Racconti di fine estate: io, me e l’insopportabile settembre

La foto del post l’ho scattata l’ultima volta che sono stata a Firenze. Sono state giornate belle in compagnia di un’amica speciale. Oggi le ho promesso che torno presto, non vedo l’ora.

Quasi un’intera estate senza scrivere su The Jungle. Sto ancora cercando di capire se sia un bene o un male. Di cose da dire ne avrei una valanga, devo solo capire se sia il caso di condividerle o meno. Comunque possiamo ripartire per gradi dal grigio, il colore che ho voluto predominante nella mia casa, la tinta del mio nuovo smalto. Non ho ancora capito se è un colore che mi porta bene o meno, di sicuro mi piace e continuo a circondarmene.

In questi mesi sono successe molte cose, alcune degne di nota, altre meno, di sicuro nessuna però ha segnato in positivo la mia giungla. Una cosa buona però c’è stata, anche se comporta ancora più fatica di prima: sono nella mia nuova casa.

Pensavo che sarebbe stato un trasferimento traumatico, invece mi sono trovata benissimo. Chi mi conosce sa cosa comporti occupare una casa che fino a qualche mese fa era comunque una fonte di reddito, ma nonostante tutto sia difficile, pesante, complicato…io nella mia casetta da single mi sento a casa mia e questa è una cosa fantastica. Poi vabbè la casa è nel centro di una città di provincia, che mi sta stretta, ma non si può avere tutto.

E così tra uno scatolone e l’altro, tra un senso all’armadio e uno agli armadietti, è arrivato settembre. Il mese che non sopporto, il mese che mi sta stretto. Oggi poi è il 6 che da ormai 12 anni si caratterizza per eventi che hanno un influsso negativo. Però tutto serve e in questa decade e poco più ho imparato che se ho un senso di mal di stomaco nel fare una cosa, anche se sembra una figata pazzesca, allora non la devo fare.

Anche oggi, 6 settembre, ho avuto la conferma che devo dare retta alle mie sensazioni e che quindi se avverti che qualcuno non è sincero con te, non vuole davvero il tuo bene, ma agisce per il proprio egoismo, allora è meglio evitarlo. Invece no, anche stavolta dovevo sbatterci la faccia e farmi male. E non lo nego, mentre scrivo queste righe ho vicino a me un calice di Pinot nero e sto sgarrando la dieta che da ormai dieci giorni stavo seguendo alla lettera. Del resto, come dice la mia amica Giulia con la quale ho avuto una stretta corrispondenza messagistico-telefonica per affrontare meglio questa giornata nefasta, tutte le diete hanno un giorno di sgarro.

Era il 6 settembre del 2008 quando, in una giornata di fine estate, andavo ad una sorta di festa, di bianco vestita e con un bouquet in mano. Nonostante le scarpe da Cenerentola, costate più del vestito ma credetemi nel valeva la pena, è stato poi evidente che non c’era nessuna favola. Da quel giorno lì, e per i primi sette anni non mi sono mai data una spiegazione, questa data mi regala sempre spiacevoli situazioni. Ma per assurdo sono anche quelle che mi aprono gli occhi, seppur regalandomi momenti di indimenticabile sofferenza, che però mi aiutano a vedere la vita così com’è davvero.

Quando è iniziata l’avventura di The Jungle speravo di poter raccontare una storia di riscatto. Pensavo di poter scrivere in breve tempo di aver raggiunto gli obiettivi che per scelte diverse avevo accantonato da tempo. Oggi il bilancio è abbastanza deludente. Il riscatto non c’è e inizio a pensare che forse The Jungle mi è servito per capire che non tutte le storie hanno un lieto fine. Di sicuro però, a suon di delusioni, in questi anni ho imparato molte lezioni. Ancora però non ho appreso come non abbassare la guardia da chi finge di essere interessato a te, ma invece vuole solo una soluzione per sfuggire dai propri problemi.

Il fatto è che le mie sensazioni dicevano giusto, poi come sempre però ho il brutto vizio di sopravvalutare le persone o meglio, di vedere il buono in loro. Lo dico a me e lo dico a tutte le persone che come me, inspiegabilmente dato il quotidiano lavoro di introspezione, continuano a cadere dalla padella alla brace.

Circondatevi di persone che vogliano stare con voi e che sappiano il perché, lasciatevi amare da qualcuno che pensi che siete la persona per cui vale la pena. Oggi volevo parlare anche di appuntamenti 😊 e di madamino, ma il post per lo stile del mio blog è già troppo lungo, quindi magari ne parlo un’altra volta.

Anche perché oggi i miei direct di instagram pullulano di messaggi su come esorcizzare questo settembre, quindi è tempo di dedicarmi agli amici, che fortunatamente sono la parte bella della mia vita. Dalla giungla e il pinot nero per oggi è tutto insomma 😊

Colonna musicale un classicone, il mio amato Vasco: “Senza parole”

La foto del post l’ho scattata l’ultima volta che sono stata a Firenze. Sono state giornate belle in compagnia di un’amica speciale. Oggi le ho promesso che torno presto, non vedo l’ora.

Distanze percorse, distanze accorciate: quando l’imprevisto ti sorprende in positivo

Un martedì mattina di ottobre a Parma

A volte lasciarsi andare all’imprevisto può riservare piacevoli sorprese. In questi mesi avevo più volte immaginato le 48 ore dopo il divorzio come qualcosa di completamente diverso da come è poi andata. Risultato: sto meglio del previsto, ho avuto delle belle giornate e ho incontrato le persone giuste al momento giusto. Strano a dirsi, ma è andata proprio così. Non è che non abbia i miei momenti “no” sia chiaro, ma li vivo con una diversa consapevolezza.

Solo qualche settimana fa avevo deciso di andare via qualche giorno da sola, in qualche città di mare non troppo lontana, non solo per respirare un po’ di iodio ma anche per risolvere una questione aperta ma che sembra voler rimanere in sospeso…odio le cose non risolte ed è per questo che quando i piani sono cambiati per arrivare a una soluzione, ho valutato la possibilità di rivedere i miei programmi. Poi però….come sempre accade con le questioni che non vogliono arrivare al nocciolo, ecco che lo stato di limbo mi ha portata a fare un’altra scelta, pensando prima di tutto a me.

E così in poche ore, dopo aver svolto i tanto attesi adempimenti burocratici in tribunale, ho preso la macchina e mi sono diretta in Emilia, per la precisione a Parma, a trovare una delle mie più care amiche.

Prima scelta azzeccata, anzi super azzeccata. Stare da lei, dormire a casa sua e svegliarmi in una città diversa è stato fondamentale. Del resto ci sono momenti che segnano una ripartenza e a volte prendere una nuova strada, non solo in senso letterale, ha ancora più efficacia.

Parma è bellissima, ho camminato, mangiato senza stress da dieta, fatto un po’ di shopping…ma soprattutto ho respirato. E’ quasi una settimana che avverto una sensazione di “leggerezza”. Resta la consapevolezza dei mille problemi, dell’incertezza lavorativa che va di pari passo con quella economica, ma ho ritrovato un’energia positiva. Chissà, magari mi porterà fortuna. Di sicuro mi fa dormire bene e dopo anni di insonnia è un grande traguardo.

Seconda decisione azzeccata è stata quella di approfittare di una strana congiunzione astrale, che negli ultimi due anni non so se per agenti esterni o interni alla vicenda non era mai arrivata, e spostarmi a Bologna per vedere qualcuno che dovevo vedere da tempo.

Ci sono persone che il destino decide di far entrare nelle nostre vite, ma che per questioni chilometriche o lavorative restano per l’appunto “a distanza”. Sono persone con le quali condividi pensieri, riflessioni e che con il tempo apprezzi per le loro qualità.

Ma il tutto avviene da lontano, senza un contatto visivo, fino a quando ci si ritrova appunto nel posto giusto al momento giusto. E così ho avuto un martedì pomeriggio inaspettatamente perfetto. Non che non conoscessi il valore di chi c’era dall’altra parte ma non è sempre detto che buone amicizie a distanza possano esserlo anche da vicino.

E dopo quattro ore di assoluta serenità ecco che entrata in autostrada per tornare a casa mi sono beccata dieci chilometri di coda a Modena. Maledetta giungla che ti riporta sempre alla realtà!

Il rientro a casa è stato un po’ più difficile delle ore precedenti, ma credo che la cosa importante sia trasformare il senso di fallimento in qualcosa di costruttivo. Non so se ci riuscirò, ma come sempre ho la testa dura, quindi continuerò a sfondare le porte della vita sperando prima o poi di aprire quella giusta.

E nel mentre mi riprogrammo a breve un week end a Parma con la mia amica, perché abbiamo un posto da visitare e come sempre molto da raccontarci. Ah, e stasera pizza, del resto i carboidrati fanno bene all’umore 🙂