Racconti di fine estate: io, me e l’insopportabile settembre

La foto del post l’ho scattata l’ultima volta che sono stata a Firenze. Sono state giornate belle in compagnia di un’amica speciale. Oggi le ho promesso che torno presto, non vedo l’ora.

Quasi un’intera estate senza scrivere su The Jungle. Sto ancora cercando di capire se sia un bene o un male. Di cose da dire ne avrei una valanga, devo solo capire se sia il caso di condividerle o meno. Comunque possiamo ripartire per gradi dal grigio, il colore che ho voluto predominante nella mia casa, la tinta del mio nuovo smalto. Non ho ancora capito se è un colore che mi porta bene o meno, di sicuro mi piace e continuo a circondarmene.

In questi mesi sono successe molte cose, alcune degne di nota, altre meno, di sicuro nessuna però ha segnato in positivo la mia giungla. Una cosa buona però c’è stata, anche se comporta ancora più fatica di prima: sono nella mia nuova casa.

Pensavo che sarebbe stato un trasferimento traumatico, invece mi sono trovata benissimo. Chi mi conosce sa cosa comporti occupare una casa che fino a qualche mese fa era comunque una fonte di reddito, ma nonostante tutto sia difficile, pesante, complicato…io nella mia casetta da single mi sento a casa mia e questa è una cosa fantastica. Poi vabbè la casa è nel centro di una città di provincia, che mi sta stretta, ma non si può avere tutto.

E così tra uno scatolone e l’altro, tra un senso all’armadio e uno agli armadietti, è arrivato settembre. Il mese che non sopporto, il mese che mi sta stretto. Oggi poi è il 6 che da ormai 12 anni si caratterizza per eventi che hanno un influsso negativo. Però tutto serve e in questa decade e poco più ho imparato che se ho un senso di mal di stomaco nel fare una cosa, anche se sembra una figata pazzesca, allora non la devo fare.

Anche oggi, 6 settembre, ho avuto la conferma che devo dare retta alle mie sensazioni e che quindi se avverti che qualcuno non è sincero con te, non vuole davvero il tuo bene, ma agisce per il proprio egoismo, allora è meglio evitarlo. Invece no, anche stavolta dovevo sbatterci la faccia e farmi male. E non lo nego, mentre scrivo queste righe ho vicino a me un calice di Pinot nero e sto sgarrando la dieta che da ormai dieci giorni stavo seguendo alla lettera. Del resto, come dice la mia amica Giulia con la quale ho avuto una stretta corrispondenza messagistico-telefonica per affrontare meglio questa giornata nefasta, tutte le diete hanno un giorno di sgarro.

Era il 6 settembre del 2008 quando, in una giornata di fine estate, andavo ad una sorta di festa, di bianco vestita e con un bouquet in mano. Nonostante le scarpe da Cenerentola, costate più del vestito ma credetemi nel valeva la pena, è stato poi evidente che non c’era nessuna favola. Da quel giorno lì, e per i primi sette anni non mi sono mai data una spiegazione, questa data mi regala sempre spiacevoli situazioni. Ma per assurdo sono anche quelle che mi aprono gli occhi, seppur regalandomi momenti di indimenticabile sofferenza, che però mi aiutano a vedere la vita così com’è davvero.

Quando è iniziata l’avventura di The Jungle speravo di poter raccontare una storia di riscatto. Pensavo di poter scrivere in breve tempo di aver raggiunto gli obiettivi che per scelte diverse avevo accantonato da tempo. Oggi il bilancio è abbastanza deludente. Il riscatto non c’è e inizio a pensare che forse The Jungle mi è servito per capire che non tutte le storie hanno un lieto fine. Di sicuro però, a suon di delusioni, in questi anni ho imparato molte lezioni. Ancora però non ho appreso come non abbassare la guardia da chi finge di essere interessato a te, ma invece vuole solo una soluzione per sfuggire dai propri problemi.

Il fatto è che le mie sensazioni dicevano giusto, poi come sempre però ho il brutto vizio di sopravvalutare le persone o meglio, di vedere il buono in loro. Lo dico a me e lo dico a tutte le persone che come me, inspiegabilmente dato il quotidiano lavoro di introspezione, continuano a cadere dalla padella alla brace.

Circondatevi di persone che vogliano stare con voi e che sappiano il perché, lasciatevi amare da qualcuno che pensi che siete la persona per cui vale la pena. Oggi volevo parlare anche di appuntamenti 😊 e di madamino, ma il post per lo stile del mio blog è già troppo lungo, quindi magari ne parlo un’altra volta.

Anche perché oggi i miei direct di instagram pullulano di messaggi su come esorcizzare questo settembre, quindi è tempo di dedicarmi agli amici, che fortunatamente sono la parte bella della mia vita. Dalla giungla e il pinot nero per oggi è tutto insomma 😊

Colonna musicale un classicone, il mio amato Vasco: “Senza parole”

La foto del post l’ho scattata l’ultima volta che sono stata a Firenze. Sono state giornate belle in compagnia di un’amica speciale. Oggi le ho promesso che torno presto, non vedo l’ora.

Non è color topo ma più cenere: quando la ripartenza è “grigia”

Due mesi dopo la situazione è sempre la stessa e cioè in me c’è sempre il giaguaro così come il mal di schiena, anche perché, per quest’ultimo avevo in programma una risonanza magnetica ma causa Covid-19 esame rimandato a data da destinarsi e così mi tengo il dolore.

Anche dal punto di vista dell’abile felino che è in me 😊 tutto come prima del mio viaggio di febbraio a Firenze. Diciamo che però, rispetto a qualche settimana fa, almeno ho scelto la cucina della mia nuova casa.

Ora che l’emergenza coronavirus sembra un po’ rientrata torno a scrivere qualche riga su questo diario di viaggio, permettendomi di raccontare fatti con leggerezza, cosa che nelle scorse settimane non mi sono sentita di fare.

E’ un pensiero che ho condiviso anche qualche giorno fa, ospite di una trasmissione radiofonica, quando mi è stato chiesto come procedeva il blog. Ho spiegato che nonostante il lockdown e molto più tempo libero, ho preferito non scrivere. Credo che sarebbe stato superfluo e superficiale. Del resto, sono una giornalista non una scrittrice, quindi non avrei di certo avuto le capacità che hanno i bravi scrittori di distrarre il lettore anche da un’emergenza come il Covid-19.

Oggi però dopo settimane e settimane ho aperto il sito e ho scritto qualche battuta, forse più per me che per gli altri, forse solo per ricordarmi che anche questo blog è un piccolo testimone della rivoluzione che a un certo punto è arrivata nella mia vita. E’ il diario delle mille ripartenze, dei sogni infranti, di quelli nel cassetto che è chiuso a chiave con 102 mandate perché ho paura che vadano in fumo. Devo anche dire che ho trovato una valanga di messaggi dove sedicenti esperti di web mi consigliavano come fare soldi con il blog…

Tornando a cose semi semiserie. L’avevo detto anche prima della breve ma bellissima vacanza a Firenze… sembra assurdo ma ho voglia di cambiamento. Avevo detto che l’avrei fatto a piccoli passi questa volta: beh, visti i divieti e le autocertificazioni direi che ho avuto una mano.

Presto però si riparte e si chiude anche un capitolo enorme e pesante della mia vita. Come sempre però, ricomincio realista e mai ottimista. E infatti il colore della mia nuova casa, quella della mia nuova vita, ne è la dimostrazione: riparto dalle tonalità di grigio. Che non è un color topo sia chiaro e non me ne vogliano le panteganone che ogni tanto si incontrano anche qui quando il lago è alto.  Forse è più un color cenere. Che poi magari dalle ceneri…

Del resto, anche i sognatori devono continuare a viaggiare con la mente, ma tenendo i piedi ben puntati per terra. Vedremo se le sfumature di grigio mi porteranno fortuna…chissà che sia la volta buona. Qualcuno con un titolo così si è fatto un bel gruzzoletto 😉

A Viola, Fra e a tutti quelli che: “a noi la normalità ci schifa”

Riflessioni al calar del sole

Premessa: non a tutti piace la normalità, a me compresa.

Detto questo, inizio a riflettere sul fatto che forse la chiave del successo in tema di relazioni amorose è che se una parte è totalmente al di fuori dall’ordinario, allora l’altra deve rientrare nei canoni della “normalità”. Del resto le coppie di successo che conosco sono così.

C’è anche da dire che alcune persone, che per proprietà caratteriali sono definibili “particolari”, sembra siano destinate ad essere una calamita per folli.

E su questo punto, da un po’ di tempo a questa parte, mi sento meno sola 🙂

Perchè come direbbe la mia amica Viola (nome di fantasia, ma solo il nome perchè lei esiste e davvero è la testimonianza che nelle sfighe non si è mai soli): “La normalità a noi ci schifa”.

Oggi, insomma, se non lo avevate ancora capito parliamo d’amore. Ebbene si, è tempo di sentimenti nella giungla di Francesca, ma anche in quella di Viola e di tutti gli altri, donne e uomini, che come noi sono schifati dalla normalità.

La storia ormai si ripete da anni. Conosciamo qualcuno di carino, ci sembra un tipo a posto, ma bastano pochi giorni per capire che non è così. Nel frattempo tutti i nostri amici si fidanzano, si sposano, alcuni si lasciano ma poco dopo si innamorano e si fidanzano di nuovo. Ma noi no, Viola e la Fra, loro sono da anni in una costante: il tizio strano.

C’è da dire che forse anche noi ci mettiamo del nostro perchè sarebbe cosa buona e giusta, alle prime avvisaglie di dramma, allontanarsi dal pericolo. Ma noi no, a noi il brivido serve e così tutto si evolve ma tutto resta come prima.

E per non farci mancare nulla, nelle nostre vite ci sono loro, quelli che escono dalla tuo raggio d’azione, ma non escono mai davvero, quelli che sono e saranno il tuo punto debole, quelli che ci sono o non ci sono è lo stesso perchè tanto le giornate te le cambiano nel bene o nel male comunque. E probabilmente lo sanno anche loro.

E così ci ritroviamo a fare 200 chilometri per poi sentirci dire “A volte vorrei scriverti poi passa il momento, ma tu scrivimi”, oppure a trasferirci per mesi e mesi nella sua città senza mai incontrarlo, oppure a lunghi silenzi a un semplice messaggio per sapere come sta, per poi settimane dopo riceverne uno assolutamente spiazzante. Poi spediamo cartoline, cerchiamo confronti che riaprono cicatrici, insomma, un sacco di cose che potrebbero essere evitate.

E quando cerchiamo il chiodo per schiacciare il chiodo..Marte, Giove, Urano, Plutone e chi ne ha più ne metta, fa in modo che si caschi dalla padella alla brace. E nel mentre facciamo cose assurde come accompagnare la nostra amica dal suo grande amore e poi doverla trascinare nel luogo previsto perchè si è impalata e la paura ha preso il sopravvento.

Con il senno di poi…penso che forse sarebbe meglio disertare certi appuntamenti che non ci crea il destino ma noi stessi, forse per risparmiarci un po’ di quell’amara consapevolezza che per certe persone non saremo mai una priorità.

Ma non finisce qui, perché con l’estate sono arrivati nuovi segnali di pericolo incombente 🙂 O meglio di chat contrastanti..

Non ci resta che attendere le prossime mosse.. nel frattempo cercheremo di sdrammatizzare come sempre.

Questo post lo dedico proprio a Viola, un’altra lottatrice con il cuore di panna <3.  Lei sa perchè.

Restare nella giungla per tagliare gli ultimi rami secchi

“Our jungle is different”. C’è anche un po’ di Francesca in The Jungle nello slogan del marchio RoGà (atelier Regina Lellè, Cernobbio)

Più di un mese senza scrivere su The Jungle. Questa volta però non è stata colpa degli impegni o dell’assenza di spunti da condividere, ma del tempo che mi sono presa per riflettere sul senso di portare avanti il blog o meno.

Tra pochi giorni, infatti, sarebbe scaduto il dominio di Francesca in The Jungle e mi sono domandata se quest’anno avesse avuto senso proseguire. Non perché io non sia legata a questo diario, ma per il fatto che con il 2019 inizia per me una sorta di terza vita.

C’è stata una prima vita decisamente più facile e spensierata, quella che è durata fino a pochi anni fa, poi c’è stata la seconda vita, quella dalla separazione in poi, caratterizzata per la maggior parte da momenti difficili, da continui sgambetti.

Tre anni davvero pesanti, sempre in affanno, tra mille difficoltà. Mesi e mesi di lotta, per non mollare. Con la fine del 2018 però, anno segnato anche dal divorzio e quindi dalla chiusura definitiva di un capitolo importante, è arrivato anche qualche spiraglio. Nulla che abbia permesso di dire “finalmente è finita”, ma che ha senza dubbio portato alla consapevolezza di molte cose, belle e brutte, e a una vera e propria sensazione di rinascita. Per arrivare fino a qui mi sono messa mille volte in discussione, mi sono guardata dentro, ma posso dirmi almeno un po’ soddisfatta del lavoro che ho fatto su me stessa.

Per tutti questi motivi il 2019 non può che segnare l’inizio di una nuova vita, tutta da scrivere, tutta da reinventare. E dopo oltre 30 giorni di riflessione ho deciso di portare con me il blog, da un lato perché digitare parole qui è anche una sorta di terapia, ma anche perché se il sito è nato per testimoniare un percorso, è giusto vedere come va a finire la storia 🙂

E così eccomi qui, a buttar giù qualche riga che per molti sarà senza senso, ma che ne avrà molto per chi sa di cosa sto parlando e per tutti quelli che trovano sempre qualche minuto per leggere i miei post.

L’anno è iniziato senza grossi stravolgimenti, anche se l’assenza di Ira è forte. Qualche piccola buona notizia è arrivata, ma per quella più attesa, ovvero una bella novità dal punto di vista lavorativo, ancora nulla all’orizzonte. Ma siamo solo a febbraio, vediamo cosa succederà nei prossimi mesi.

Di sicuro ho già capito come sarà l’impostazione del 2019 con il lavoro come priorità. Solo raggiungendo questo obiettivo penso che riuscirò a superare il forte senso di ingiustizia che ho dentro e che solo chi conosce le dinamiche del mio ambiente lavorativo – o i miei amici più stretti che sanno molto di me – può comprendere. Quando arriverà quel momento, potrò tagliare definitivamente gli ultimi rami secchi.  Nel 2020 mi aspetta anche un altro trasloco, speriamo di arrivarci ben preparate e con solide basi.

E l’amore? Al momento direi che mi piace la mia libertà di spazio e di azione. A meno di strani accadimenti del destino quindi…..potrei replicare il 2018, con qualche incontro interessante, finito poi però in nulla di importante 😉

 

“ Decisi di riprendere in mano la mia vita e incominciare un diario…”

“E così presi una grande decisione, mi dovevo assicurare di non ritrovarmi l’anno prossimo mezza ubriaca ad ascoltare FM Nostalgia…le canzoni più belle per gli ultra trentenni. Decisi di riprendere in mano la mia vita e incominciare un diario”. (Bridget Jones)

Eccomi qui, a poco più di venti giorni dalla fine dell’anno, mi ritrovo più o meno nella stessa situazione dello scorso dicembre. Sostanzialmente, nonostante tutti i buoni propositi, poco è cambiato a livello generale, soprattutto per quanto riguarda la situazione lavorativa.

Decine e decine di curriculum dopo, insomma, son sempre qui. Arriverà mai una svolta?

Il lavoro non va, il 2018 è stato pesantissimo e con la sua coda velenosa mi ha portato via Ira, tutto è difficile e pesante. E’ come vivere 365 giorni avvolta nella nebbia, in un territorio che conosci bene, che spesso ti ostile, ma che non riesci a contrastare fino in fondo per la foschia che rende tutto poco chiaro.

E cosa si fa quando è tutto una autentica schifezza?!? Si cerca di distrarsi con le cose frivole, ma ovviamente low cost perchè se no sarei già in vacanza al caldo 🙂

Mi sento molto Bridget Jones, all’inizio del suo diario. Non solo perchè entrambe giornaliste ormai con la penna prossima al chiodo, non solo per lo status di single e per il fatto che anche io ultimamente passo un sacco di tempo ad ascoltare canzoni romantiche ad alto volume, ma anche per il disincanto nell’avvicinarsi al nuovo anno. Del resto il blog è un diario 🙂

E così…

Decisione n.1: perdere peso, giusto per tornare a quella bella sensazione di settembre nell’infilarmi i jeans dopo l’estate e vederli salire senza doversi buttare sul letto per chiuderli (anche perchè ormai il metabolismo è quello dei 40 e non più dei 30)

Decisione n.2: aumentare l’attività sportiva come valvola di sfogo e diminuire gli aperitivi consolatori. Fare più meditazione, aumentare il tempo dedicato allo yoga.

Decisione n.3: ascoltare le amiche e iniziare a frequentare persone dolci e premurose. Uomini che ci sono, insomma, e che ti fanno capire che ti vogliono vedere.

Decisione n.4: evitare gli uomini egoisti, complicati, complessati o squilibrati. Smettere insomma di vedere le persone migliori di come sembrano.

Le altre ventimila decisioni le prenderò poi, anche perchè direi che già questi quattro punti richiedono molto, ma davvero molto impegno.

Quindi la dieta è iniziata, l’illusione di un nuovo super gel drenante che mi farà diventare le gambe due acciughine pure…..con i punti 3 e 4 mi sto impegnando. Direi che per oggi è tutto.

Se c’è un paradiso dei cani di sicuro sei lì: ciao Ira <3

Sentivo che le brutte notizie non erano finite. Ne avevo parlato con una delle mie migliori amiche dicendo che avevo un presentimento che il lungo periodo “no” della mia vita non era finito e purtroppo avevo ragione.

Una settimana fa ho perso la mia fedele compagna di vita. Ira, il mio amato pastore tedesco, non c’è più. Ero consapevole che a 12 anni non era più giovanissima, anche se aveva il musino di un cucciolotto, ma non pensavo che l’avrei persa nel giro di 24 ore per gli esiti di un problema neurologico.

Per la prima volta in tre anni, da quando il mio matrimonio è finito, ho avvertito un vuoto in casa. Ira mi manca ogni giorno. Mi manca il suo puntuale abbaiare ogni volta che stavo facendo un’intervista, il suo mettersi a pancia in su tutte le mattine al risveglio per le coccole, mi manca vederla fare i capricci per la pappa perchè così le mettevo qualcosa di più buono nella ciotola. Mi manca il suo russare la sera, entrambe davanti a un film, io sul divano, lei sul suo cuscino da regina. Mi manca darle il buongiorno e la buona notte, mi manca il suo calore ogni volta che vacillo e che mi viene da piangere. Mi mancano un milione di cose che non ho nemmeno la forza di elencare.

La mia lupacchiotta per me era speciale e nell’ultimo anno, dopo aver perso il lavoro e passando molto tempo in casa lavorando da freelance, c’eravamo unite ancora di più.

In tutta la brutta vicenda del perdere il lavoro e delle inevitabili conseguenze economiche sulla mia vita, l’unica cosa positiva è stata che per un anno intero ho avuto la possibilità di vivere Ira costantemente. Ci separavamo davvero poche ore al giorno.

Ora sono convinta che lei sia nel paradiso dei cani o comunque in un posto meraviglioso dove scodinzola, corre felice e si abbuffa di biscotti. E’ stato un cane meraviglioso, sono stata molto fortunata.

Ora per me è il momento di un’altra perdita, di una nuova ripartenza….. l’ennesima in questo susseguirsi di sgambetti che la vita continua a farmi e che spesso fatico a comprendere.

Distanze percorse, distanze accorciate: quando l’imprevisto ti sorprende in positivo

Un martedì mattina di ottobre a Parma

A volte lasciarsi andare all’imprevisto può riservare piacevoli sorprese. In questi mesi avevo più volte immaginato le 48 ore dopo il divorzio come qualcosa di completamente diverso da come è poi andata. Risultato: sto meglio del previsto, ho avuto delle belle giornate e ho incontrato le persone giuste al momento giusto. Strano a dirsi, ma è andata proprio così. Non è che non abbia i miei momenti “no” sia chiaro, ma li vivo con una diversa consapevolezza.

Solo qualche settimana fa avevo deciso di andare via qualche giorno da sola, in qualche città di mare non troppo lontana, non solo per respirare un po’ di iodio ma anche per risolvere una questione aperta ma che sembra voler rimanere in sospeso…odio le cose non risolte ed è per questo che quando i piani sono cambiati per arrivare a una soluzione, ho valutato la possibilità di rivedere i miei programmi. Poi però….come sempre accade con le questioni che non vogliono arrivare al nocciolo, ecco che lo stato di limbo mi ha portata a fare un’altra scelta, pensando prima di tutto a me.

E così in poche ore, dopo aver svolto i tanto attesi adempimenti burocratici in tribunale, ho preso la macchina e mi sono diretta in Emilia, per la precisione a Parma, a trovare una delle mie più care amiche.

Prima scelta azzeccata, anzi super azzeccata. Stare da lei, dormire a casa sua e svegliarmi in una città diversa è stato fondamentale. Del resto ci sono momenti che segnano una ripartenza e a volte prendere una nuova strada, non solo in senso letterale, ha ancora più efficacia.

Parma è bellissima, ho camminato, mangiato senza stress da dieta, fatto un po’ di shopping…ma soprattutto ho respirato. E’ quasi una settimana che avverto una sensazione di “leggerezza”. Resta la consapevolezza dei mille problemi, dell’incertezza lavorativa che va di pari passo con quella economica, ma ho ritrovato un’energia positiva. Chissà, magari mi porterà fortuna. Di sicuro mi fa dormire bene e dopo anni di insonnia è un grande traguardo.

Seconda decisione azzeccata è stata quella di approfittare di una strana congiunzione astrale, che negli ultimi due anni non so se per agenti esterni o interni alla vicenda non era mai arrivata, e spostarmi a Bologna per vedere qualcuno che dovevo vedere da tempo.

Ci sono persone che il destino decide di far entrare nelle nostre vite, ma che per questioni chilometriche o lavorative restano per l’appunto “a distanza”. Sono persone con le quali condividi pensieri, riflessioni e che con il tempo apprezzi per le loro qualità.

Ma il tutto avviene da lontano, senza un contatto visivo, fino a quando ci si ritrova appunto nel posto giusto al momento giusto. E così ho avuto un martedì pomeriggio inaspettatamente perfetto. Non che non conoscessi il valore di chi c’era dall’altra parte ma non è sempre detto che buone amicizie a distanza possano esserlo anche da vicino.

E dopo quattro ore di assoluta serenità ecco che entrata in autostrada per tornare a casa mi sono beccata dieci chilometri di coda a Modena. Maledetta giungla che ti riporta sempre alla realtà!

Il rientro a casa è stato un po’ più difficile delle ore precedenti, ma credo che la cosa importante sia trasformare il senso di fallimento in qualcosa di costruttivo. Non so se ci riuscirò, ma come sempre ho la testa dura, quindi continuerò a sfondare le porte della vita sperando prima o poi di aprire quella giusta.

E nel mentre mi riprogrammo a breve un week end a Parma con la mia amica, perché abbiamo un posto da visitare e come sempre molto da raccontarci. Ah, e stasera pizza, del resto i carboidrati fanno bene all’umore 🙂

E arriva il giorno in cui si chiude il capitolo, anche se le cicatrici restano

Attendendo su una panchina del tribunale…

E poi in una tarda mattinata di lunedì accade che un giudice in un’aula di tribunale chiuda per te un capitolo lungo 18 anni. Gli ultimi tre vissuti da estranei, è vero, ma questo non vuol dire che faccia meno male, perché è comunque metà della tua vita.
Sai che è giusto così, soprattutto per te, ma anche se sei preparata da mesi a quel appuntamento, non lo sei mai davvero fino in fondo.
Del resto le emozioni, per chi le lascia vivere, sono sempre e comunque una fregatura.
Una cosa però la so, di essere arrivata a questa mattina avendo finito di lottare con i demoni del passato. Lavorare su se stessi, se lo fai davvero, è un processo massacrante ma anche ricco di piccole vittorie personali.
Restano comunque le cicatrici e quelle sono convinta che te le porti dietro per sempre.
La sfida più grossa ora è senza dubbio crederci di nuovo, ma al momento mi sembra una missione impossibile. Del resto la vita raramente va come ci piacerebbe e a volte capita di partire già sconfitti.
Ma se gli ultimi anni sono stati così pieni di sgambetti, c’è la consapevolezza che dopo essersi rialzati, c’è ancora molto altro per cui lottare.
Ancora una volta mi sono resa conto di avere un fantastico comitato di sostegno. Grazie alla mia famiglia, grazie per i bellissimi messaggi, grazie per le telefonate da vicino e da lontano di prima mattina, grazie ai miei amici, di vecchia e di nuova data, che da giorni si stanno mobilitando per rispondere a ogni mia necessità. Grazie a chi stasera mi offrirà ospitalità in Emilia a casa sua, così all’ultimo.

Nonostante tutto…sono una donna molto fortunata ❤️

Piccole vittorie in “The Jungle”: non lascio più i blocchetti a metà

Piccole soddisfazioni: finire i blocchetti

Ho imparato a finire i blocchetti!!! Capisco che leggendo una frase così si potrebbe pensare che sia impazzita del tutto….anche se poi tanto normale non sono. Però questa cosa dei blocchetti mi riporta a circa un anno fa, quando scrivendo un post per il blog, avevo definito il mio lasciare le cose a metà un po’ come la mia brutta abitudine di non finire mai un taccuino degli appunti.

Del resto di mestiere faccio la giornalista, ma un anno fa ero davvero una giornalista molto più disordinata visto che la mia scrivania era sommersa di blocchetti lasciati a metà, mentre oggi ne finisco uno alla volta. Il che da un lato vuol dire che ho portato a casa un obiettivo e dall’altro che sto smettendo di lasciare le cose a metà quando capisco che non vanno per il verso giusto.

Dopo un agosto e un settembre pesanti, in questi giorni mi sembra di iniziare ottobre più leggera. Forse perché l’occhio sembra andare meglio e la caviglia è in fase di ripresa, anche se il tacco 13 al momento mi sembra un miraggio 🙁

Sarà che ho la sensazione di aver fatto ancora un po’ di ordine nella mia vita, sarà che la lotta con i demoni del passato oggi è più un battibecco, oppure è per il fatto che mi sto sforzando a vedere le cose da un’altra prospettiva.

Si, è difficile, ma sto tentando in tutti i modi di trovare il lato positivo. Alla fine mi sono detta: “Quando hai la sensazione di riemergere dall’acqua e qualcuno all’improvviso ti tira di nuovo sotto per i piedi, perché non provi a buttare fuori un braccio? Chissà mai che ci sia qualcuno a tenderti la mano…”.

To be continued….

A volte anche l’abito bianco merita una rinascita, ma su una strada diversa dalla tua

Bianco e pizzo

Alla fine l’ho fatto. Ci ho messo qualche anno a decidermi, ma ieri ho recuperato il mio abito da sposa. Era in una scatola rossa che negli ultimi nove anni ha fatto un po’ di giri, prima era a casa dei miei, poi è arrivato nella mia attuale abitazione. Era sempre li però, chiuso nel suo contenitore, volutamente un po’ messo da parte per far finta che non ci fosse. Un po’ come quelle cose dove ti cade lo sguardo per un minuto e quando te ne rendi conto giri in fretta la testa.

Ieri però è andata così (complice anche il riposo forzato che mi ha portato a nuove consapevolezze) e sono molto felice dell’esito perché ho avuto la prova che lavorare davvero su se stessi  – perchè c’è un sacco di gente che dice di farlo ma in realtà continua a darsi le risposte che vuole con pessimi risultati direi – le soddisfazioni poi arrivano. Piccole rivincite personali che in un momento dove sei stanca mentalmente e fisicamente portano un po’ di ottimismo.

Immaginavo il momento dell’apertura della scatola della verità come un trauma da stenderti a terra, con scene assurde come quelle che si vedono nei film. Ebbene si, solo fino a qualche tempo fa mi immaginavo che avrei indossato l’abito bianco e in lacrime mi sarei ubriacata con una bottiglia di vino rosso, il trucco sfatto e i capelli per aria.

Invece….nessuna reazione di questo tipo, ma qualcosa di molto più equilibrato. Un po’ di male l’ha fatto, questo è ovvio, ma questo gesto mi ha semplicemente confermato che ho ritrovato un po’ di serenità, almeno per quanto riguarda la separazione che tra poche settimana diventerà divorzio.

E così ho levato l’abito bianco dalla sua fodera, l’ho appeso, l’ho osservato e non mi ci sono riconosciuta più. Ho pensato che il pizzo era bellissimo, che il vestito era elegantissimo, ma che se la scelta di diventare moglie fosse arrivata oggi, avrei scelto un look totalmente diverso.

E se ci penso mi viene anche un po’ da ridere perchè l’outfit che mi immagino mi piace tantissimo ma non lo indosserò mai 🙂

Un abito diverso per una donna diversa? Sicuramente un po’ sono cambiata, ma decisamente mi sono resa conto di essere la Francesca che ero prima. E per “prima” intendo quella degli anni in cui non mi ero ancora adeguata alla persona che avevo al mio fianco, quella dei tanti passi indietro, quella dei sogni abbandonati nel cassetto perchè al mio compagno di vita non sarebbero piaciuti.

Sono un po’ tornata ragazzina insomma, almeno per quanto riguarda i sogni, ma sono anche molto maturata grazie a nuove consapevolezze. L’unica cosa che mi dispiace è che probabilmente è tardi per realizzare tutte quelle cose che sono rimaste per anni in fondo a un cassetto.

Parlando di nuove consapevolezze, oggi più che mai ho capito che è sbagliato giustificare sempre i pessimi comportamenti altrui e che non devo farmi andare bene le persone solo perchè per loro nutro affetto. Ero conscia che dopo tanto lavoro di introspezione si arriva anche a fare “pulizia” di cose e persone, ma proprio in questi giorni ne vedo i risultati. Ma il lavoro non è ancora finito, anche se non penso manchi molto.

Da oggi l’abito non è più a casa mia, l’ho affidato a una cara amica che fa la stilista e che lo trasformerà in un capo nuovo. L’ho dato a una persona capace nel suo lavoro, ma che ha anche una sensibilità speciale e per questo non c’è stato molto da spiegare. Ora anche l’abito, come me, dovrà affrontare una rinascita, ma su una strada diversa dalla mia.