albero di Natale con appese le letterine di grandi e piccini. Alcune richieste erano davvero dolci, altre un po’ curiose come il tizio che ha chiesto a Babbo Natale: “gli occhi di Siffredi perchè il resto ce l’ho”. Non possiamo che dire che il tizio ha tanta autostima.

Insomma, tra desideri più o meno comprensibili, anche una delle mie amiche ha lasciato il suo messaggio. E conoscendola non poteva che essere una bellissima richiesta, un regalo che merita davvero. Per lei deve arrivare il tempo delle cose belle.

Da quel momento ho realizzato che per questo Natale non ho particolari desideri. Sarà che a Babbo Natale non ci credo da tipo quando avevo sei o sette anni, ma fingevo perché era convinta che così i miei genitori mi avrebbero fatto più regali 🙂  Poi mia sorella secondo me, nonostante fosse più grande, ci credeva ancora e non volevo che ci rimanesse male. Però riflettendoci ora forse li vedeva anche lei i milioni di regali nel baule della macchina prima di partire per la montagna….

Ma cosa voglio io da Babbo Natale? Tante cose ovvio, ma se dovessi sceglierne una? Sareste tutti in grado di scegliere una sola cosa? Al di là ovviamente della salute e della serenità dei propri affetti.

Alla fine ci sono arrivata:

“Caro Babbo Natale,

quest’anno non ti chiedo le Jimmy Choo che tanto sono almeno cinque anni che non me le porti e mi tocca sperare nei saldi da sbaracco. Fai così, scegli una sfida.

Che sia per lavoro, per vita privata o per altro valuta tu. Ma questa volta fai che l’avventura sia si stimolante, ma che abbia un lieto fine.

Se poi vedi che non ce la fai, allora lascia perdere, che direi che siamo già a posto così.

In ogni caso la Vigilia ti lascio una bottiglia di rosso, magari un riserva,  sotto la ghirlanda. L’albero quest’anno non l’ho fatto, ma tanto il vino è buono lo stesso :)”.

Buon Natale amici “in the jungle” <3

Francesca

“ Decisi di riprendere in mano la mia vita e incominciare un diario…”

“E così presi una grande decisione, mi dovevo assicurare di non ritrovarmi l’anno prossimo mezza ubriaca ad ascoltare FM Nostalgia…le canzoni più belle per gli ultra trentenni. Decisi di riprendere in mano la mia vita e incominciare un diario”. (Bridget Jones)

Eccomi qui, a poco più di venti giorni dalla fine dell’anno, mi ritrovo più o meno nella stessa situazione dello scorso dicembre. Sostanzialmente, nonostante tutti i buoni propositi, poco è cambiato a livello generale, soprattutto per quanto riguarda la situazione lavorativa.

Decine e decine di curriculum dopo, insomma, son sempre qui. Arriverà mai una svolta?

Il lavoro non va, il 2018 è stato pesantissimo e con la sua coda velenosa mi ha portato via Ira, tutto è difficile e pesante. E’ come vivere 365 giorni avvolta nella nebbia, in un territorio che conosci bene, che spesso ti ostile, ma che non riesci a contrastare fino in fondo per la foschia che rende tutto poco chiaro.

E cosa si fa quando è tutto una autentica schifezza?!? Si cerca di distrarsi con le cose frivole, ma ovviamente low cost perchè se no sarei già in vacanza al caldo 🙂

Mi sento molto Bridget Jones, all’inizio del suo diario. Non solo perchè entrambe giornaliste ormai con la penna prossima al chiodo, non solo per lo status di single e per il fatto che anche io ultimamente passo un sacco di tempo ad ascoltare canzoni romantiche ad alto volume, ma anche per il disincanto nell’avvicinarsi al nuovo anno. Del resto il blog è un diario 🙂

E così…

Decisione n.1: perdere peso, giusto per tornare a quella bella sensazione di settembre nell’infilarmi i jeans dopo l’estate e vederli salire senza doversi buttare sul letto per chiuderli (anche perchè ormai il metabolismo è quello dei 40 e non più dei 30)

Decisione n.2: aumentare l’attività sportiva come valvola di sfogo e diminuire gli aperitivi consolatori. Fare più meditazione, aumentare il tempo dedicato allo yoga.

Decisione n.3: ascoltare le amiche e iniziare a frequentare persone dolci e premurose. Uomini che ci sono, insomma, e che ti fanno capire che ti vogliono vedere.

Decisione n.4: evitare gli uomini egoisti, complicati, complessati o squilibrati. Smettere insomma di vedere le persone migliori di come sembrano.

Le altre ventimila decisioni le prenderò poi, anche perchè direi che già questi quattro punti richiedono molto, ma davvero molto impegno.

Quindi la dieta è iniziata, l’illusione di un nuovo super gel drenante che mi farà diventare le gambe due acciughine pure…..con i punti 3 e 4 mi sto impegnando. Direi che per oggi è tutto.

Piccole vittorie in “The Jungle”: non lascio più i blocchetti a metà

Piccole soddisfazioni: finire i blocchetti

Ho imparato a finire i blocchetti!!! Capisco che leggendo una frase così si potrebbe pensare che sia impazzita del tutto….anche se poi tanto normale non sono. Però questa cosa dei blocchetti mi riporta a circa un anno fa, quando scrivendo un post per il blog, avevo definito il mio lasciare le cose a metà un po’ come la mia brutta abitudine di non finire mai un taccuino degli appunti.

Del resto di mestiere faccio la giornalista, ma un anno fa ero davvero una giornalista molto più disordinata visto che la mia scrivania era sommersa di blocchetti lasciati a metà, mentre oggi ne finisco uno alla volta. Il che da un lato vuol dire che ho portato a casa un obiettivo e dall’altro che sto smettendo di lasciare le cose a metà quando capisco che non vanno per il verso giusto.

Dopo un agosto e un settembre pesanti, in questi giorni mi sembra di iniziare ottobre più leggera. Forse perché l’occhio sembra andare meglio e la caviglia è in fase di ripresa, anche se il tacco 13 al momento mi sembra un miraggio 🙁

Sarà che ho la sensazione di aver fatto ancora un po’ di ordine nella mia vita, sarà che la lotta con i demoni del passato oggi è più un battibecco, oppure è per il fatto che mi sto sforzando a vedere le cose da un’altra prospettiva.

Si, è difficile, ma sto tentando in tutti i modi di trovare il lato positivo. Alla fine mi sono detta: “Quando hai la sensazione di riemergere dall’acqua e qualcuno all’improvviso ti tira di nuovo sotto per i piedi, perché non provi a buttare fuori un braccio? Chissà mai che ci sia qualcuno a tenderti la mano…”.

To be continued….

A volte anche l’abito bianco merita una rinascita, ma su una strada diversa dalla tua

Bianco e pizzo

Alla fine l’ho fatto. Ci ho messo qualche anno a decidermi, ma ieri ho recuperato il mio abito da sposa. Era in una scatola rossa che negli ultimi nove anni ha fatto un po’ di giri, prima era a casa dei miei, poi è arrivato nella mia attuale abitazione. Era sempre li però, chiuso nel suo contenitore, volutamente un po’ messo da parte per far finta che non ci fosse. Un po’ come quelle cose dove ti cade lo sguardo per un minuto e quando te ne rendi conto giri in fretta la testa.

Ieri però è andata così (complice anche il riposo forzato che mi ha portato a nuove consapevolezze) e sono molto felice dell’esito perché ho avuto la prova che lavorare davvero su se stessi  – perchè c’è un sacco di gente che dice di farlo ma in realtà continua a darsi le risposte che vuole con pessimi risultati direi – le soddisfazioni poi arrivano. Piccole rivincite personali che in un momento dove sei stanca mentalmente e fisicamente portano un po’ di ottimismo.

Immaginavo il momento dell’apertura della scatola della verità come un trauma da stenderti a terra, con scene assurde come quelle che si vedono nei film. Ebbene si, solo fino a qualche tempo fa mi immaginavo che avrei indossato l’abito bianco e in lacrime mi sarei ubriacata con una bottiglia di vino rosso, il trucco sfatto e i capelli per aria.

Invece….nessuna reazione di questo tipo, ma qualcosa di molto più equilibrato. Un po’ di male l’ha fatto, questo è ovvio, ma questo gesto mi ha semplicemente confermato che ho ritrovato un po’ di serenità, almeno per quanto riguarda la separazione che tra poche settimana diventerà divorzio.

E così ho levato l’abito bianco dalla sua fodera, l’ho appeso, l’ho osservato e non mi ci sono riconosciuta più. Ho pensato che il pizzo era bellissimo, che il vestito era elegantissimo, ma che se la scelta di diventare moglie fosse arrivata oggi, avrei scelto un look totalmente diverso.

E se ci penso mi viene anche un po’ da ridere perchè l’outfit che mi immagino mi piace tantissimo ma non lo indosserò mai 🙂

Un abito diverso per una donna diversa? Sicuramente un po’ sono cambiata, ma decisamente mi sono resa conto di essere la Francesca che ero prima. E per “prima” intendo quella degli anni in cui non mi ero ancora adeguata alla persona che avevo al mio fianco, quella dei tanti passi indietro, quella dei sogni abbandonati nel cassetto perchè al mio compagno di vita non sarebbero piaciuti.

Sono un po’ tornata ragazzina insomma, almeno per quanto riguarda i sogni, ma sono anche molto maturata grazie a nuove consapevolezze. L’unica cosa che mi dispiace è che probabilmente è tardi per realizzare tutte quelle cose che sono rimaste per anni in fondo a un cassetto.

Parlando di nuove consapevolezze, oggi più che mai ho capito che è sbagliato giustificare sempre i pessimi comportamenti altrui e che non devo farmi andare bene le persone solo perchè per loro nutro affetto. Ero conscia che dopo tanto lavoro di introspezione si arriva anche a fare “pulizia” di cose e persone, ma proprio in questi giorni ne vedo i risultati. Ma il lavoro non è ancora finito, anche se non penso manchi molto.

Da oggi l’abito non è più a casa mia, l’ho affidato a una cara amica che fa la stilista e che lo trasformerà in un capo nuovo. L’ho dato a una persona capace nel suo lavoro, ma che ha anche una sensibilità speciale e per questo non c’è stato molto da spiegare. Ora anche l’abito, come me, dovrà affrontare una rinascita, ma su una strada diversa dalla mia.

Riposo forzato, parte seconda: apri un libro e scoprirai perchè

Forse me la sono tirata da sola, forse è solo che doveva andare così, ma alla fine mi ritrovo di nuovo a casa a riposo forzato. Questa volta non per l’occhio, quello sta bene ora, questa volta è per una dannatissima distorsione alla caviglia sinistra che mi sono fatta una settimana fa mentre stavo andando a buttare la spazzatura. Ho sentito male…..ma più che altro ho sentito un grandissimo sconforto.

E’ come se l’universo in questo momento volesse dirmi solo una cosa: “Francesca, devi stare ferma!”. E così sono di nuovo a casa, immobile con il piede all’insù perché non lo devo caricare, ferma con il corpo ma non con la mente che è come un uragano che ha distrutto le poche certezze che mi erano rimaste, per poi lasciare dietro di sé un senso di smarrimento e da quel momento tutto è da ricostruire. Questa volta sono inciampata non in senso metaforico, ma i cocci mi sembrano gli stessi ed è come se dovessi ripartire da zero, di nuovo.

C’è una ragione a tutto ciò che ci accade, ne sono sempre più convinta, ma sebbene anche in questo caso sia riuscita a darmi delle risposte, resta il fatto che dopo anni e anni così …. io all’universo chiederei soltanto un pochino di serenità, giusto per tirare un attimo il fiato. Ormai questa salita la sto seguendo da dozzine e dozzine di mesi, mi sono nutrita si, a volte riposata, ma la cima io ancora non la vedo. E anche se sono consapevole di essere una delle persone più forti che abbia mai incontrato sulla mia strada, ho anche la certezza che anche le rocce più dure vengono erose con il tempo.

Il riposo forzato mi è servito a capire ancora una volta su chi posso contare e su chi no, mi servirà a fare l’ennesima scrematura, a smettere di essere sempre così disponibile con persone che non lo meritano. Ho capito che devo ancora impegnarmi molto per raggiungere quel pizzico di “sano egoismo” che cerco da tempo di far mio, ma che ancora evidentemente non mi appartiene.

Stare ferma mi ha aiutato a comprendere che in questo momento è come se fossi a una rotonda, ma che invece di prendere la prima strada a destra o la seconda o la terza, è come se finissi sempre in un vicolo cieco. C’è molto da cambiare, insomma, molto da rivedere.

Riposo forzato è anche pensare un po’ al cuore, star male aspettando un messaggio che non arriva, a un segnale che probabilmente dall’altro non verrà mai….. L’altro giorno scorrendo Instagram  mi è capitato lo sguardo su un’immagine con una frase che diceva che il vero amore non si incontra quando sei al tuo meglio ma quando sei nel casino più totale. Sarebbe carino se fosse così, ma ho qualche dubbio 🙁

Questa distorsione è anche ripensare a chi, seppur a modo suo, ha saputo volerti bene per un po’. E così in questi giorni ho riflettuto tanto su “madamino”, ma più che le cose brutte tra di noi mi sono venute in mente quelle belle. E’ così più volte mi è tornato il sorriso….poi qualche giorno fa, ho aperto quel libro, quello che era nella mia libreria da tempo ma che non iniziavo mai, quello che diceva essere uno dei suoi preferiti (e lo so perchè ora, gli ricordava più di tutto un luogo legato alla sua professione precedente, quella che ha lasciato ma che ama da morire), quel libro che assicurava mi sarebbe “piaciuto da morire”. Ho iniziato le prime pagine e ho come la sensazione che avesse ragione lui.

Spero nei prossimi giorni di rimettermi in piedi, in tutti i sensi. Odio sentirmi debole. A ottobre mi aspetta un appuntamento importante, uno di quelli che segna la chiusura di un capitolo enorme, pagine che resteranno per sempre ingombranti nella tua vita, ma che segnano una svolta….

E se a sentir il profumo di rose realizzi che….

rose belle, rose profumate…

La quotidianità ti porta inevitabilmente a scontrarti con la dura realtà. Oggi ero a un concorso di rose e ho avuto l’ennesima illuminazione in questi tre anni di analisi, autoanalisi e rinascita. Si tratta di una manifestazione che mi piace davvero molto, anche perchè ideata da una donna speciale. Ero lì, intenta a scegliere la mia rosa preferita, quando rispondendo alla battuta di un conoscente in merito al mio status di donna single, mi sono resa conto che sono secoli che non ricevo una rosa.

E per ricevere una rosa non intendo gli amici che ti regalano i fiori per il compleanno, ma un gesto romantico da parte di un uomo che vuole omaggiarti con un fiore per dirti che sei speciale.

Bammmm l’ennesima porta in faccia virtuale che però fa un male cane come se fosse vera!

Mi capita sempre più spesso di rendermi conto che nella mia vita di coppia, in generale, non sono la parte che riceve le attenzioni ma sono quella che mette in primo piano le esigenze e la felicità dell’altro. A questa riflessione che rimbomba in testa in modo assordante un po’ come un martello pneumatico alle sette di mattina, aggiungerei anche il fatto che sono arrivata alla conclusione che in fatto di uomini…. scelgo sempre persone molto egoiste.

Quelli che non si interessano davvero a te, alle tue passioni, o semplicemente a come stai. Persone che non si accorgono nemmeno che ti senti male anche se sei davanti a loro con 40 di febbre e che se ne rendono conto solo se intuiscono che hai altro da fare quel giorno e che così non puoi star dietro a loro.

Quando finirà tutto ciò?

Finirà nel momento in cui troverò qualcuno in grado di porgermi una rosa, anche in senso metaforico ovviamente. Quando mi accorgerò che dall’altra parte ci sarà qualcuno veramente interessato a me, a quello che faccio, a cosa penso e a come mi sento.

Il traguardo mi sembra ancora un bel po’ lontano ma chissà….

E nella giungla dei buoni propositi per il 2018 meglio partire dalle cose semplici

Non c’è cosa migliore che essere costretta a casa ammalata nel passaggio tra il vecchio e il nuovo anno per concentrarsi sui famosi buoni propositi, quelli che quasi mai porti a termine. E mentre ero sdraiata sul divano da più di un’ora a scervellarmi, ecco che ho avuto l’illuminazione:

“Sono stati due anni terribili, ho smesso di contare le volte in cui sono dovuta ripartire da zero, così come gli sgambetti che mi sono stati fatti. Quindi Francesca, è proprio necessario porsi dei buoni propositi per il 2018? Non meriti un esonero?”. A questo punto nella mia testa si è palesato anche un sottofondo di tifo da stadio, visto che è stata una delle poche volte in cui ho avuto un gesto di amore nei miei confronti.

Così mi sono risposta di no, nessun proposito, e sembravo pienamente convinta, poi mi sono sentita in colpa e  ho pensato che almeno uno o due li dovevo trovare.

Diventare più ordinata? Direi che quest’anno posso anche evitare visto che ormai sto diventando una maniaca del decluttering, in due anni ho praticamente svuotato casa, per non parlare del mio armadio visto che ho trovato il coraggio di liberarmi anche dei capi a cui ero più affezionata tendendo solo ciò che effettivamente uso. A questo si è aggiunto lo stato di semi disoccupazione che in certi giorni della settimana mi trasforma in una sorta di Bree Van De Camp con i miei amici che mi scrivono messaggi e io che rispondo in modo nervoso perché sono impegnata a pulire la vetrinetta o sto svuotando l’intera cucina. In sostanza no, mi va bene il mio stato di ordine attuale.

Mantenere il peso forma, ecco, questo può essere un obiettivo. Lo fanno tutti questo proposito lo posso fare anch’io.

Che poi chi l’ha detto che i buoni propositi devono essere molto impegnativi? Detto da me, che se una cosa è facile dopo due minuti mi sto già annoiando, adesso che ci penso non ha senso. O forse il senso è proprio questo: fare un po’ il contrario di come sei. Quindi a me che piacciono le cose difficili servono dei propositi facili?

Qualcosa del tipo smettere di chiamare il mio cane “topetta”. La chiamo in mille modi, le dedico anche delle canzoni improponibili quando siamo sole, ma di solito sopporta tutto…tranne quando la chiamo “topetta”. In effetti è un cane e non un topo e in quel momento abbassa le orecchie, fa un muso strano e sembra offesa. Ecco smetterò di chiamare Ira “topetta”.

A proposito di canzoni dovrei iniziare a smetterla di fare dei medley assurdi quando mi asciugo i capelli. Del resto qui non mi sente nessuno ma prima o poi traslocherò e la cosa credo non piacerà ai miei nuovi vicini. Sono stonata come una campana, il mio amico Luca dice che nel suo fantomatico gruppo musicale potrei solo fare la corista in playback., anche se quest’anno l’ho stupito con la mia versione, molto poco alla Marilyn Monroe di Happy Birthday per il suo compleanno. Ha detto che sono andata bene e io ovviamente ho evitato di dirgli che ho capito che se uso toni meno acuti allora la cosa viene meglio. Che adesso che lo scrivo poi è come diglielo visto che legge sempre il blog.

ECCO, E’ FACILE, HO TROVATO LO STRATAGEMMA. BISOGNA TROVARE PROPOSITI SEMPLICI 🙂

Ok, ad esempio, potrei concentrarmi di più e evitare di essere così maldestra e di cadere sempre, potrei essere meno lunatica e tentare di abbassare di qualche grado la mia ostilità nei confronti dei poveri malcapitati che cercano di avvicinarsi. No forse questo è troppo complicato, del resto la mia natura non si cambia e questa meravigliosa acidità mi permette di rimanere single.

Ho pensato e ripensato e alla fine ho deciso che il mio proposito per il 2018 è di sceglierne uno al mese e di cercare di metterlo in atto per i 30/31 giorni successivi. Adesso ho un mese per pensare al prossimo proposito, nel frattempo partiamo da “topetta”!