Se il germoglio non arriva, compra la pianta!

Ovviamente non sono i miei peperoncini

Per sei mesi ho abbandonato The Jungle.  Il primo motivo è che avevo da fare (sto scrivendo un altro libro ma tranquilli non sarà un best seller),  il secondo che mi è scattata una sorta di protezionismo della mia giungla, il terzo che stavo cercando di capire come rimettere in piedi la partita Iva dopo un anno di pandemia, il quarto .. beh, il quarto sostanzialmente perchè “pensavo fosse amore invece era un calesse”.

Come riassumere questi ultimi sei mesi?  Bastano poche righe in realtà.

Un mio amico mi ha regalato dei semi di peperoncino. Ho seguito tutte le indicazioni, ho messo i semi nella terra, ci sono stata dietro, ma non è spuntato niente, neanche una fogliolina.

Ecco, sostanzialmente è stato tutto così. Ho provato a far crescere qualcosa, mi sono impegnata, ma non è spuntato nulla. Mi sa che devo cambiare metodo o semplicemente arrendermi al fatto che forse devo ancora partire dalla piantina per veder germogliare qualcosa.

 

 

Perché non parlare di cene quando a cena non si può andare?

Foto scattata in un pomeriggio d’inverno cercando elementi per arredare e riflettendo sulla vita

Come spesso capita quando si avvicina la fine dell’anno cerco di fare un po’ di ordine tra le cose, un po’ con il proposito di migliorare l’anno successivo, un po’ per fare una sorta di bilancio.

Il 2020 è stato un anno difficile per tutti, chi più chi meno è stato travolto da questa terribile pandemia. Molte famiglie sono state “attaccate” dal Covid-19, nemico subdolo e invisibile. Anche la mia non è rimasta indenne. Ma non è di questo che volevo parlare..

Certe sere, infatti, c’è bisogno di cose frivole, leggere, quelle riflessioni a voce alta che si condividono con le amiche, per poi ritrovarsi ad esser sulla stessa barca. E nel sistemare le cartelle del pc ho trovato una bozza di un testo che mi sono dimenticata di pubblicare.

Nell’ultimo post, scritto mesi fa, avevo detto che prima o poi avrei parlato di appuntamenti. Bene, eccomi qui! Ricordo perfettamente quando era nata la bozza per The Jungle che non ho mai postato, era la fine di settembre e una cara amica aveva deciso di condividere con me la sua delusione per l’ennesimo incontro poco stimolante. Lei è una bella ragazza, intelligente e simpatica, ma nonostante questo l’appuntamento giusto non arriva mai. Perché non parlare di cene quando a cena non si può andare?

So che per molti potrà sembrare strano ma per molte donne che conosco (compresa la sottoscritta) quella cosa là, cioè l’appuntamento, sembra un po’ un miraggio. E non è questione di età, visto che ho la fortuna di confrontarmi con amiche e conoscenti di decadi assolutamente differenti, ma direi di uomini. Che non me ne vogliano, ma certe volte toppano alla grandissima!

Nel numeroso gruppo di donne single che conosco mi capita sempre più di frequente di sentirmi dire: “mi manca avere un appuntamento”. E quando me lo raccontano, mamma mia come le capisco! Perché l’appuntamento è quella cosa che mette in atto una serie di dinamiche così bizzarre e allo stesso tempo meravigliose per noi abitanti del pianeta Venere. Che poi io sono dell’ariete, un segno di fuoco dominato da Marte, quindi mi dico sempre che forse il motivo per il mio appuntamento mancato è proprio il pianeta rosso 😊

Un invito a cena, un brunch, una colazione, esistono ancora? Qui ormai è tutto un tripudio di comunicazioni via social e chat, con quella fretta di bruciare certe tappe che, per fortuna mi viene da dire, inizia a stancare qualcuno.

Penso sia passato un secolo dall’ultima volta che ho avuto un invito a cena un po’ romantico, stessa cosa per le mie amiche. A volte invece l’invito arriva, ma dalla persona sbagliata. Ecco perché stasera rileggendo la bozza ho pensato di pubblicarla, visto che siamo in tempi di lockdown non c’è il rischio di dare buca a qualcuno 😊

Scherzi a parte per il 2021 auguro a tutte le meravigliose donne che mi circondano e che spesso mi confidano le loro sensazioni, anche come spunto di riflessione per The Jungle, di ricevere l’invito tanto atteso. Di passare qualche ora a pensare a cosa indossare, a come truccarsi, a che profumo scegliere. Spero che possano almeno per una sera, o una giornata, staccare la testa dal clima pesante e difficile che ha invaso le nostre vite da ormai troppi mesi, di riscoprire anche questo bel lato dell’esser donne.

Poi se vi va come il famoso appuntamento della Vanoni nella canzone: vabbè, provate a superare in fretta la delusione, riascoltatevi il brano per esorcizzare e pensate che prima o poi magari..

Non è color topo ma più cenere: quando la ripartenza è “grigia”

Due mesi dopo la situazione è sempre la stessa e cioè in me c’è sempre il giaguaro così come il mal di schiena, anche perché, per quest’ultimo avevo in programma una risonanza magnetica ma causa Covid-19 esame rimandato a data da destinarsi e così mi tengo il dolore.

Anche dal punto di vista dell’abile felino che è in me 😊 tutto come prima del mio viaggio di febbraio a Firenze. Diciamo che però, rispetto a qualche settimana fa, almeno ho scelto la cucina della mia nuova casa.

Ora che l’emergenza coronavirus sembra un po’ rientrata torno a scrivere qualche riga su questo diario di viaggio, permettendomi di raccontare fatti con leggerezza, cosa che nelle scorse settimane non mi sono sentita di fare.

E’ un pensiero che ho condiviso anche qualche giorno fa, ospite di una trasmissione radiofonica, quando mi è stato chiesto come procedeva il blog. Ho spiegato che nonostante il lockdown e molto più tempo libero, ho preferito non scrivere. Credo che sarebbe stato superfluo e superficiale. Del resto, sono una giornalista non una scrittrice, quindi non avrei di certo avuto le capacità che hanno i bravi scrittori di distrarre il lettore anche da un’emergenza come il Covid-19.

Oggi però dopo settimane e settimane ho aperto il sito e ho scritto qualche battuta, forse più per me che per gli altri, forse solo per ricordarmi che anche questo blog è un piccolo testimone della rivoluzione che a un certo punto è arrivata nella mia vita. E’ il diario delle mille ripartenze, dei sogni infranti, di quelli nel cassetto che è chiuso a chiave con 102 mandate perché ho paura che vadano in fumo. Devo anche dire che ho trovato una valanga di messaggi dove sedicenti esperti di web mi consigliavano come fare soldi con il blog…

Tornando a cose semi semiserie. L’avevo detto anche prima della breve ma bellissima vacanza a Firenze… sembra assurdo ma ho voglia di cambiamento. Avevo detto che l’avrei fatto a piccoli passi questa volta: beh, visti i divieti e le autocertificazioni direi che ho avuto una mano.

Presto però si riparte e si chiude anche un capitolo enorme e pesante della mia vita. Come sempre però, ricomincio realista e mai ottimista. E infatti il colore della mia nuova casa, quella della mia nuova vita, ne è la dimostrazione: riparto dalle tonalità di grigio. Che non è un color topo sia chiaro e non me ne vogliano le panteganone che ogni tanto si incontrano anche qui quando il lago è alto.  Forse è più un color cenere. Che poi magari dalle ceneri…

Del resto, anche i sognatori devono continuare a viaggiare con la mente, ma tenendo i piedi ben puntati per terra. Vedremo se le sfumature di grigio mi porteranno fortuna…chissà che sia la volta buona. Qualcuno con un titolo così si è fatto un bel gruzzoletto 😉

Un giaguaro, seppur con il mal di schiena, è sempre un giaguaro

Scampati i buoni propositi del nuovo anno, sfuggita indenne anche da San Valentino, mi sa che è arrivato il momento di riaffacciarmi dalla giungla. Non che io ci sia rimasta intrappolata dentro, ogni tanto ci salto fuori come un giaguaro…un po’ anziano, a dir la verità, visto che ormai sono più verso gli “anta” e il mal di schiena è il mio compagno di vita. Ma insomma lasciatemi credere che ci sia un abile felino in me 😊

Del resto un giaguaro, seppure con il mal di schiena, è sempre un giaguaro.

Il 2020 è l’anno dell’ennesima ripartenza, delle nuove sfide. Per certi aspetti si preannuncia il più pesante degli ultimi cinque anni, ma sono pervasa da una strana energia che non so nemmeno io da dove arriva. Però è bello sentirsi tipo braccio di ferro dopo un piatto di spinaci. Crollerò prima o poi? Al momento non mi interessa saperlo.

Il “venti venti” è così l’anno di un nuovo trasloco, della partita iva, dei sogni infranti, del cassetto dei desideri di riserva che non so se voglio aprire. Sarebbe anche l’anno dei nuovi progetti, sempre che le cose ad un certo punto si sblocchino e tutto possa partire.

Sembra assurdo dirlo ma ho voglia di cambiamento, ma ho imparato che è meglio fare le cose a piccoli passi, quindi la prima cosa da cambiare è la cucina della mia prossima casa 😊

Ripartenza però vuol dire anche promettere a me stessa di prendermi più cura di me e meno degli altri, che non vuol dire essere egoisti, ma semplicemente volersi bene…amarsi un po’. Ecco perché al momento scrivo da un treno ad alta velocità. Destinazione amicizia, buon cibo, belle cose e chissà….

Magari ve lo racconto poi com’è andata.

Ah, per la cronaca, prima che qualcuno pensi che la mia ruota stia iniziando a girare… mi sembra giusto dire che in realtà a quest’ora dovevo essere già alla meta, peccato che tra tutti i treni in partenza, il mio è stato cancellato. Ma “in the jungle” le cose semplici le troviamo sempre un po’ noiose, quindi meglio un pizzico di “rotture di scatole” quotidiano, mica che poi si perda l’allenamento al brivido dell’imprevisto.

“La noia, la noia, la noia, la noia”: monotonia d’agosto e non solo

Osservazione annoiata di cieli lacustri

Agosto tempo di vacanze…ma non per me. Niente mare, perché devo finire un progetto che dovrebbe essere la conclusione di un lavoro iniziato qualche anno fa. I tempi stringono, le energie scarseggiano, non tanto per l’assenza di una data per partire, ma per il fatto che a parte questa cosa in divenire, tutto il resto è in stallo.

Nessuna novità, nessun segnale all’orizzonte. Insomma tutto di vecchio, tutto una noia mortale. Talmente noioso che non ci sono parole per descriverlo 😊

E mentre i miei amici preparano le valigie, io resto qui ma senza guardare le stelle cadenti di San Lorenzo, che tanto i miei di desideri…non si avverano mai. Che non è pessimismo ma un dato di fatto visto che la giungla è immobile, nonostante mille tentativi di ripartenza. Come ho detto alle mie amiche l’altro giorno, deve essere che il mio cassetto dei sogni è difettoso, anche quando provo a riaprilo è sempre bloccato!

Misteri della vita. Quasi quasi, come mi ha consigliato qualcuno, mi trovo un bravo falegname per vedere se si riesce a sistemarlo 😊

Nel frattempo si accettano consigli per contrastare la noia o per aprire il cassetto…

Colonna sonora: la noia di Vasco Rossi

Nella vita esistono fasi di stallo o almeno così sembra!

scorci di lago

Ok ho latitato! Non per pigrizia ma per mancanza di tempo e probabilmente di contenuti. In effetti ora che mi metto a scrivere non è che ci sia molto da dire. Grosse novità non ce ne sono. Quindi… che scrivo a fare?

Ho avuto una sorta di senso di colpa. Quello che ti viene quando hai una cosa da fare ma continui a lasciarla li, la guardi, sai che c’è, ma passi oltre…poi la riguardi, poi ti dimentichi… e niente poi arriva il momento in cui è il momento. Ed eccomi qui.

Dopo oltre un mese mi sono resa conto che avevo i commenti da approvare. Il fatto è che con the jungle mi succede un po’ la stessa cosa che mi succedeva quando lavoravo in radio. Sostanzialmente non hai la percezione di chi ti sta leggendo, un po’ come ti succede in regia mentre stai parlano e non sai chi è in ascolto. E per quanto mi riguarda il conteggio è sempre stato per difetto per poi realizzare che invece c’è chi ti ascolta o chi ti legge.

Ma forse il senso doveva essere qualcosa del tipo: nella vita esistono fasi di stallo. Che fino a qualche ora fa pensavo fosse una cosa positiva, dopo i mirabolanti colpi di scena “in negativo” degli ultimi anni della mia vita. Poi però oggi pomeriggio rientrando a casa ho trovato una vipera nel vialetto e ho pensato che un rettile a pochi metri non era un segnale così incoraggiante. Forse un serpente serviva a ricordarmi che Francesca è ancora lì, nella giungla in attesa di sviluppi. Meno male che almeno è vista lago 🙂

 

 

Metti una giornata di mare, la sabbia bianca e l’essenza delle cose

La spiaggia di Jbr a Dubai

E mi sono ritrovata lì, sulla spiaggia di Jbr a Dubai, con 37 anni compiuti il giorno prima e ancora un mondo di dubbi su cosa succederà tra uno, tre, sei mesi. Una bella novità però è arrivata, si chiama Maya ed è la mia nipotina.

Chi mi conosce sa benissimo che non sono molto brava con i bambini piccoli, soprattutto con i neonati, perchè ho sempre paura di fargli male, di non essere in grado di gestirli, ma stringere mia nipote…beh che dire, è stato pazzesco. Così come è stato bello trascorrere un po’ di tempo lontano da Como e lontano da tutto.

Devo ammettere che più passa il tempo, più ogni volta che mi allontano dalla mia città lacustre poi mi viene sempre meno voglia di tornarci.

Ma ripartiamo dalla spiaggia di Jbr, senza dubbio uno dei miei posti preferiti a Dubai, ma anche una delle spiagge che – anche se non ho ancora capito perchè del tutto – è nella mia top ten dei luoghi dove vivere il mare.

Trentotto gradi, una leggera brezza, il sole, il relax…insomma una meraviglia. E mentre canticchiavo “Amazing” degli Aerosmith, ecco che arrivati a “life is a journey, not a destination. And I can’t tell you just what tommorow brings” la mia testa si è fermata lì.

Vi capita mai di ascoltare delle frasi, di capirne il senso, ma di non coglierlo mai fino in fondo? A me capita eccome, poi quando riesco ad arrivare all’essenza delle cose è sempre una bella conquista.

Del resto gli ultimi anni sono stati pesanti, con molti più bassi che alti, con molte più sconfitte che vittorie, ma credo di aver assaporato ogni singolo istante della mia vita come non avevo mai fatto prima. Ed è bellissimo e bruttissimo al tempo stesso, perchè ti rendi conto di un sacco di cose, ma è giusto così.

La cosa negativa è che se arrivi alla conclusione che in un determinato posto e in una precisa situazione non stai più bene, ma non hai ancora trovato una soluzione per evadere, allora tutto è più pesante, più complicato.

La cosa positiva è che, condividendo il tuo stato d’animo con i tuoi più cari amici, quando una delle tue persone speciali riassume il tutto con “sai che noi ci siamo sempre, anche se dovessi decidere di andare dall’altra parte del mondo…solo che se devono venire là tutte le persone che ti vogliono bene, allora diventerà un posto molto affollato”….allora direi che avere amici così in attesa di trovare la propria strada, è una delle fortune più grandi che si possano avere.

Quindi aspettando qualcosa che non so come, non so dove e non so neanche perchè, mi concentro su quello che qui, nella piovosa città lacustre, mi fa stare bene. E concludendo il post ho già in testa una canzone a tema, del resto senza musica non potrei stare, non so se è per il mio passato di radiofonica o soltanto perchè è uno dei miei grandi amori, quelli che a differenza delle questioni di cuore, non mi deludono mai.

I sogni son desideri di…. fortuna: riflessioni critiche dalla giungla virtuale

E’ lunedì e questo è già un problema. Come altri milioni e milioni di persone, nonostante faccia un lavoro che in realtà non segue come altri i giorni della settimana, io ho comunque un’avversione per il lunedì. Oltretutto siamo in quel periodo a cavallo tra inverno e primavera, quello del caldo/freddo e io, da buon ariete, necessito dell’arrivo della primavera per rigenerarmi. Punto 1.

Punto 2: il fatto che volevo fare un master di scrittura seriale di fiction ma sono esclusa per l’età. Ora la domanda è sempre quella: possibile che si invecchia sempre di più ma per formazione e lavoro se hai più di 35 anni sei fuori da una serie interminabile di possibilità?

Chissà se adesso, con i giovani che chiederanno il reddito di cittadinanza perché han capito che è più conveniente di lavorare, allora la mia generazione, quella in cerca di professione in piena crisi economica, quella degli stipendi da fame, quella degli stage su stage, quelli del mai una risposta all’invio di un cv, avrà una rivincita? Di indole non sono pessimista ma realista quindi l’unica risposta che mi sento di darmi è “no” un solenne, solenissimo “noooooo”.

Il punto… 3 vien da sé: va bene la storia del non mollare mai, dell’inseguire i propri sogni, ma possiamo inventarci qualcosa di nuovo? O meglio possiamo aggiungere al famoso “never give up” anche un “in attesa di un grandissimo colpo di fortuna”. Conosco un vero e proprio esercito di persone che con le unghie e con i denti tengono stretti i propri sogni, nonostante le difficoltà, nonostante i mille sgambetti. Gente in gamba, gente che vale. Di questi al momento quanti ce l’hanno fatta davvero? Pochi, pochissimi.

Punto 4: nonostante il punto 3, ho comunque spedito anche oggi curriculum, ho guardato corsi che vorrei fare, ho progettato cose meravigliose che non accadranno mai. Così, giusto per non mollare in attesa di quel colpo lì….poi se la dea bendata stavolta vuol esser generosa, magari vinco qualcosa così i sogni me li finanzio da me 🙂

L’obiettivo della lista era la scrittura terapeutica. Quelli che, come me amano scrivere sopratutto nei momenti “no”, sapranno benissimo di cosa sto parlando. Del resto io il mio piccolo angolo me lo sono creata qui, con “Francesca in the jungle”. E’ solo un diario, non mi porterà lontano, però mi ci sto affezionando….

Punto 5: 2100 battute dopo mi sento meglio, obiettivo raggiunto. Domani è martedì poi via liscio verso il fine settimana!

Restare nella giungla per tagliare gli ultimi rami secchi

“Our jungle is different”. C’è anche un po’ di Francesca in The Jungle nello slogan del marchio RoGà (atelier Regina Lellè, Cernobbio)

Più di un mese senza scrivere su The Jungle. Questa volta però non è stata colpa degli impegni o dell’assenza di spunti da condividere, ma del tempo che mi sono presa per riflettere sul senso di portare avanti il blog o meno.

Tra pochi giorni, infatti, sarebbe scaduto il dominio di Francesca in The Jungle e mi sono domandata se quest’anno avesse avuto senso proseguire. Non perché io non sia legata a questo diario, ma per il fatto che con il 2019 inizia per me una sorta di terza vita.

C’è stata una prima vita decisamente più facile e spensierata, quella che è durata fino a pochi anni fa, poi c’è stata la seconda vita, quella dalla separazione in poi, caratterizzata per la maggior parte da momenti difficili, da continui sgambetti.

Tre anni davvero pesanti, sempre in affanno, tra mille difficoltà. Mesi e mesi di lotta, per non mollare. Con la fine del 2018 però, anno segnato anche dal divorzio e quindi dalla chiusura definitiva di un capitolo importante, è arrivato anche qualche spiraglio. Nulla che abbia permesso di dire “finalmente è finita”, ma che ha senza dubbio portato alla consapevolezza di molte cose, belle e brutte, e a una vera e propria sensazione di rinascita. Per arrivare fino a qui mi sono messa mille volte in discussione, mi sono guardata dentro, ma posso dirmi almeno un po’ soddisfatta del lavoro che ho fatto su me stessa.

Per tutti questi motivi il 2019 non può che segnare l’inizio di una nuova vita, tutta da scrivere, tutta da reinventare. E dopo oltre 30 giorni di riflessione ho deciso di portare con me il blog, da un lato perché digitare parole qui è anche una sorta di terapia, ma anche perché se il sito è nato per testimoniare un percorso, è giusto vedere come va a finire la storia 🙂

E così eccomi qui, a buttar giù qualche riga che per molti sarà senza senso, ma che ne avrà molto per chi sa di cosa sto parlando e per tutti quelli che trovano sempre qualche minuto per leggere i miei post.

L’anno è iniziato senza grossi stravolgimenti, anche se l’assenza di Ira è forte. Qualche piccola buona notizia è arrivata, ma per quella più attesa, ovvero una bella novità dal punto di vista lavorativo, ancora nulla all’orizzonte. Ma siamo solo a febbraio, vediamo cosa succederà nei prossimi mesi.

Di sicuro ho già capito come sarà l’impostazione del 2019 con il lavoro come priorità. Solo raggiungendo questo obiettivo penso che riuscirò a superare il forte senso di ingiustizia che ho dentro e che solo chi conosce le dinamiche del mio ambiente lavorativo – o i miei amici più stretti che sanno molto di me – può comprendere. Quando arriverà quel momento, potrò tagliare definitivamente gli ultimi rami secchi.  Nel 2020 mi aspetta anche un altro trasloco, speriamo di arrivarci ben preparate e con solide basi.

E l’amore? Al momento direi che mi piace la mia libertà di spazio e di azione. A meno di strani accadimenti del destino quindi…..potrei replicare il 2018, con qualche incontro interessante, finito poi però in nulla di importante 😉

 

Se il 2019 parte “gas”ato….. guarda il lato positivo e vai alla scoperta!

Moka a riposo….

Come poteva iniziare l’anno di Francesca in the jungle?
Con una meravigliosa perdita di gas ovviamente 🙈🙄😅
Chiuso il gas…in attesa che qualcuno non so come, non so quando, venga a risolvere la faccenda…ho pensato che questo fosse il mio primo segnale dell’anno.
E dopo i bellissimi messaggi delle tante persone che mi vogliono bene e che hanno voluto dirmi con parole profonde che si augurano davvero, dopo tre anni e mezzo di cavolo, che finalmente possa arrivare qualcosa di bello per me, non ho potuto fare a meno di interpretare il tutto dal lato positivo.
Quindi:
Opzione a: forse questo è il segnale che in questa casa, nel 2019, ci starò il meno possibile. Magari chissà, finalmente arriverà il lavoro della vita.
Opzione b: forse sto per traferirmi dove il riscaldamento non serve.
Opzione c: non potendo usare la moka forse è il segno che devo bere meno caffè 😂
Buon 2019 a tutti, soprattutto alle persone speciali che affollano la mia pazza giungla. Che sia un anno folle, mai monotono e ricco di soddisfazioni ❤️