Racconti di fine estate: io, me e l’insopportabile settembre

La foto del post l’ho scattata l’ultima volta che sono stata a Firenze. Sono state giornate belle in compagnia di un’amica speciale. Oggi le ho promesso che torno presto, non vedo l’ora.

Quasi un’intera estate senza scrivere su The Jungle. Sto ancora cercando di capire se sia un bene o un male. Di cose da dire ne avrei una valanga, devo solo capire se sia il caso di condividerle o meno. Comunque possiamo ripartire per gradi dal grigio, il colore che ho voluto predominante nella mia casa, la tinta del mio nuovo smalto. Non ho ancora capito se è un colore che mi porta bene o meno, di sicuro mi piace e continuo a circondarmene.

In questi mesi sono successe molte cose, alcune degne di nota, altre meno, di sicuro nessuna però ha segnato in positivo la mia giungla. Una cosa buona però c’è stata, anche se comporta ancora più fatica di prima: sono nella mia nuova casa.

Pensavo che sarebbe stato un trasferimento traumatico, invece mi sono trovata benissimo. Chi mi conosce sa cosa comporti occupare una casa che fino a qualche mese fa era comunque una fonte di reddito, ma nonostante tutto sia difficile, pesante, complicato…io nella mia casetta da single mi sento a casa mia e questa è una cosa fantastica. Poi vabbè la casa è nel centro di una città di provincia, che mi sta stretta, ma non si può avere tutto.

E così tra uno scatolone e l’altro, tra un senso all’armadio e uno agli armadietti, è arrivato settembre. Il mese che non sopporto, il mese che mi sta stretto. Oggi poi è il 6 che da ormai 12 anni si caratterizza per eventi che hanno un influsso negativo. Però tutto serve e in questa decade e poco più ho imparato che se ho un senso di mal di stomaco nel fare una cosa, anche se sembra una figata pazzesca, allora non la devo fare.

Anche oggi, 6 settembre, ho avuto la conferma che devo dare retta alle mie sensazioni e che quindi se avverti che qualcuno non è sincero con te, non vuole davvero il tuo bene, ma agisce per il proprio egoismo, allora è meglio evitarlo. Invece no, anche stavolta dovevo sbatterci la faccia e farmi male. E non lo nego, mentre scrivo queste righe ho vicino a me un calice di Pinot nero e sto sgarrando la dieta che da ormai dieci giorni stavo seguendo alla lettera. Del resto, come dice la mia amica Giulia con la quale ho avuto una stretta corrispondenza messagistico-telefonica per affrontare meglio questa giornata nefasta, tutte le diete hanno un giorno di sgarro.

Era il 6 settembre del 2008 quando, in una giornata di fine estate, andavo ad una sorta di festa, di bianco vestita e con un bouquet in mano. Nonostante le scarpe da Cenerentola, costate più del vestito ma credetemi nel valeva la pena, è stato poi evidente che non c’era nessuna favola. Da quel giorno lì, e per i primi sette anni non mi sono mai data una spiegazione, questa data mi regala sempre spiacevoli situazioni. Ma per assurdo sono anche quelle che mi aprono gli occhi, seppur regalandomi momenti di indimenticabile sofferenza, che però mi aiutano a vedere la vita così com’è davvero.

Quando è iniziata l’avventura di The Jungle speravo di poter raccontare una storia di riscatto. Pensavo di poter scrivere in breve tempo di aver raggiunto gli obiettivi che per scelte diverse avevo accantonato da tempo. Oggi il bilancio è abbastanza deludente. Il riscatto non c’è e inizio a pensare che forse The Jungle mi è servito per capire che non tutte le storie hanno un lieto fine. Di sicuro però, a suon di delusioni, in questi anni ho imparato molte lezioni. Ancora però non ho appreso come non abbassare la guardia da chi finge di essere interessato a te, ma invece vuole solo una soluzione per sfuggire dai propri problemi.

Il fatto è che le mie sensazioni dicevano giusto, poi come sempre però ho il brutto vizio di sopravvalutare le persone o meglio, di vedere il buono in loro. Lo dico a me e lo dico a tutte le persone che come me, inspiegabilmente dato il quotidiano lavoro di introspezione, continuano a cadere dalla padella alla brace.

Circondatevi di persone che vogliano stare con voi e che sappiano il perché, lasciatevi amare da qualcuno che pensi che siete la persona per cui vale la pena. Oggi volevo parlare anche di appuntamenti 😊 e di madamino, ma il post per lo stile del mio blog è già troppo lungo, quindi magari ne parlo un’altra volta.

Anche perché oggi i miei direct di instagram pullulano di messaggi su come esorcizzare questo settembre, quindi è tempo di dedicarmi agli amici, che fortunatamente sono la parte bella della mia vita. Dalla giungla e il pinot nero per oggi è tutto insomma 😊

Colonna musicale un classicone, il mio amato Vasco: “Senza parole”

La foto del post l’ho scattata l’ultima volta che sono stata a Firenze. Sono state giornate belle in compagnia di un’amica speciale. Oggi le ho promesso che torno presto, non vedo l’ora.

Se il 2019 parte “gas”ato….. guarda il lato positivo e vai alla scoperta!

Moka a riposo….

Come poteva iniziare l’anno di Francesca in the jungle?
Con una meravigliosa perdita di gas ovviamente 🙈🙄😅
Chiuso il gas…in attesa che qualcuno non so come, non so quando, venga a risolvere la faccenda…ho pensato che questo fosse il mio primo segnale dell’anno.
E dopo i bellissimi messaggi delle tante persone che mi vogliono bene e che hanno voluto dirmi con parole profonde che si augurano davvero, dopo tre anni e mezzo di cavolo, che finalmente possa arrivare qualcosa di bello per me, non ho potuto fare a meno di interpretare il tutto dal lato positivo.
Quindi:
Opzione a: forse questo è il segnale che in questa casa, nel 2019, ci starò il meno possibile. Magari chissà, finalmente arriverà il lavoro della vita.
Opzione b: forse sto per traferirmi dove il riscaldamento non serve.
Opzione c: non potendo usare la moka forse è il segno che devo bere meno caffè 😂
Buon 2019 a tutti, soprattutto alle persone speciali che affollano la mia pazza giungla. Che sia un anno folle, mai monotono e ricco di soddisfazioni ❤️

Riposo forzato, parte seconda: apri un libro e scoprirai perchè

Forse me la sono tirata da sola, forse è solo che doveva andare così, ma alla fine mi ritrovo di nuovo a casa a riposo forzato. Questa volta non per l’occhio, quello sta bene ora, questa volta è per una dannatissima distorsione alla caviglia sinistra che mi sono fatta una settimana fa mentre stavo andando a buttare la spazzatura. Ho sentito male…..ma più che altro ho sentito un grandissimo sconforto.

E’ come se l’universo in questo momento volesse dirmi solo una cosa: “Francesca, devi stare ferma!”. E così sono di nuovo a casa, immobile con il piede all’insù perché non lo devo caricare, ferma con il corpo ma non con la mente che è come un uragano che ha distrutto le poche certezze che mi erano rimaste, per poi lasciare dietro di sé un senso di smarrimento e da quel momento tutto è da ricostruire. Questa volta sono inciampata non in senso metaforico, ma i cocci mi sembrano gli stessi ed è come se dovessi ripartire da zero, di nuovo.

C’è una ragione a tutto ciò che ci accade, ne sono sempre più convinta, ma sebbene anche in questo caso sia riuscita a darmi delle risposte, resta il fatto che dopo anni e anni così …. io all’universo chiederei soltanto un pochino di serenità, giusto per tirare un attimo il fiato. Ormai questa salita la sto seguendo da dozzine e dozzine di mesi, mi sono nutrita si, a volte riposata, ma la cima io ancora non la vedo. E anche se sono consapevole di essere una delle persone più forti che abbia mai incontrato sulla mia strada, ho anche la certezza che anche le rocce più dure vengono erose con il tempo.

Il riposo forzato mi è servito a capire ancora una volta su chi posso contare e su chi no, mi servirà a fare l’ennesima scrematura, a smettere di essere sempre così disponibile con persone che non lo meritano. Ho capito che devo ancora impegnarmi molto per raggiungere quel pizzico di “sano egoismo” che cerco da tempo di far mio, ma che ancora evidentemente non mi appartiene.

Stare ferma mi ha aiutato a comprendere che in questo momento è come se fossi a una rotonda, ma che invece di prendere la prima strada a destra o la seconda o la terza, è come se finissi sempre in un vicolo cieco. C’è molto da cambiare, insomma, molto da rivedere.

Riposo forzato è anche pensare un po’ al cuore, star male aspettando un messaggio che non arriva, a un segnale che probabilmente dall’altro non verrà mai….. L’altro giorno scorrendo Instagram  mi è capitato lo sguardo su un’immagine con una frase che diceva che il vero amore non si incontra quando sei al tuo meglio ma quando sei nel casino più totale. Sarebbe carino se fosse così, ma ho qualche dubbio 🙁

Questa distorsione è anche ripensare a chi, seppur a modo suo, ha saputo volerti bene per un po’. E così in questi giorni ho riflettuto tanto su “madamino”, ma più che le cose brutte tra di noi mi sono venute in mente quelle belle. E’ così più volte mi è tornato il sorriso….poi qualche giorno fa, ho aperto quel libro, quello che era nella mia libreria da tempo ma che non iniziavo mai, quello che diceva essere uno dei suoi preferiti (e lo so perchè ora, gli ricordava più di tutto un luogo legato alla sua professione precedente, quella che ha lasciato ma che ama da morire), quel libro che assicurava mi sarebbe “piaciuto da morire”. Ho iniziato le prime pagine e ho come la sensazione che avesse ragione lui.

Spero nei prossimi giorni di rimettermi in piedi, in tutti i sensi. Odio sentirmi debole. A ottobre mi aspetta un appuntamento importante, uno di quelli che segna la chiusura di un capitolo enorme, pagine che resteranno per sempre ingombranti nella tua vita, ma che segnano una svolta….

Per la serie “visione sfuocate”, l’eterna lotta tra testa e cuore

Tra le cose che mi devo appuntare c’è di sicuro il fatto che se hai una escalation di sfighe devi comunque dirti che presto andrà meglio ma con la consapevolezza che ne potrebbero seguire di altre. E dopo la maledizione casalinga tra elettrodomestici e tubi rotti, è arrivata una bella infezione a un occhio. Fortunella!

E per non farci mancare nulla, in un caldo venerdì pomeriggio, mentre ero a letto al buio per un meraviglioso momento di odio nei confronti della luce – a causa dell’occhio ovviamente – un’anta dell’armadio della mia stanza si è staccata finendo sulla cassettiera e distruggendo la tv.

Ora, dieci giorni dopo, anche se non vivo più come i vampiri sono sempre alle prese con questo infiltrato corneale, che a dirlo sembra un po’ un agente segreto, in realtà è una rottura di scatole. Per giorni tv, pc, cellulare, libri e giornali banditi. E così mi sono ritrovata ad ascoltare musica e a pensare…..sempre quando hai bisogno di distrarti capitano queste cose!

Pensa e ripensa, sono finita sempre lì, alla eterna lotta interiore tra testa e cuore. Non ne sono venuta a una tanto per cambiare, più che altro perché il cuore dice una cosa ma la testa, se in un primo momento sembra seguirlo, poi in realtà dice “non farlo”.

Si dice che per raggiungere la felicità è importante capire quale vita si vuole, io credo di averlo capito ma nonostante questo non riesco a raggiungere l’obiettivo. Sarò che ho la vista annebbiata o sarà che sbaglio gli strumenti……

Però ho la mia canzone della settimana: “Per uno come me” dei Negramaro.

Meno male che c’è Giuliano che riesce a mettere in parole ciò che c’è nella mia testa dura, perché si, per ognuno di noi da qualche parte c’è quella persona. Bisogna solo essere fortunati e incontrarla, magari andare a prendersela o farsi portar via. Ma se parliamo di fortuna…allora la mia…

Note to self: trovare il modo di staccare la testa, soprattutto al mare

Un po’ di mare me lo porto via così, con uno scatto

“Se non fosse per l’abbronzatura non direi mai che sei stata in vacanza”. Complimenti edificanti di un sabato mattina in un supermercato comasco.  Ergo: devo avere una faccia che trasmette stanchezza da qualsiasi punto di vista la si osservi.

E in effetti si, mi sento stanca, stanchissima. Non per la vacanza dove c’era il mare, il sole, i miei amici di sempre, il cibo delizioso e il vino buono, ma per tutte quelle persone che da troppo tempo frequentano la mia giungla e continuano a fare in modo che io non abbia il diritto di staccare la testa. Poi ci si è messa pure la bronchite a fare il resto. Però il mare è sempre il mare, sono già nostalgica e ci vorrei tornare.

Sarà anche che prima di partire si è rotto il ferro da stiro, poi nel mentre la lavatrice e ieri giusto per non farsi mancare nulla è toccato al flessibile della vasca da bagno con il risultato che mi sono ritrovata, con sorella e cane coprotagoniste, sommersa da centimetri e centimetri di acqua in mezza casa. Per fortuna poi è arrivato mio padre, l’unico uomo della mia vita 😊, quello che mi salva ogni volta che ho un inghippo. Ora la domanda sorge un po’ spontanea …. ma lassù qualcuno mi ama o devo espiare altre cinquemila colpe delle ventimila vite precedenti?

E lo so che questi non sono i drammi della vita, però che palle!

A questo si aggiunge anche il fatto che una delle mie più care amiche si è lasciata con il fidanzato e mi spiace davvero molto, perché lasciarsi non è mai bello, perché vorresti vedere i tuoi amici solo felici e sereni. Anche in questo caso sono stata la prima telefonata amica. Continuo a chiedermi come sia possibile, vista la mia vita sentimentale palesemente deludente, che i miei amici mi vedano come il primo punto di riferimento quando c’è di mezzo una questione di cuore. In realtà lo fanno spesso con tutte le questioni importanti, brutte e belle. Non nascondo che la cosa però mi fa piacere, forse perché mi fa capire che poi proprio tutta da buttare non sono – in tema di affetti intendo – e che loro vedono qualcosa di me che gli piace tanto da voler condividere le cose importanti.

Cosa che non accade in amore, quello non fa per me. Anche se lo ammetto, nella mia vacanza ligure, in una ventosa sera d’estate, trascorrendo qualche ora in una spiaggia sulla via Aurelia, sono rimasta folgorata da due bellissimi occhi azzurri (a questo aggiungete un sorriso da togliere il fiato). Ma come spesso accade a “Francesca in the jungle”, loro (gli occhi intendo, ma anche il sorriso) non sono rimasti folgorati dai miei… forse perché son marroni e nemmeno da cerbiatta.

E nulla ora si torna alla solita normalità, alla ricerca di un po’ di serenità che sembra non voler arrivare mai, con la speranza di vedere i miei amici stare bene, sia quelli che stanno male per problemi d’amore che per altri. Già vedere la loro, di serenità, mi farebbe sentire meglio.

Note to self: trovare un modo per staccare la testa e ritrovare energie

Programmi per il futuro: oggi non ho tempo, oggi voglio stare spento….tutto rimandato a settembre.

Alla fine il modo di navigare nel buio lo si trova comunque, anche da soli

Lake Como by night

“Anche quando poi saremo stanchi, troveremo il modo per navigare nel buio…”. Credo che Poetica sia una delle canzoni più belle di Cesare Cremonini, uno di quei brani che vorresti sentirti dedicare a sorpresa in una sera d’estate, una di quelle melodie che – se con un pensiero rivolto a te – possono lasciarti a bocca aperta.

Sarà che è iniziata un’altra settimana e io mi sento sempre più stanca. Ancora di più dell’ultimo post dove ero “stracotta” con la bistecca che oggi è talmente rinsecchita che non è più nemmeno una ciabatta.

Sarà che la testa va per la sua ……. pensa oggi, pensa domani, alla fine sono arrivata a tutta una serie di conclusioni che comprendono anche un altro significato di “stracotto” dove però la bistecca sono sempre solo io. Giusto per avere costantemente ben chiaro in mente che nella mia giungla non si riesce mai ad avere ciò che si vorrebbe. Tanto mazzata più, mazzata meno ☹

Meno male che c’è la musica. Almeno si può sognare e credere che un giorno magari arriverà qualcuno che ti ricorderà che “anche se penserai che non è poetica questa vita ci ha sorriso e lo sai”.

Nel frattempo nel buio ci navigo da sola, perché anche nella giungla spesso e volentieri ci sono le onde e si infrangono su di noi….e comunque qualche lucina all’orizzonte la vedo, anche se non è romantica e non ti dice che sei bellissima.

In cammino sul sentiero dei desideri, del resto i sogni non costano nulla

Un mese e più senza blog. Non per pigrizia, ovviamente, ma perché nella mia giungla per sopravvivere serve fare più lavori contemporaneamente. La maggior parte per la gloria, as usual, ma anche in questi trenta e più giorni ho imparato qualcosa di nuovo.

In realtà è stato un mese di cose diverse. Mi sono ritrovata a cucinare per una trasmissione televisiva (non mi sono rivista lo ammetto mi vergognavo troppo), ho testato gli insegnamenti dei corsi di social media per un festival letterario e ho anche presentato una sfilata di moda. Tutto questo mi ha fatto capire ancora una volta quanta energia ti metta fare cose che ti piace fare. Ho fatto anche un casting per fare la comparsa per dei film che gireranno a Como. Mi sono davvero divertita 😊

E adesso, che è luglio e il mondo pensa alle vacanze, io penso a quali altri esperimenti mettere in campo per arrivare a fine estate senza troppa ansia da semi disoccupazione. Del resto ormai è un anno esatto che cerco un lavoro che mi consenta di avere uno stipendio decente, giusto per smettere di fare cinquemila cose insieme e magari, qualche volta non chiedo di più, prendermi un fine settimana o due giorni di libertà senza lo stress del mutuo, del “se non lavoro non mi pubblicano quindi non mi pagano” e del “se non rispondo poi non mi chiamano più”. L’invio di cv non si ferma ma adesso servirebbe la proposta giusta.

Mi sento un po’ cotta, nel senso di stanca ovviamente, anzi stracotta….un po’ come una bistecca che se la lasci troppo in padella diventa rinsecchita e dura come una ciabatta. Stato attuale: stanchezza estrema in the jungle. Ho voglia di vacanza, di mare, di serate fuori con gli amici e di qualche sorpresa che mi sconvolga “in positivo” la vita.

Cose buone in questo mese ce ne sono state. Non è stato un giugno di pessimismo cosmico, anche se a fare un bilancio:

Proposte lavorative a breve termine: 2

Proposte lavorative a lungo termine: 0

Nuovi incontri di amicizia o lavoro : +++

Storie sentimentali di brevissima durata tra maggio e giugno:  vabbè

Situazione sentimentale: stazionaria

Situazione finanziaria: meno di meno

Direi che non vado avanti con altre voci, è già tutto chiaro così. Mi rimetto in cammino sul sentiero dei desideri…del resto i sogni non costano nulla.

Dimmi che fiore vuoi e ti dirò chi sei…e lei scelse i tulipani gialli

i tulipani gialli…

Certi giorni va così:

Poi un sabato mattina di primavera si era fermata a guardare i tulipani gialli che aveva comprato qualche giorno prima e che aveva messo in un vaso sul tavolo del soggiorno. Il giallo non era il suo colore preferito, ma non appena aveva messo piede dentro al negozio del fiorista, tra mille specie e profumi, aveva scelto proprio quelli. Forse perché le ricordavano il sole e lei quel giorno era di buon umore, o forse semplicemente perché spiccavano più di altri.

Era felice con i suoi tulipani, poi però era tornata a casa e per curiosità era andata a vedere che significato avessero, un po’ come per testare dove il suo istinto l’avesse portata. E così aveva cercato e trovato il significato del tulipano giallo: amore senza speranza. Al momento si era fatta prendere dallo sconforto, poi però…qualche giorno dopo, quel sabato mattina, ci aveva riso su.

Del resto era solo la conferma che il suo istinto continuava a darle le risposte giuste. 

Francesca in the jungle

Perchè al cuor non si comanda e anche se ci si prova, alla fine vince lui

m’ama o non m’ama….

All’improvviso poi è esplosa la primavera, inaspettata e caldissima. E con lei, come ogni anno, sono sbocciate le grandi passioni, gli amori impossibili e le bizzarre infatuazioni. In questo periodo dell’anno non c’è scampo, prima o poi ci cascano tutti.

E noi donne siamo incredibilmente complicate, partiamo con le margheritine e i “m’ama o non m’ama”, che tanto poi alla fine novanta volte su cento scegliamo quello che ci fa dannare come matte prima di capire se c’è una possibilità o no.

Che poi tutto sommato questo “vortice” che travolge il mondo femminile che mi circonda, mi distrae un po’ dal divorzio. Ebbene si, è arrivato il momento delle carte, degli accordi e dell’avvicinarsi della chiusura di un capitolo lunghissimo e che nel bene e nel male ti ha segnato per sempre.

Così mi domando: ma la mia primavera cosa mi riserverà? Al momento ancora nulla di nuovo e soprattutto di buono!

In attesa di scoprirlo rifletto ancora una volta sul perchè al meraviglioso e complesso popolo delle fanciulle riesca così facile cascare nella rete, intrappolate in qualcosa dal quale è difficile liberarsi. E così ci innamoriamo di quello che non ci considera, o di quello che ci prende e ci molla con una maestria invidiabile, o di quello impegnato, oppure dell’amico di sempre al quale non sai se confessare o meno. Che poi  volte le impegnate siamo noi e così siamo combattute tra il nuovo e il vecchio. Per non parlare poi degli ex che dopo una lunga assenza invernale, con l’arrivo della primavera si riprensentano quando meno te lo aspetti.

Partono i gruppi whatsapp tra donne, le chat a chiedere consigli agli amici maschi perchè alla fine vogliamo una risposta che ci permetta di capire quelli che vengono da Marte, mentre noi su Venere attendiamo un segnale. Un momento siamo confuse, l’altro siamo al settimo cielo, poi siamo di nuovo a terra. Insomma un po’ come cantava Giorgia “tu mi porti su, poi mi lasci cadere”.

In questi giorni è tutto uno scambio di screenshot e di messaggi vocali. Un botta e risposta di consigli, di aggiornamenti, di “non gli rispondo più, però magari”.

Benvenuta primavera….speriamo che quest’anno tu faccia sbocciare più gioie che dolori. Del resto al cuor non si comanda e anche se ci si prova, alla fine vince lui.

Avanti anni luce: il pioniere inadeguato

Poi è arrivata la primavera, quella sul calendario, ma anche quella nella testa. Quella meravigliosa sensazione di rinascita, di voglia di cose nuove, di leggerezza, di abiti colorati, di aperitivi con gli amici e di letture al tramonto.

Adoro la primavera, è senza dubbio la mia stagione preferita, è un po’ come riscoprire se stessi, le proprie passioni, la propria essenza. E….inevitabilmente ti viene anche in mente che forse potresti provare a metterti in gioco di nuovo, sotto tutti gli aspetti. Se però poi penso all’amore, ecco che mi viene sempre quella sorta di orticaria, quella cosa che ti fa dire “non è ancora tempo”.

Sarà per la consapevolezza che dal lato sentimenti ultimamente mi sento una pioniera. Mi viene un po’ da ridere se penso a me come una avanti anni luce rispetto agli altri, ma è così che mi sento. Anche se la sensazione è bella, resta comunque la consapevolezza che c’è troppa distanza tra me e chi mi circonda e così, di nuovo quel senso di fastidio e di inadeguatezza.

Negli ultimi anni ho compreso che è un po’ come se avessi il compito di accompagnare gli altri (e per altri intendo gli uomini che ho avuto al mio fianco, anche solo per brevi periodi) per un tratto delle loro vite per poi lasciarli andare. Proprio così, lasciarli andare senza lottare, perchè consapevole che di persone così non ho bisogno. Persone apparentemente forti e sicure, ma che si rivelano in realtà fragili e bisognose di essere comprese e spronate per raggiungere i propri traguardi. La cosa incredibile e che spesso li raggiungono. Forse sarei un ottimo life coach 😊

Il problema però è che poi improvvisamente sono loro a essere colpiti da una strana forma di nostalgia che li porta a dire (anche quando è inopportuno e non necessario) che hanno sbagliato a lasciarti andare.

Personalmente non è una bella sensazione. Non sono una persona vendicativa quindi non scatta in me nemmeno quella strana forma di superbia che ti fa pensare “beh, peggio per te”. Non è bello essere condannato a restare nel cuore delle persone, ma avere la consapevolezza che queste ultime lo capiscono solo quando ormai è troppo tardi.

E allora mi domando: ma non sarebbe meglio viversi il momento senza troppi se o ma, senza tante definizioni e senza troppi progetti per il futuro? Che poi, chi può dirlo cosa accadrà?

Anche la persona apparentemente più affidabile del mondo a un certo punto potrebbe cambiare improvvisamente rotta, abbandonare la retta via e farlo senza troppi scrupoli.