Un giaguaro, seppur con il mal di schiena, è sempre un giaguaro

Scampati i buoni propositi del nuovo anno, sfuggita indenne anche da San Valentino, mi sa che è arrivato il momento di riaffacciarmi dalla giungla. Non che io ci sia rimasta intrappolata dentro, ogni tanto ci salto fuori come un giaguaro…un po’ anziano, a dir la verità, visto che ormai sono più verso gli “anta” e il mal di schiena è il mio compagno di vita. Ma insomma lasciatemi credere che ci sia un abile felino in me 😊

Del resto un giaguaro, seppure con il mal di schiena, è sempre un giaguaro.

Il 2020 è l’anno dell’ennesima ripartenza, delle nuove sfide. Per certi aspetti si preannuncia il più pesante degli ultimi cinque anni, ma sono pervasa da una strana energia che non so nemmeno io da dove arriva. Però è bello sentirsi tipo braccio di ferro dopo un piatto di spinaci. Crollerò prima o poi? Al momento non mi interessa saperlo.

Il “venti venti” è così l’anno di un nuovo trasloco, della partita iva, dei sogni infranti, del cassetto dei desideri di riserva che non so se voglio aprire. Sarebbe anche l’anno dei nuovi progetti, sempre che le cose ad un certo punto si sblocchino e tutto possa partire.

Sembra assurdo dirlo ma ho voglia di cambiamento, ma ho imparato che è meglio fare le cose a piccoli passi, quindi la prima cosa da cambiare è la cucina della mia prossima casa 😊

Ripartenza però vuol dire anche promettere a me stessa di prendermi più cura di me e meno degli altri, che non vuol dire essere egoisti, ma semplicemente volersi bene…amarsi un po’. Ecco perché al momento scrivo da un treno ad alta velocità. Destinazione amicizia, buon cibo, belle cose e chissà….

Magari ve lo racconto poi com’è andata.

Ah, per la cronaca, prima che qualcuno pensi che la mia ruota stia iniziando a girare… mi sembra giusto dire che in realtà a quest’ora dovevo essere già alla meta, peccato che tra tutti i treni in partenza, il mio è stato cancellato. Ma “in the jungle” le cose semplici le troviamo sempre un po’ noiose, quindi meglio un pizzico di “rotture di scatole” quotidiano, mica che poi si perda l’allenamento al brivido dell’imprevisto.

Nella vita esistono fasi di stallo o almeno così sembra!

scorci di lago

Ok ho latitato! Non per pigrizia ma per mancanza di tempo e probabilmente di contenuti. In effetti ora che mi metto a scrivere non è che ci sia molto da dire. Grosse novità non ce ne sono. Quindi… che scrivo a fare?

Ho avuto una sorta di senso di colpa. Quello che ti viene quando hai una cosa da fare ma continui a lasciarla li, la guardi, sai che c’è, ma passi oltre…poi la riguardi, poi ti dimentichi… e niente poi arriva il momento in cui è il momento. Ed eccomi qui.

Dopo oltre un mese mi sono resa conto che avevo i commenti da approvare. Il fatto è che con the jungle mi succede un po’ la stessa cosa che mi succedeva quando lavoravo in radio. Sostanzialmente non hai la percezione di chi ti sta leggendo, un po’ come ti succede in regia mentre stai parlano e non sai chi è in ascolto. E per quanto mi riguarda il conteggio è sempre stato per difetto per poi realizzare che invece c’è chi ti ascolta o chi ti legge.

Ma forse il senso doveva essere qualcosa del tipo: nella vita esistono fasi di stallo. Che fino a qualche ora fa pensavo fosse una cosa positiva, dopo i mirabolanti colpi di scena “in negativo” degli ultimi anni della mia vita. Poi però oggi pomeriggio rientrando a casa ho trovato una vipera nel vialetto e ho pensato che un rettile a pochi metri non era un segnale così incoraggiante. Forse un serpente serviva a ricordarmi che Francesca è ancora lì, nella giungla in attesa di sviluppi. Meno male che almeno è vista lago 🙂

 

 

La Fra e le tre moschettiere: gita ad Alssio per cuori solitari

Alassio…

Ero partita per fare un post triste, anzi in realtà l’avevo scritto, poi sono passati i giorni e il testo era lì, sul mio telefono, ma non l’ho mai pubblicato su The Jungle.

Il motivo: non lo so!

So solo che quando sono tornata da Alassio, dove sono andata per una serie di vicissitudini, ho capito che non ho più bisogno di dare nuovi volti a luoghi vecchi. Ebbene si, quella piccola perla della Liguria è stata per anni meta di rifugio per brevi fughe dalla città con Mr Money. Ed è proprio in quei luoghi che, poco prima che scoppiasse la bomba, avevo intuito che c’era qualcosa che non andava. Ma all’epoca non stavo benissimo e così, sdraiata sotto l’ombrellone, ricordo di aver scacciato dalla mia testa quella strana sensazione che avevo provato e mi ero rimessa a leggere il libro.

Con il senno di poi….ho fatto male. Di sicuro, se avessi affrontato la questione, forse mi sarei evitata molta sofferenza dopo, ma non ero in forze e me lo perdono. In realtà mi sono perdonata un sacco di cose, perchè comunque nessuno di noi è perfetto, quindi a volte credo sia solo importante capire quanto è successo e fare tesoro di certi insegnamenti, che personalmente penso possano arrivare solo da noi stessi.

Ad Alassio da single ci ero già tornata l’estate scorsa e percorrendo il budello non ero stata benissimo, lo ammetto, proprio in quel momento avevo capito che ci sarei dovuta tornare con calma.

Il destino poi ci ha messo lo zampino, come spesso accade, e così in Liguria ci sono tornata per una serie di motivi di cui magari parlerò in un altro post. Accompagnata da tre care amiche, che sono state preziosissime in questa avventura, sono così partita per “salutare” il mare d’inverno, nel vero senso della parola perchè alla primavera mancavano pochissimi giorni.

Lo ammetto, non è stato facile rivedere le spiagge, gli angoli, i ristoranti, gli scorci, le gallerie d’arte….insomma, è stato come essere travolti da un vento fortissimo, una tormenta di ricordi e di sensazioni.

E così in un soleggiato e limpido giovedì mattina di marzo, vagando su una spiaggia un po’ persa, qualche lacrima è scesa….voltandomi però ho trovato un angioletto pronto a tendermi un fazzoletto e a dirmi: “vuoi star da sola o ti va un po’ di compagnia?”.

Ed è li, vedendo arrivare le altre due moschiettere pronte a incidere sulla sabbia una scritta che riportava il nome del soggetto di cui sopra con l’aggiunta di un hashtag che non stiamo a riportare ma di cui abbiamo documentazione fotografica, che FraD’Artagnan ha ritrovato il sorriso.

Ancora una volta, insomma, non posso che dirmi che fortunata ad avere amici così!

Per il resto, direi che la riassumiamo con le parole di un video che io e la mia compagna di stanza – che cercava di intrattenermi dopo una notte insonne – abbiamo trovato su YouTube: “Cinque sono le lettere che accompagnano la parola amore….proprio come merda!”.

I sogni son desideri di…. fortuna: riflessioni critiche dalla giungla virtuale

E’ lunedì e questo è già un problema. Come altri milioni e milioni di persone, nonostante faccia un lavoro che in realtà non segue come altri i giorni della settimana, io ho comunque un’avversione per il lunedì. Oltretutto siamo in quel periodo a cavallo tra inverno e primavera, quello del caldo/freddo e io, da buon ariete, necessito dell’arrivo della primavera per rigenerarmi. Punto 1.

Punto 2: il fatto che volevo fare un master di scrittura seriale di fiction ma sono esclusa per l’età. Ora la domanda è sempre quella: possibile che si invecchia sempre di più ma per formazione e lavoro se hai più di 35 anni sei fuori da una serie interminabile di possibilità?

Chissà se adesso, con i giovani che chiederanno il reddito di cittadinanza perché han capito che è più conveniente di lavorare, allora la mia generazione, quella in cerca di professione in piena crisi economica, quella degli stipendi da fame, quella degli stage su stage, quelli del mai una risposta all’invio di un cv, avrà una rivincita? Di indole non sono pessimista ma realista quindi l’unica risposta che mi sento di darmi è “no” un solenne, solenissimo “noooooo”.

Il punto… 3 vien da sé: va bene la storia del non mollare mai, dell’inseguire i propri sogni, ma possiamo inventarci qualcosa di nuovo? O meglio possiamo aggiungere al famoso “never give up” anche un “in attesa di un grandissimo colpo di fortuna”. Conosco un vero e proprio esercito di persone che con le unghie e con i denti tengono stretti i propri sogni, nonostante le difficoltà, nonostante i mille sgambetti. Gente in gamba, gente che vale. Di questi al momento quanti ce l’hanno fatta davvero? Pochi, pochissimi.

Punto 4: nonostante il punto 3, ho comunque spedito anche oggi curriculum, ho guardato corsi che vorrei fare, ho progettato cose meravigliose che non accadranno mai. Così, giusto per non mollare in attesa di quel colpo lì….poi se la dea bendata stavolta vuol esser generosa, magari vinco qualcosa così i sogni me li finanzio da me 🙂

L’obiettivo della lista era la scrittura terapeutica. Quelli che, come me amano scrivere sopratutto nei momenti “no”, sapranno benissimo di cosa sto parlando. Del resto io il mio piccolo angolo me lo sono creata qui, con “Francesca in the jungle”. E’ solo un diario, non mi porterà lontano, però mi ci sto affezionando….

Punto 5: 2100 battute dopo mi sento meglio, obiettivo raggiunto. Domani è martedì poi via liscio verso il fine settimana!

Restare nella giungla per tagliare gli ultimi rami secchi

“Our jungle is different”. C’è anche un po’ di Francesca in The Jungle nello slogan del marchio RoGà (atelier Regina Lellè, Cernobbio)

Più di un mese senza scrivere su The Jungle. Questa volta però non è stata colpa degli impegni o dell’assenza di spunti da condividere, ma del tempo che mi sono presa per riflettere sul senso di portare avanti il blog o meno.

Tra pochi giorni, infatti, sarebbe scaduto il dominio di Francesca in The Jungle e mi sono domandata se quest’anno avesse avuto senso proseguire. Non perché io non sia legata a questo diario, ma per il fatto che con il 2019 inizia per me una sorta di terza vita.

C’è stata una prima vita decisamente più facile e spensierata, quella che è durata fino a pochi anni fa, poi c’è stata la seconda vita, quella dalla separazione in poi, caratterizzata per la maggior parte da momenti difficili, da continui sgambetti.

Tre anni davvero pesanti, sempre in affanno, tra mille difficoltà. Mesi e mesi di lotta, per non mollare. Con la fine del 2018 però, anno segnato anche dal divorzio e quindi dalla chiusura definitiva di un capitolo importante, è arrivato anche qualche spiraglio. Nulla che abbia permesso di dire “finalmente è finita”, ma che ha senza dubbio portato alla consapevolezza di molte cose, belle e brutte, e a una vera e propria sensazione di rinascita. Per arrivare fino a qui mi sono messa mille volte in discussione, mi sono guardata dentro, ma posso dirmi almeno un po’ soddisfatta del lavoro che ho fatto su me stessa.

Per tutti questi motivi il 2019 non può che segnare l’inizio di una nuova vita, tutta da scrivere, tutta da reinventare. E dopo oltre 30 giorni di riflessione ho deciso di portare con me il blog, da un lato perché digitare parole qui è anche una sorta di terapia, ma anche perché se il sito è nato per testimoniare un percorso, è giusto vedere come va a finire la storia 🙂

E così eccomi qui, a buttar giù qualche riga che per molti sarà senza senso, ma che ne avrà molto per chi sa di cosa sto parlando e per tutti quelli che trovano sempre qualche minuto per leggere i miei post.

L’anno è iniziato senza grossi stravolgimenti, anche se l’assenza di Ira è forte. Qualche piccola buona notizia è arrivata, ma per quella più attesa, ovvero una bella novità dal punto di vista lavorativo, ancora nulla all’orizzonte. Ma siamo solo a febbraio, vediamo cosa succederà nei prossimi mesi.

Di sicuro ho già capito come sarà l’impostazione del 2019 con il lavoro come priorità. Solo raggiungendo questo obiettivo penso che riuscirò a superare il forte senso di ingiustizia che ho dentro e che solo chi conosce le dinamiche del mio ambiente lavorativo – o i miei amici più stretti che sanno molto di me – può comprendere. Quando arriverà quel momento, potrò tagliare definitivamente gli ultimi rami secchi.  Nel 2020 mi aspetta anche un altro trasloco, speriamo di arrivarci ben preparate e con solide basi.

E l’amore? Al momento direi che mi piace la mia libertà di spazio e di azione. A meno di strani accadimenti del destino quindi…..potrei replicare il 2018, con qualche incontro interessante, finito poi però in nulla di importante 😉

 

Lettere dalla giungla: “Caro Babbo Natale…”

Alberi di Natale a Bologna

Che caos!!!!

Forse stavo diventando troppo ordinata, ma è evidente che come sempre era una sorta di equilibrio provvisorio. In un attimo è stato come giocare a Jenga, quando sei quasi in cima alla torre ma sbagli qualcosa ed ecco che tutto crolla. Bastano 24 ore per cambiare i programmi dei prossimi due mesi, per ricordarti che tutto è precario. Quindi per Natale mi sono regalata, o meglio mi hanno regalato, un po’ di panico: tanto, stress in più o in meno cosa cambia.

Ho da tre giorni mal di testa, ma qualcosa farò. Del resto finire l’anno un po’ tranquilla sarebbe stato chiedere troppo 🙁

E allora crediamo alla vecchia storia che è proprio il caos che precede un cambiamento importante e teniamoci pronte a rinascere …..per la terza…quarta volta in poco più di tre anni.

In tutto questo c’è sempre qualcuno che ti dice cosa devi fare, cosa devi dire, dove dovresti andare. Che noia i tuttologi! Almeno fino a gennaio non li voglio ascoltare, neanche per finta.

Casino a parte, domenica scorsa mi sono presa un’intera giornata solo per me, così sono salita su un treno e con le mie amiche abbiamo raggiunto Bologna. E come sono stata bene! Risate, discorsi, cibo, vino e tutto quello che rende certi momenti indimenticabili.

E tra un mercatino e l’altro ecco che siamo finite davanti a un albero di Natale con appese le letterine di grandi e piccini. Alcune richieste erano davvero dolci, altre un po’ curiose come il tizio che ha chiesto a Babbo Natale: “gli occhi di Siffredi perchè il resto ce l’ho”. Non possiamo che dire che il tizio ha tanta autostima.

Insomma, tra desideri più o meno comprensibili, anche una delle mie amiche ha lasciato il suo messaggio. E conoscendola non poteva che essere una bellissima richiesta, un regalo che merita davvero. Per lei deve arrivare il tempo delle cose belle.

Da quel momento ho realizzato che per questo Natale non ho particolari desideri. Sarà che a Babbo Natale non ci credo da tipo quando avevo sei o sette anni, ma fingevo perché era convinta che così i miei genitori mi avrebbero fatto più regali 🙂  Poi mia sorella secondo me, nonostante fosse più grande, ci credeva ancora e non volevo che ci rimanesse male. Però riflettendoci ora forse li vedeva anche lei i milioni di regali nel baule della macchina prima di partire per la montagna….

Ma cosa voglio io da Babbo Natale? Tante cose ovvio, ma se dovessi sceglierne una? Sareste tutti in grado di scegliere una sola cosa? Al di là ovviamente della salute e della serenità dei propri affetti.

Alla fine ci sono arrivata:

“Caro Babbo Natale,

quest’anno non ti chiedo le Jimmy Choo che tanto sono almeno cinque anni che non me le porti e mi tocca sperare nei saldi da sbaracco. Fai così, scegli una sfida.

Che sia per lavoro, per vita privata o per altro valuta tu. Ma questa volta fai che l’avventura sia si stimolante, ma che abbia un lieto fine.

Se poi vedi che non ce la fai, allora lascia perdere, che direi che siamo già a posto così.

In ogni caso la Vigilia ti lascio una bottiglia di rosso, magari un riserva,  sotto la ghirlanda. L’albero quest’anno non l’ho fatto, ma tanto il vino è buono lo stesso :)”.

Buon Natale amici “in the jungle” <3

Francesca

Piccole vittorie in “The Jungle”: non lascio più i blocchetti a metà

Piccole soddisfazioni: finire i blocchetti

Ho imparato a finire i blocchetti!!! Capisco che leggendo una frase così si potrebbe pensare che sia impazzita del tutto….anche se poi tanto normale non sono. Però questa cosa dei blocchetti mi riporta a circa un anno fa, quando scrivendo un post per il blog, avevo definito il mio lasciare le cose a metà un po’ come la mia brutta abitudine di non finire mai un taccuino degli appunti.

Del resto di mestiere faccio la giornalista, ma un anno fa ero davvero una giornalista molto più disordinata visto che la mia scrivania era sommersa di blocchetti lasciati a metà, mentre oggi ne finisco uno alla volta. Il che da un lato vuol dire che ho portato a casa un obiettivo e dall’altro che sto smettendo di lasciare le cose a metà quando capisco che non vanno per il verso giusto.

Dopo un agosto e un settembre pesanti, in questi giorni mi sembra di iniziare ottobre più leggera. Forse perché l’occhio sembra andare meglio e la caviglia è in fase di ripresa, anche se il tacco 13 al momento mi sembra un miraggio 🙁

Sarà che ho la sensazione di aver fatto ancora un po’ di ordine nella mia vita, sarà che la lotta con i demoni del passato oggi è più un battibecco, oppure è per il fatto che mi sto sforzando a vedere le cose da un’altra prospettiva.

Si, è difficile, ma sto tentando in tutti i modi di trovare il lato positivo. Alla fine mi sono detta: “Quando hai la sensazione di riemergere dall’acqua e qualcuno all’improvviso ti tira di nuovo sotto per i piedi, perché non provi a buttare fuori un braccio? Chissà mai che ci sia qualcuno a tenderti la mano…”.

To be continued….

Per la serie “visione sfuocate”, l’eterna lotta tra testa e cuore

Tra le cose che mi devo appuntare c’è di sicuro il fatto che se hai una escalation di sfighe devi comunque dirti che presto andrà meglio ma con la consapevolezza che ne potrebbero seguire di altre. E dopo la maledizione casalinga tra elettrodomestici e tubi rotti, è arrivata una bella infezione a un occhio. Fortunella!

E per non farci mancare nulla, in un caldo venerdì pomeriggio, mentre ero a letto al buio per un meraviglioso momento di odio nei confronti della luce – a causa dell’occhio ovviamente – un’anta dell’armadio della mia stanza si è staccata finendo sulla cassettiera e distruggendo la tv.

Ora, dieci giorni dopo, anche se non vivo più come i vampiri sono sempre alle prese con questo infiltrato corneale, che a dirlo sembra un po’ un agente segreto, in realtà è una rottura di scatole. Per giorni tv, pc, cellulare, libri e giornali banditi. E così mi sono ritrovata ad ascoltare musica e a pensare…..sempre quando hai bisogno di distrarti capitano queste cose!

Pensa e ripensa, sono finita sempre lì, alla eterna lotta interiore tra testa e cuore. Non ne sono venuta a una tanto per cambiare, più che altro perché il cuore dice una cosa ma la testa, se in un primo momento sembra seguirlo, poi in realtà dice “non farlo”.

Si dice che per raggiungere la felicità è importante capire quale vita si vuole, io credo di averlo capito ma nonostante questo non riesco a raggiungere l’obiettivo. Sarò che ho la vista annebbiata o sarà che sbaglio gli strumenti……

Però ho la mia canzone della settimana: “Per uno come me” dei Negramaro.

Meno male che c’è Giuliano che riesce a mettere in parole ciò che c’è nella mia testa dura, perché si, per ognuno di noi da qualche parte c’è quella persona. Bisogna solo essere fortunati e incontrarla, magari andare a prendersela o farsi portar via. Ma se parliamo di fortuna…allora la mia…

Note to self: trovare il modo di staccare la testa, soprattutto al mare

Un po’ di mare me lo porto via così, con uno scatto

“Se non fosse per l’abbronzatura non direi mai che sei stata in vacanza”. Complimenti edificanti di un sabato mattina in un supermercato comasco.  Ergo: devo avere una faccia che trasmette stanchezza da qualsiasi punto di vista la si osservi.

E in effetti si, mi sento stanca, stanchissima. Non per la vacanza dove c’era il mare, il sole, i miei amici di sempre, il cibo delizioso e il vino buono, ma per tutte quelle persone che da troppo tempo frequentano la mia giungla e continuano a fare in modo che io non abbia il diritto di staccare la testa. Poi ci si è messa pure la bronchite a fare il resto. Però il mare è sempre il mare, sono già nostalgica e ci vorrei tornare.

Sarà anche che prima di partire si è rotto il ferro da stiro, poi nel mentre la lavatrice e ieri giusto per non farsi mancare nulla è toccato al flessibile della vasca da bagno con il risultato che mi sono ritrovata, con sorella e cane coprotagoniste, sommersa da centimetri e centimetri di acqua in mezza casa. Per fortuna poi è arrivato mio padre, l’unico uomo della mia vita 😊, quello che mi salva ogni volta che ho un inghippo. Ora la domanda sorge un po’ spontanea …. ma lassù qualcuno mi ama o devo espiare altre cinquemila colpe delle ventimila vite precedenti?

E lo so che questi non sono i drammi della vita, però che palle!

A questo si aggiunge anche il fatto che una delle mie più care amiche si è lasciata con il fidanzato e mi spiace davvero molto, perché lasciarsi non è mai bello, perché vorresti vedere i tuoi amici solo felici e sereni. Anche in questo caso sono stata la prima telefonata amica. Continuo a chiedermi come sia possibile, vista la mia vita sentimentale palesemente deludente, che i miei amici mi vedano come il primo punto di riferimento quando c’è di mezzo una questione di cuore. In realtà lo fanno spesso con tutte le questioni importanti, brutte e belle. Non nascondo che la cosa però mi fa piacere, forse perché mi fa capire che poi proprio tutta da buttare non sono – in tema di affetti intendo – e che loro vedono qualcosa di me che gli piace tanto da voler condividere le cose importanti.

Cosa che non accade in amore, quello non fa per me. Anche se lo ammetto, nella mia vacanza ligure, in una ventosa sera d’estate, trascorrendo qualche ora in una spiaggia sulla via Aurelia, sono rimasta folgorata da due bellissimi occhi azzurri (a questo aggiungete un sorriso da togliere il fiato). Ma come spesso accade a “Francesca in the jungle”, loro (gli occhi intendo, ma anche il sorriso) non sono rimasti folgorati dai miei… forse perché son marroni e nemmeno da cerbiatta.

E nulla ora si torna alla solita normalità, alla ricerca di un po’ di serenità che sembra non voler arrivare mai, con la speranza di vedere i miei amici stare bene, sia quelli che stanno male per problemi d’amore che per altri. Già vedere la loro, di serenità, mi farebbe sentire meglio.

Note to self: trovare un modo per staccare la testa e ritrovare energie

Programmi per il futuro: oggi non ho tempo, oggi voglio stare spento….tutto rimandato a settembre.

Alla fine il modo di navigare nel buio lo si trova comunque, anche da soli

Lake Como by night

“Anche quando poi saremo stanchi, troveremo il modo per navigare nel buio…”. Credo che Poetica sia una delle canzoni più belle di Cesare Cremonini, uno di quei brani che vorresti sentirti dedicare a sorpresa in una sera d’estate, una di quelle melodie che – se con un pensiero rivolto a te – possono lasciarti a bocca aperta.

Sarà che è iniziata un’altra settimana e io mi sento sempre più stanca. Ancora di più dell’ultimo post dove ero “stracotta” con la bistecca che oggi è talmente rinsecchita che non è più nemmeno una ciabatta.

Sarà che la testa va per la sua ……. pensa oggi, pensa domani, alla fine sono arrivata a tutta una serie di conclusioni che comprendono anche un altro significato di “stracotto” dove però la bistecca sono sempre solo io. Giusto per avere costantemente ben chiaro in mente che nella mia giungla non si riesce mai ad avere ciò che si vorrebbe. Tanto mazzata più, mazzata meno ☹

Meno male che c’è la musica. Almeno si può sognare e credere che un giorno magari arriverà qualcuno che ti ricorderà che “anche se penserai che non è poetica questa vita ci ha sorriso e lo sai”.

Nel frattempo nel buio ci navigo da sola, perché anche nella giungla spesso e volentieri ci sono le onde e si infrangono su di noi….e comunque qualche lucina all’orizzonte la vedo, anche se non è romantica e non ti dice che sei bellissima.