Racconti di fine estate: io, me e l’insopportabile settembre

La foto del post l’ho scattata l’ultima volta che sono stata a Firenze. Sono state giornate belle in compagnia di un’amica speciale. Oggi le ho promesso che torno presto, non vedo l’ora.

Quasi un’intera estate senza scrivere su The Jungle. Sto ancora cercando di capire se sia un bene o un male. Di cose da dire ne avrei una valanga, devo solo capire se sia il caso di condividerle o meno. Comunque possiamo ripartire per gradi dal grigio, il colore che ho voluto predominante nella mia casa, la tinta del mio nuovo smalto. Non ho ancora capito se è un colore che mi porta bene o meno, di sicuro mi piace e continuo a circondarmene.

In questi mesi sono successe molte cose, alcune degne di nota, altre meno, di sicuro nessuna però ha segnato in positivo la mia giungla. Una cosa buona però c’è stata, anche se comporta ancora più fatica di prima: sono nella mia nuova casa.

Pensavo che sarebbe stato un trasferimento traumatico, invece mi sono trovata benissimo. Chi mi conosce sa cosa comporti occupare una casa che fino a qualche mese fa era comunque una fonte di reddito, ma nonostante tutto sia difficile, pesante, complicato…io nella mia casetta da single mi sento a casa mia e questa è una cosa fantastica. Poi vabbè la casa è nel centro di una città di provincia, che mi sta stretta, ma non si può avere tutto.

E così tra uno scatolone e l’altro, tra un senso all’armadio e uno agli armadietti, è arrivato settembre. Il mese che non sopporto, il mese che mi sta stretto. Oggi poi è il 6 che da ormai 12 anni si caratterizza per eventi che hanno un influsso negativo. Però tutto serve e in questa decade e poco più ho imparato che se ho un senso di mal di stomaco nel fare una cosa, anche se sembra una figata pazzesca, allora non la devo fare.

Anche oggi, 6 settembre, ho avuto la conferma che devo dare retta alle mie sensazioni e che quindi se avverti che qualcuno non è sincero con te, non vuole davvero il tuo bene, ma agisce per il proprio egoismo, allora è meglio evitarlo. Invece no, anche stavolta dovevo sbatterci la faccia e farmi male. E non lo nego, mentre scrivo queste righe ho vicino a me un calice di Pinot nero e sto sgarrando la dieta che da ormai dieci giorni stavo seguendo alla lettera. Del resto, come dice la mia amica Giulia con la quale ho avuto una stretta corrispondenza messagistico-telefonica per affrontare meglio questa giornata nefasta, tutte le diete hanno un giorno di sgarro.

Era il 6 settembre del 2008 quando, in una giornata di fine estate, andavo ad una sorta di festa, di bianco vestita e con un bouquet in mano. Nonostante le scarpe da Cenerentola, costate più del vestito ma credetemi nel valeva la pena, è stato poi evidente che non c’era nessuna favola. Da quel giorno lì, e per i primi sette anni non mi sono mai data una spiegazione, questa data mi regala sempre spiacevoli situazioni. Ma per assurdo sono anche quelle che mi aprono gli occhi, seppur regalandomi momenti di indimenticabile sofferenza, che però mi aiutano a vedere la vita così com’è davvero.

Quando è iniziata l’avventura di The Jungle speravo di poter raccontare una storia di riscatto. Pensavo di poter scrivere in breve tempo di aver raggiunto gli obiettivi che per scelte diverse avevo accantonato da tempo. Oggi il bilancio è abbastanza deludente. Il riscatto non c’è e inizio a pensare che forse The Jungle mi è servito per capire che non tutte le storie hanno un lieto fine. Di sicuro però, a suon di delusioni, in questi anni ho imparato molte lezioni. Ancora però non ho appreso come non abbassare la guardia da chi finge di essere interessato a te, ma invece vuole solo una soluzione per sfuggire dai propri problemi.

Il fatto è che le mie sensazioni dicevano giusto, poi come sempre però ho il brutto vizio di sopravvalutare le persone o meglio, di vedere il buono in loro. Lo dico a me e lo dico a tutte le persone che come me, inspiegabilmente dato il quotidiano lavoro di introspezione, continuano a cadere dalla padella alla brace.

Circondatevi di persone che vogliano stare con voi e che sappiano il perché, lasciatevi amare da qualcuno che pensi che siete la persona per cui vale la pena. Oggi volevo parlare anche di appuntamenti 😊 e di madamino, ma il post per lo stile del mio blog è già troppo lungo, quindi magari ne parlo un’altra volta.

Anche perché oggi i miei direct di instagram pullulano di messaggi su come esorcizzare questo settembre, quindi è tempo di dedicarmi agli amici, che fortunatamente sono la parte bella della mia vita. Dalla giungla e il pinot nero per oggi è tutto insomma 😊

Colonna musicale un classicone, il mio amato Vasco: “Senza parole”

La foto del post l’ho scattata l’ultima volta che sono stata a Firenze. Sono state giornate belle in compagnia di un’amica speciale. Oggi le ho promesso che torno presto, non vedo l’ora.

In attesa della regia perfetta

La vita è fatta senza dubbio di incontri che a volte però sono più come degli scontri. Nel senso che ti ci imbatti in maniera così improvvisa e prepotente, da rimanerci un po’ tramortito.  Il problema resta poi capire se il destino ti sta offrendo finalmente qualcosa di bello o l’ennesimo problema da affrontare. Magari però ti sta solo preparando a qualcosa di meglio, ma per comprenderlo devi comunque passare da lì.

E anche vero però che in certi momenti è lecito prendersi ciò che di bello il destino ti offre, senza vivere con il dubbio che sia prossima la fregatura. Quando accade, anche le persone più determinate a non farsi “fregare” giocando sempre in difesa, le barriere poi le abbassano e si lasciano travolgere. Accade, prima o poi accade a tutti.

Ci riflettevo ieri sera dopo aver visto il nuovo film di Woody Allen, pensando a quanto possa far bene una ventata di romanticismo nella vita di tutti noi, la mia compresa. La cosa mi è tornata in mente anche oggi, in un tranquillo mercoledì di dicembre, durante una singolare merenda. Anche se, a dir la verità, io di gesti romantici ne ho ricevuti davvero pochi. Forse però, riflettendoci, farebbe bene anche a me. Così come guardando sul grande schermo New York credo di dover al più presto regalarmi un viaggio 😊

E per romanticismo non intendo un fiore o un regalo, gesti bellissimi si, ma che forse non riescono a dare la scossa necessaria a un cuore malandato. Per “defibrillarlo” a volte, serve qualcosa di molto più inaspettato, qualcosa di perfetto, al momento giusto, nel posto giusto. Dove, come, quando non si sa! Bisogna solo credere che prima o poi succederà!

Chissà come mai poi, le combinazioni giuste della tua mente, le vedi proiettate in un film. In attesa della perfetta regia, sarà comunque piacevole immaginare coincidenze bellissime che ti lasciano senza parole. Un po’ come quando assaggi un pasticcino con le more, alla vista bellissimo e al gusto deliziosamente soddisfacente.

A Viola, Fra e a tutti quelli che: “a noi la normalità ci schifa”

Riflessioni al calar del sole

Premessa: non a tutti piace la normalità, a me compresa.

Detto questo, inizio a riflettere sul fatto che forse la chiave del successo in tema di relazioni amorose è che se una parte è totalmente al di fuori dall’ordinario, allora l’altra deve rientrare nei canoni della “normalità”. Del resto le coppie di successo che conosco sono così.

C’è anche da dire che alcune persone, che per proprietà caratteriali sono definibili “particolari”, sembra siano destinate ad essere una calamita per folli.

E su questo punto, da un po’ di tempo a questa parte, mi sento meno sola 🙂

Perchè come direbbe la mia amica Viola (nome di fantasia, ma solo il nome perchè lei esiste e davvero è la testimonianza che nelle sfighe non si è mai soli): “La normalità a noi ci schifa”.

Oggi, insomma, se non lo avevate ancora capito parliamo d’amore. Ebbene si, è tempo di sentimenti nella giungla di Francesca, ma anche in quella di Viola e di tutti gli altri, donne e uomini, che come noi sono schifati dalla normalità.

La storia ormai si ripete da anni. Conosciamo qualcuno di carino, ci sembra un tipo a posto, ma bastano pochi giorni per capire che non è così. Nel frattempo tutti i nostri amici si fidanzano, si sposano, alcuni si lasciano ma poco dopo si innamorano e si fidanzano di nuovo. Ma noi no, Viola e la Fra, loro sono da anni in una costante: il tizio strano.

C’è da dire che forse anche noi ci mettiamo del nostro perchè sarebbe cosa buona e giusta, alle prime avvisaglie di dramma, allontanarsi dal pericolo. Ma noi no, a noi il brivido serve e così tutto si evolve ma tutto resta come prima.

E per non farci mancare nulla, nelle nostre vite ci sono loro, quelli che escono dalla tuo raggio d’azione, ma non escono mai davvero, quelli che sono e saranno il tuo punto debole, quelli che ci sono o non ci sono è lo stesso perchè tanto le giornate te le cambiano nel bene o nel male comunque. E probabilmente lo sanno anche loro.

E così ci ritroviamo a fare 200 chilometri per poi sentirci dire “A volte vorrei scriverti poi passa il momento, ma tu scrivimi”, oppure a trasferirci per mesi e mesi nella sua città senza mai incontrarlo, oppure a lunghi silenzi a un semplice messaggio per sapere come sta, per poi settimane dopo riceverne uno assolutamente spiazzante. Poi spediamo cartoline, cerchiamo confronti che riaprono cicatrici, insomma, un sacco di cose che potrebbero essere evitate.

E quando cerchiamo il chiodo per schiacciare il chiodo..Marte, Giove, Urano, Plutone e chi ne ha più ne metta, fa in modo che si caschi dalla padella alla brace. E nel mentre facciamo cose assurde come accompagnare la nostra amica dal suo grande amore e poi doverla trascinare nel luogo previsto perchè si è impalata e la paura ha preso il sopravvento.

Con il senno di poi…penso che forse sarebbe meglio disertare certi appuntamenti che non ci crea il destino ma noi stessi, forse per risparmiarci un po’ di quell’amara consapevolezza che per certe persone non saremo mai una priorità.

Ma non finisce qui, perché con l’estate sono arrivati nuovi segnali di pericolo incombente 🙂 O meglio di chat contrastanti..

Non ci resta che attendere le prossime mosse.. nel frattempo cercheremo di sdrammatizzare come sempre.

Questo post lo dedico proprio a Viola, un’altra lottatrice con il cuore di panna <3.  Lei sa perchè.

La Fra e le tre moschettiere: gita ad Alssio per cuori solitari

Alassio…

Ero partita per fare un post triste, anzi in realtà l’avevo scritto, poi sono passati i giorni e il testo era lì, sul mio telefono, ma non l’ho mai pubblicato su The Jungle.

Il motivo: non lo so!

So solo che quando sono tornata da Alassio, dove sono andata per una serie di vicissitudini, ho capito che non ho più bisogno di dare nuovi volti a luoghi vecchi. Ebbene si, quella piccola perla della Liguria è stata per anni meta di rifugio per brevi fughe dalla città con Mr Money. Ed è proprio in quei luoghi che, poco prima che scoppiasse la bomba, avevo intuito che c’era qualcosa che non andava. Ma all’epoca non stavo benissimo e così, sdraiata sotto l’ombrellone, ricordo di aver scacciato dalla mia testa quella strana sensazione che avevo provato e mi ero rimessa a leggere il libro.

Con il senno di poi….ho fatto male. Di sicuro, se avessi affrontato la questione, forse mi sarei evitata molta sofferenza dopo, ma non ero in forze e me lo perdono. In realtà mi sono perdonata un sacco di cose, perchè comunque nessuno di noi è perfetto, quindi a volte credo sia solo importante capire quanto è successo e fare tesoro di certi insegnamenti, che personalmente penso possano arrivare solo da noi stessi.

Ad Alassio da single ci ero già tornata l’estate scorsa e percorrendo il budello non ero stata benissimo, lo ammetto, proprio in quel momento avevo capito che ci sarei dovuta tornare con calma.

Il destino poi ci ha messo lo zampino, come spesso accade, e così in Liguria ci sono tornata per una serie di motivi di cui magari parlerò in un altro post. Accompagnata da tre care amiche, che sono state preziosissime in questa avventura, sono così partita per “salutare” il mare d’inverno, nel vero senso della parola perchè alla primavera mancavano pochissimi giorni.

Lo ammetto, non è stato facile rivedere le spiagge, gli angoli, i ristoranti, gli scorci, le gallerie d’arte….insomma, è stato come essere travolti da un vento fortissimo, una tormenta di ricordi e di sensazioni.

E così in un soleggiato e limpido giovedì mattina di marzo, vagando su una spiaggia un po’ persa, qualche lacrima è scesa….voltandomi però ho trovato un angioletto pronto a tendermi un fazzoletto e a dirmi: “vuoi star da sola o ti va un po’ di compagnia?”.

Ed è li, vedendo arrivare le altre due moschiettere pronte a incidere sulla sabbia una scritta che riportava il nome del soggetto di cui sopra con l’aggiunta di un hashtag che non stiamo a riportare ma di cui abbiamo documentazione fotografica, che FraD’Artagnan ha ritrovato il sorriso.

Ancora una volta, insomma, non posso che dirmi che fortunata ad avere amici così!

Per il resto, direi che la riassumiamo con le parole di un video che io e la mia compagna di stanza – che cercava di intrattenermi dopo una notte insonne – abbiamo trovato su YouTube: “Cinque sono le lettere che accompagnano la parola amore….proprio come merda!”.

“ Decisi di riprendere in mano la mia vita e incominciare un diario…”

“E così presi una grande decisione, mi dovevo assicurare di non ritrovarmi l’anno prossimo mezza ubriaca ad ascoltare FM Nostalgia…le canzoni più belle per gli ultra trentenni. Decisi di riprendere in mano la mia vita e incominciare un diario”. (Bridget Jones)

Eccomi qui, a poco più di venti giorni dalla fine dell’anno, mi ritrovo più o meno nella stessa situazione dello scorso dicembre. Sostanzialmente, nonostante tutti i buoni propositi, poco è cambiato a livello generale, soprattutto per quanto riguarda la situazione lavorativa.

Decine e decine di curriculum dopo, insomma, son sempre qui. Arriverà mai una svolta?

Il lavoro non va, il 2018 è stato pesantissimo e con la sua coda velenosa mi ha portato via Ira, tutto è difficile e pesante. E’ come vivere 365 giorni avvolta nella nebbia, in un territorio che conosci bene, che spesso ti ostile, ma che non riesci a contrastare fino in fondo per la foschia che rende tutto poco chiaro.

E cosa si fa quando è tutto una autentica schifezza?!? Si cerca di distrarsi con le cose frivole, ma ovviamente low cost perchè se no sarei già in vacanza al caldo 🙂

Mi sento molto Bridget Jones, all’inizio del suo diario. Non solo perchè entrambe giornaliste ormai con la penna prossima al chiodo, non solo per lo status di single e per il fatto che anche io ultimamente passo un sacco di tempo ad ascoltare canzoni romantiche ad alto volume, ma anche per il disincanto nell’avvicinarsi al nuovo anno. Del resto il blog è un diario 🙂

E così…

Decisione n.1: perdere peso, giusto per tornare a quella bella sensazione di settembre nell’infilarmi i jeans dopo l’estate e vederli salire senza doversi buttare sul letto per chiuderli (anche perchè ormai il metabolismo è quello dei 40 e non più dei 30)

Decisione n.2: aumentare l’attività sportiva come valvola di sfogo e diminuire gli aperitivi consolatori. Fare più meditazione, aumentare il tempo dedicato allo yoga.

Decisione n.3: ascoltare le amiche e iniziare a frequentare persone dolci e premurose. Uomini che ci sono, insomma, e che ti fanno capire che ti vogliono vedere.

Decisione n.4: evitare gli uomini egoisti, complicati, complessati o squilibrati. Smettere insomma di vedere le persone migliori di come sembrano.

Le altre ventimila decisioni le prenderò poi, anche perchè direi che già questi quattro punti richiedono molto, ma davvero molto impegno.

Quindi la dieta è iniziata, l’illusione di un nuovo super gel drenante che mi farà diventare le gambe due acciughine pure…..con i punti 3 e 4 mi sto impegnando. Direi che per oggi è tutto.

L’eterna storia di lei, lui e l’altro…. e di “quello”

Giornate grige…

Il tempo è impazzito ma anche l’universo dei sentimenti mi sembra sempre più folle. Negli ultimi mesi il gruppo delle single nella mia sfera di amicizie è aumentato e non di poco. Coppie che si sono lasciate dopo molti anni, amori sbocciati da qualche mese e che sembravano andare a gonfie vele che ad un tratto sono finiti, così, come un soffio su una candela accesa. Quello che si spegne al primo colpo e lascia una scia di fumo grigiastra.

Poi vabbè ci sono quelle che sono un po’ come me e sembrano condannate a incontri che non hanno un che di definito e quelle che tornano sempre indietro verso l’uomo da evitare anche se sanno perfettamente che non va bene per loro.

Alcune rotture, non lo nascondo, sono convinta porteranno per queste meravigliose ragazze a storie migliori, con uomini più maturi. Altre mi hanno colpita molto perché sono sicura che da entrambe le parti ci sia ancora molto amore e spero – anche se non sono una sostenitrice della minestra riscaldata – che un giorno possano tornare a percorrere la stessa strada. Nel frattempo gli auguro di individuare ciò che davvero li rende felici e realizzati. Che è un po’ quello che auguro a me, che so perfettamente cosa voglio, ma che non vedo mai concretizzarsi e da troppo tempo. E quando parlo di me intendo della mia vita in generale.

Da un lato c’è il piccolo esercito delle amiche single, dall’altro c’è quello degli amici maschi in cerca dell’amore….perchè diciamolo, ci sono un sacco di uomini meravigliosi che sono sfigati quanto noi.

Una cosa però l’ho capita. Per uno strano scherzo del destino, ci sono meccanismi che si ripetono un po’ per tutte:

Lei incontra “lui” e lui sembra esser pazzo di lei. Si frequentano, anche per poco, poi “lui” sparisce o comunque diventa indecifrabile. Così dopo un po’ lei decide di provare a frequentare “l’altro”, ma pur consapevole che “lui” è sempre nei suoi pensieri.

Un giorno in paradiso, cento all’inferno insomma, con gli amici che si dividono nei “è uno stronzo lascialo stare” e “dagli tempo magari ha bisogno di aprirsi, se non scrive, scrivi tu”.

E così “lei” scrive, ma non è come quelle pazze da un messaggio al giorno e che quando non vedono una risposta partono con gli insulti…sono più contatti a distanza di settimane, a volte con risposta, altre no.

Ed è proprio quando si sta mettendo giù il pensiero che “lui” all’improvviso si palesa, di solito con un messaggio ad affetto in tarda serata (quelli che ti fanno quasi cascare dal divano per intenderci 😉 ) e così lei va di nuovo in crisi esistenziale. E riparte il coro di “lascia perdere” e di “aspetta” ma alla fine i pro e i contro si uniscono e portano fuori l’anima sofferente nel tentativo di consolarla.

Di solito succede anche che dopo il messaggio ad effetto “lui” sparisca di nuovo o comunque non faccia nulla di concreto per far capire a “lei” che in realtà ci tiene davvero.

Baaaaammmmmm di nuovo l’inferno.

E mentre “lei” guarda fisso il telefono in attesa di “lui” ecco che WhatsApp ti manda una notifica ma è “dell’altro”, e così si riparte in un vortice di confusione che spesso va a finire ancora peggio. Perchè si, è proprio mentre la testa gioca a ping pong tra “lui” e “l’altro” che dal passato si palesa “quello”, ovvero l’uomo che ti ha spezzato il cuore e che ti ha fatto dire basta all’amore.

So per certo che in questi giorni un paio di “quello” hanno bussato a qualche porta. Quindi non so, magari, cari “lui”, provate a non fare i principini del mondo moderno e a dare un po’ di chiarezza a chi vi sta aspettando. A volte basta sedersi a un tavolo, parlarsi e dirsi quello che si prova o non si prova.

Nel senso che fare un piccolo sforzo e uscire un attimo dal proprio pianeta io centrico può rivelarsi meno complicato di come sembra, stessa cosa per le principesse sia chiaro 🙂

Baci e abbracci alle mie amiche single, di storie così ne parleremo all’infinito nelle nostre serate, con i nostri calici di vino e trovando sempre il modo di strapparci una risata a vicenda <3

Un abbraccio anche a tutti gli amici single della nostra vita, che ascoltano le nostre paturnie e che cercano ogni volta di darci il punto di vista maschile, che puntualmente prendiamo in malo modo e rigettiamo dal nostro intelletto. Del resto Marte e Venere difficilmente riescono a dialogare, anche per quelle come me che per segno zodiacale sono un po’ “marziane”.

In attesa: la settimana dei sentimenti contrastanti

Volar via…

Ci sono settimane che sono decisamente più difficili di altre. Sono quelle che precedono una data che inevitabilmente chiuderà una parte importante della tua vita. E sono giorni di sentimenti contrastanti, dove quando meno te lo aspetti arriva un flashback che ti riporta a rivivere il brutto e il bello di ciò che è stato, anche se il brutto sembra prevalere sempre e comunque.

Sono giorni difficili, almeno per me che li sto affrontando, ancora una volta con la certezza che li supererò, ma senza la consapevolezza di cosa mi riserveranno le emozioni.

Da un lato vuoi che arrivi quel momento, dall’altro sai più o meno cosa ti aspetta e speri di avere 24 ore in più. “Starai bene” dicono alcuni, “starai malissimo” replicano altri. Io non lo so come starò, riesco solo a sapere come sto adesso. L’unica cosa che ho la certezza di voler poter fare martedì prossimo? Salire sul primo volo utile e staccare la spina per qualche giorno…..ma non sarà possibile 🙁

Ancora una volta però nella mia pazza giungla ho la mia famiglia che mi fa capire che se ho bisogno c’è una scialuppa di salvataggio pronta a portarmi a riva, ma che lo fa più con segnali di fumo che con messaggi diretti. E fa così perchè mi conosce da 36 anni e sa che questi sono anche i momenti dove approcciarsi a me con il metodo sbagliato sarebbe un po’ come prendersi un boomerang dritto sui denti. Del resto lo so io, lo sanno loro, proprio questo lato del mio carattere, che spesso e volentieri è più un difetto che un pregio, anche questa volta sarà il motore per farmi rialzare.

Poi ci sono gli amici, vecchi e nuovi, che in queste settimane mi hanno dimostrato ancora una volta che sono una persona fortunata. C’è l’amica del liceo, quella che vedi poco, ma che arriva sempre nel momento giusto con le parole perfette. Ci sono le amiche che organizzano una birra a metà settimana, quelle con cui fai le cose più assurde, dagli “scacciasfiga” ai discorsi più profondi di sempre. C’è chi ci è passato e semplicemente ti guarda con occhi dolci perchè sa. C’è chi arriva al volo per il caffè d’emergenza e in dieci minuti organizza una pizza a casa sua perchè vede che sei uno straccio, per un sacco di motivi, e vuole solo tirarti su o ascoltarti se hai bisogno di dire qualcosa.

Sono anche momenti, quelli che precedono queste date,  in cui inaspettatamente si palesa una strana forma di cinismo, un modo di pensare che non è nella tua natura ma che torna e ritorna nella tua testa, nei tuoi pensieri. E proprio questo atteggiamento a spaventarti di più, perchè non ti appartiene. Ma il fatto che non aiuti a farti stare meglio, forse è anche il segnale che non hai proprio smesso di crederci del tutto.

A volte anche l’abito bianco merita una rinascita, ma su una strada diversa dalla tua

Bianco e pizzo

Alla fine l’ho fatto. Ci ho messo qualche anno a decidermi, ma ieri ho recuperato il mio abito da sposa. Era in una scatola rossa che negli ultimi nove anni ha fatto un po’ di giri, prima era a casa dei miei, poi è arrivato nella mia attuale abitazione. Era sempre li però, chiuso nel suo contenitore, volutamente un po’ messo da parte per far finta che non ci fosse. Un po’ come quelle cose dove ti cade lo sguardo per un minuto e quando te ne rendi conto giri in fretta la testa.

Ieri però è andata così (complice anche il riposo forzato che mi ha portato a nuove consapevolezze) e sono molto felice dell’esito perché ho avuto la prova che lavorare davvero su se stessi  – perchè c’è un sacco di gente che dice di farlo ma in realtà continua a darsi le risposte che vuole con pessimi risultati direi – le soddisfazioni poi arrivano. Piccole rivincite personali che in un momento dove sei stanca mentalmente e fisicamente portano un po’ di ottimismo.

Immaginavo il momento dell’apertura della scatola della verità come un trauma da stenderti a terra, con scene assurde come quelle che si vedono nei film. Ebbene si, solo fino a qualche tempo fa mi immaginavo che avrei indossato l’abito bianco e in lacrime mi sarei ubriacata con una bottiglia di vino rosso, il trucco sfatto e i capelli per aria.

Invece….nessuna reazione di questo tipo, ma qualcosa di molto più equilibrato. Un po’ di male l’ha fatto, questo è ovvio, ma questo gesto mi ha semplicemente confermato che ho ritrovato un po’ di serenità, almeno per quanto riguarda la separazione che tra poche settimana diventerà divorzio.

E così ho levato l’abito bianco dalla sua fodera, l’ho appeso, l’ho osservato e non mi ci sono riconosciuta più. Ho pensato che il pizzo era bellissimo, che il vestito era elegantissimo, ma che se la scelta di diventare moglie fosse arrivata oggi, avrei scelto un look totalmente diverso.

E se ci penso mi viene anche un po’ da ridere perchè l’outfit che mi immagino mi piace tantissimo ma non lo indosserò mai 🙂

Un abito diverso per una donna diversa? Sicuramente un po’ sono cambiata, ma decisamente mi sono resa conto di essere la Francesca che ero prima. E per “prima” intendo quella degli anni in cui non mi ero ancora adeguata alla persona che avevo al mio fianco, quella dei tanti passi indietro, quella dei sogni abbandonati nel cassetto perchè al mio compagno di vita non sarebbero piaciuti.

Sono un po’ tornata ragazzina insomma, almeno per quanto riguarda i sogni, ma sono anche molto maturata grazie a nuove consapevolezze. L’unica cosa che mi dispiace è che probabilmente è tardi per realizzare tutte quelle cose che sono rimaste per anni in fondo a un cassetto.

Parlando di nuove consapevolezze, oggi più che mai ho capito che è sbagliato giustificare sempre i pessimi comportamenti altrui e che non devo farmi andare bene le persone solo perchè per loro nutro affetto. Ero conscia che dopo tanto lavoro di introspezione si arriva anche a fare “pulizia” di cose e persone, ma proprio in questi giorni ne vedo i risultati. Ma il lavoro non è ancora finito, anche se non penso manchi molto.

Da oggi l’abito non è più a casa mia, l’ho affidato a una cara amica che fa la stilista e che lo trasformerà in un capo nuovo. L’ho dato a una persona capace nel suo lavoro, ma che ha anche una sensibilità speciale e per questo non c’è stato molto da spiegare. Ora anche l’abito, come me, dovrà affrontare una rinascita, ma su una strada diversa dalla mia.

E se a sentir il profumo di rose realizzi che….

rose belle, rose profumate…

La quotidianità ti porta inevitabilmente a scontrarti con la dura realtà. Oggi ero a un concorso di rose e ho avuto l’ennesima illuminazione in questi tre anni di analisi, autoanalisi e rinascita. Si tratta di una manifestazione che mi piace davvero molto, anche perchè ideata da una donna speciale. Ero lì, intenta a scegliere la mia rosa preferita, quando rispondendo alla battuta di un conoscente in merito al mio status di donna single, mi sono resa conto che sono secoli che non ricevo una rosa.

E per ricevere una rosa non intendo gli amici che ti regalano i fiori per il compleanno, ma un gesto romantico da parte di un uomo che vuole omaggiarti con un fiore per dirti che sei speciale.

Bammmm l’ennesima porta in faccia virtuale che però fa un male cane come se fosse vera!

Mi capita sempre più spesso di rendermi conto che nella mia vita di coppia, in generale, non sono la parte che riceve le attenzioni ma sono quella che mette in primo piano le esigenze e la felicità dell’altro. A questa riflessione che rimbomba in testa in modo assordante un po’ come un martello pneumatico alle sette di mattina, aggiungerei anche il fatto che sono arrivata alla conclusione che in fatto di uomini…. scelgo sempre persone molto egoiste.

Quelli che non si interessano davvero a te, alle tue passioni, o semplicemente a come stai. Persone che non si accorgono nemmeno che ti senti male anche se sei davanti a loro con 40 di febbre e che se ne rendono conto solo se intuiscono che hai altro da fare quel giorno e che così non puoi star dietro a loro.

Quando finirà tutto ciò?

Finirà nel momento in cui troverò qualcuno in grado di porgermi una rosa, anche in senso metaforico ovviamente. Quando mi accorgerò che dall’altra parte ci sarà qualcuno veramente interessato a me, a quello che faccio, a cosa penso e a come mi sento.

Il traguardo mi sembra ancora un bel po’ lontano ma chissà….