“Un caffè? si, grazie”: quando le amiche ti fanno il training per ricominciare

“Fra, ripeti. Un caffè? si, grazie”.  E io in più messaggi ho fatto i compiti.

Il training me l’ha imposto la mia amica Emma dopo una sorta di fuga inconscia da un uomo bellissimo.  Era una mattina di qualche mese fa quando, all’interno dell’ufficio postale, mi sono scontrata con questa sorta di fotomodello. Fogli ovunque, io che aiuto lui, lui che aiuta me, fino a quando mi propone un caffè. E io…probabilmente presa da un’inconscia forma di panico, ho risposto: “no scusa sono in ritardo al lavoro”.

Sono bastati tre minuti di lucidità per farmi pentire del rifiuto e per darmi la certezza che non avrei mai più rivisto l’uomo sexy con la cravatta.  Ovviamente come sempre l’ho buttata sul ridere con le amiche e se alcune mi hanno presa in giro per settimane, Emma ha deciso che era il momento di farmi fare i compiti e così, cellulare alla mano mi ha mandato un messaggio vocale imponendomi di intonare con convinzione la frase: “Un caffè? si, grazie volentieri”.

Ho fatto i compiti, e lei lo sa, ma sa anche che probabilmente nel mio universo – al momento – non ruotano uomini pensanti single con i quali poter costruire qualcosa….quindi se anche il caffè c’è stato, di sicuro è arrivato o con la persona sbagliata o con quella che non ha nulla da offrirti per costruire qualcosa insieme. Sarà sempre per quella cosa delle energie negative o sarà che non ho voglia di investire in qualcosa davvero, non l’ho ancora capito ma al momento va così. Tra le buone notizie però  c’è che il capitolo “madamino” sembra essere ufficialmente chiuso.

E se Emma mi fa fare i compiti con il caffè, ci sono anche gli altri amici che da giorni mi stanno ripetendo “ma almeno un fidanzato per l’estate te lo devi trovare”. Un po’ come se l’estate sia per forza il tempo dell’amore.  Sarà che sono fatta strana ma, pensando all’estate, mi vengono in mente solo il sole, la spiaggia, il mare e un buon mojito in compagnia degli amici.

Quindi più che un’estate alla ricerca dell’amore, mi auguro un’estate all’insegna del relax e del tempo da dedicare alle cose che piacciono a me. La vedo dura visto che tra pochi giorni inizierò una nuova avventura lavorativa, ma ho intenzione di fare il possibile per riuscirci.

Olivia e Amanda: quando le donne forti sono sfigate in amore….e se va male a loro!

Da quando il blog ha preso vita la frase più ricorrente che mi sento dire è: “Sei un po’ la Carrie Bradshaw comasca”. Direi proprio di no. Però mi rendo conto che l’ideale della donna single è per molti solo “Sex & The City”. Sebbene la serie mi sia piaciuta moltissimo – la guardo e la riguardo quando ho occasione – come ho già detto in passato in Carrie mi ci riconosco ben poco.

Carrie non è il mio ideale di donna, ma di sicuro anch’io ho una vera e propria passione per le serie tv e come molti, ho anche io le mie eroine: Olivia e Amanda.

Sono proprio loro, due donne in gamba e fortissime, a farmi sentire meno sola 🙂 perchè si, sono belle, brave, con le palle, vestite benissimo, ma sfigatissime in amore.  Olivia Pope e Amanda Clarke, le protagoniste di “Scandal” e “Revenge” hanno anche loro due giungle complicate.

E’ incredibile come spesso si trovi consolazione nel protagonista di un libro che stiamo leggendo, in quello di un film o di una serie tv. Razionalmente parlando forse non ha molto senso, ma quanto è bello sentirsi compresi pur sapendo che il personaggio in questione non sa?

Tra amanti, vecchi amori che tornano, amori mai espressi, fidanzati stronzi e egoisti, uomini sfruttatori e chi più ne ha più ne metta, ecco che anche queste due donne brillanti, intelligenti e sexy, riescono sempre a farsi fregare dall’amore.

In più in entrambe mi ci ritrovo in molte cose e tra queste l’abitudine di Olivia di riflettere sulla giornata appena vissuta seduta sul divano con un buon bicchiere di vino rosso……forse perché concludere così fa sembrare tutto meno deludente, oppure semplicemente perché è un ottimo sonnifero per le serate in cui prendere sonno sembra complicato.

E così mi domando:  esistono uomini in grado di dare amore a donne così? Per il momento la risposta per me è no. Credo che anche chi sostiene di preferire le sfide provando a uscire con donne imprevedibili e ingestibili, alla fine scelga il “domabile”.  Giusto o sbagliato non lo so, ma alla fine va sempre così.

Io più passa il tempo più mi vedo difficile. Ne parlavo questa sera con un’amica spiegandole come sia complicato, ora che ho riconquistato la mia libertà, pensare di rivedere il tutto per costruire qualcosa con qualcuno. E lei giustamente diceva che molte nostre coetanee la pensano come me.

Sarò mai pronta a condividere di nuovo i miei spazi e la mia vita? Al momento mi sembra improbabile, ma guardo al lato positivo: forse nel mio futuro non ci sarà l’uomo della mia vita, ma probabilmente avrò delle soddisfazioni professionali e una bellissima borsa di Prada., quella che invidio a Olivia!

 

Tagliare i rami secchi è difficile, ma ancora di più capire le piante da evitare

Sono quasi due anni che la mia vita è in continuo cambiamento. Non faccio in tempo a abituarmi a qualcosa che tutto all’improvviso cambia, sia nella vita privata che nel lavoro. Ma se per quanto riguarda la mia professione le nuove sfide sono stimolanti, nella vita privata continuo a incassare delusioni.

Chissà perché arriva un momento in cui realizzi che le persone a cui dai di più, quando hanno finito di spremerti per rubarti le energie positive e il bene che gli trasmetti, all’improvviso spariscono. Tagliare i rami secchi è difficile, ma ancora di più capire a priori a quali piante è meglio non avvicinarsi…. Più volte mi sono ripromessa di non dare il 100% a qualcuno che non lo merita, ma alla fine sono tornata sempre sui miei passi, sbagliando. Ho questo terribile difetto di vedere le persone migliori di come sono, mi illudo che in loro ci sia qualcosa di più, in realtà mi sbaglio e incasso solo delusioni.

Ma quando arriva il momento in cui si è in grado di avvertire, prima di sbattere l’ennesima testata contro un muro, l’egoismo di molti? Al momento mi risulta ancora difficile ma di sicuro ho imparato a non dare una terza o quarta possibilità. La seconda, purtroppo, continuo ancora a concederla.

Inizio a pensare che sia arrivato il momento di ricevere del “bello”. Non che mi manchi qualcosa, nonostante tutto mi ritengo una persona fortunata, ma ho davvero voglia di una novità. Qualcosa che ti sorprenda positivamente, qualcosa che ti faccia dimenticare quante persone negative hai fatto entrare nella tua vita e di quante energie hai speso per capire i loro comportamenti visto che non hai avuto il diritto di avere un ultimo confronto sincero. Quanti “ti voglio bene” detti senza vero sentimento, quante bugie.

Qualcosa di nuovo però c’è: una nuova professione. Una nuova avventura che nasce dalle mie esperienze precedenti e che verrà completata da nuovi interessi, studiando, lavorando sul campo e confrontandomi con professionisti seri e preparati.

Una novità che mi ha permesso di passare qualche giorno a Roma, dove, tra uno spostamento in taxi e l’altro, mi sono resa conto che non avere qualcuno a casa che ti aspetta rende tutto più semplice. Riuscire a immergersi anima e corpo in qualcosa, senza distrazioni o la preoccupazione di togliere attenzioni a qualcuno, al momento mi sembra una grande fortuna.

Inizio a pensare che forse per una volta qualcosa è arrivato al momento giusto….e mi auguro che accada di nuovo in futuro per tutto il resto.

Bilancio di compleanno: ripartire è un po’ come rinascere

ripartire da zero è un po’ come rinascere

Compiere gli anni è sempre un momento per fare il bilancio della propria vita. E quando tutto sembra andare a rotoli, fare i conti con se stessi fa un po’ paura.

E così domenica 16 aprile, giorno di Pasqua, ho compiuto 35 anni. Sicuramente è stata una giornata migliore del compleanno dell’anno precedente quando, fresca di separazione, ho passato la giornata chiusa in casa. Ricordo ancora la sensazione di ricevere il messaggio di Mr Money “Buon compleanno” e che fu anche la conferma che certe persone non ci arrivano proprio. Usare la parola “buon” quando sai di aver massacrato la persona alla quale stai scrivendo poi ….

Il mio bilancio è magro, ma non rinsecchito! Solo qualche anno fa a 35 anni mi immaginavo moglie, mamma e donna in carriera.  A 35 anni invece sono single, non ho figli, quindi l’unica speranza è che nel lavoro si muova qualcosa. La salute però è in ripresa.

Triste o felice ho comunque scelto di festeggiare. Qualcosa ho organizzato io, qualcosa altri, insomma c’è stato modo di celebrare questo momento in leggerezza e allegria. Nulla di simile ai fantastici compleanni che mi organizzava mia madre da piccola e che facevano invidia a tutti gli amichetti, ma ho provato a fare qualcosa di carino. Per i prossimi anni però ho in mente dei compleanni diversi, magari in posti lontani.

Il bilancio è magro si, ma la speranza è l’ultima a morire, quindi per dichiarare fallimento ho deciso di aspettare l’anno prossimo, quando le candeline da spegnere saranno 36.  Preparerò un estintore se non voglio avere un attacco d’asma a soffiare sopra tutte quelle fiammelle 🙂

Per il momento voglio pensare che se è capitato di Pasqua, magari questo anniversario della mia nascita può essere una sorta di “Resurrezione”.

Del resto ripartire da zero è un po’ come rinascere, ora vediamo cosa succederà. Qualche segnale positivo all’orizzonte si vede già.

La vità è anche una calza elastica, ma non “sciattiamoci”

Bandito lo “sciattame”. Se c’è una cosa che non capisco è perché le persone che soffrono per amore devono abbandonarsi a una forma di autodistruzione estetica. Ma per quale motivo?

Vi hanno mollato? State male? Va bene ma non è che per questo ci si deve trasformare in una versione trasandata e improponibile di noi stessi.

Ho conociuto donne e uomini che nella fase dell’abbandono si sono lasciati così andare da diventare quasi impresentabili. Ma perchè perdere così la propria essenza, la propria dignità?

Che poi non è che consolare un’amica o un amico che non si lava e ha i capelli sporchi, le magliette con le patacche di sugo di una settimana e l’aspetto di uno che è appena uscito dalla palestra senza lavarsi sia il massimo della vita.

Ecco pensiamo anche a chi ci sta vicino nei momenti dolorosi…già si deve subire le nostre paturnie, almeno lasciamo che non si disgusti nel farlo, anche solo all’idea di abbracciarci.

Lo so benissimo che chiudersi in casa e stare a letto a soffrire sembra essere l’istitinto primario, perchè fa male tutto, perchè ti manca l’aria, perchè tutto sembra fare schifo, ma sforzarsi aiuta, almeno io la penso così.

Ho passato mesi dormendo poco più di tre ore (anche perché quando chi ti ha mollata ha dormito per settimane nella stanza accanto alla tua russando beato non è stato semplice prendere sonno), piangendo, ridendo come un’isterica, parlando fino alla sfinimento o entrando in fasi di silenzio assoluto. Alla fine però, ogni volta che mi guardavo allo specchio e vedevo i miei occhi stanchi, tristi, pensavo fosse doveroso rendergli giustizia.

Non per una questione di vanità, ma di rispetto verso se stessi. E allora via di maschere, di smalto, di bagni rilassanti. Coccolarsi un po’ fa bene, provateci! E non preoccupatevi di chi, vedendovi con le unghie curate, il trucco e un bel vestito, può pensare che allora non soffrite. Solo le persone superficiali possono credere che un involucro ben tenuto sia la dimostrazione che non ci sia sofferenza dentro.

Essere single può essere il momento giusto per provare a volersi più bene. Io ci sto provando: mangio più sano….molto più sano, faccio più sport, leggo di più, ascolto di più, mi prendo più tempo per guardarmi dentro e capire chi sono e cosa voglio. Il mio obiettivo è di diventare migliore di come sono. Non so se ci riuscirò ma almeno ci voglio provare.

Provate a riflettere immersi in una vasca da bagno e vederete che non tutti i problemi sono così insormontabili. Quando siete tristi mangiatevi qualcosa che vi piace o fatevi un regalo. Volersi bene non è un difetto.

Io poi ho la fortuna di riuscire a prendermi in giro, chi mi conosce bene lo sa. E così scherzo con l’estetista quando mi si sbecca lo smalto dopo aver fatto i piedi.

“Dai passa che te lo sistemo” scrive lei via messaggio e io rispondo “tranquilla questo fine settimana i piedi me li vedo solo io, passo poi”. E iniziamo scambiarci via whatsapp faccine che ridono.

Mi prendo in giro anche quando il mio amico chirurgo vascolare mi prescrive la calza elastica perchè alla sera mi sento le gambe gonfie: “Fra, però non è che sia molto sexy sappilo” e io “ah beh direi che posso tranquillamente dormirci”.

E le vedo le loro facce, come quelle di tutti quelli che mi vogliono bene. E’ chiaro che i loro occhi parlano e dicono che vogliono vedermi felice prima o poi. Beh, la notizia è che io non sono infelice, anzi ho imparato a apprezzare di più le piccole cose. Quindi chissà come reagirò quando arriveranno le grandi belle cose 🙂

E’ dura trovare il lato positivo, non è che anche io tutti i giorni riesca a farlo, però provare a darsi una mano da soli a risollevarsi è fondamentale….anche se certe mattine decidete di seguire i consigli dell’esperto e vi mettete a lottare con la calza elastica prima di andare al lavoro!

La fragilità è una debolezza? Forse no, almeno non oggi

Sentirsi fragili è sintomo di debolezza? Io odio sentirmi svuotata e senza forze, perché ho la sensazione di non avere la lucidità giusta per affrontare le cose e di mancare l’obiettivo.

In questi giorni però mi sento particolarmente fragile ma allo stesso tempo molto reattiva: contraddizioni.

La separazione, il riprendersi la propria vita in mano, cercare di scoprire chi sei oggi, che persona sei diventata e cosa fare per migliorarti. Sono percorsi che richiedono tanta introspezione, ma anche tante energie.

Mai come in questo momento ho ben chiaro chi e cosa mi rende vulnerabile e vedo tutto questo come un ostacolo alla mia forza che è sempre stata la mia salvezza.

E’ incredibile come ogni batosta ti insegni a reagire sempre di più, con lucidità e sempre più velocemente. Ma è anche tutta questa forza – quella che molti mi invidiano – che più mi spaventa. Le persone che mi circondano mi fanno sempre notare come vorrebbero avere questa qualità. Io però mi domando se è davvero una qualità o una condanna.

Perché quelle stesse persone sono le prime a vacillare quando percepiscono che sei in difficoltà. Del resto è come vedere una colonna che sai essere solida e che improvvisamente si sgretola. Una piccola crepa, poi una più profonda e il terrore che tutto possa crollare….

Ed è proprio la difficoltà nei loro occhi a spingerti sempre di più a mostrarti imperturbabile, almeno all’apparenza. La realtà poi è che appena chiudi la porta di casa, finalmente, hai nuovamente il diritto di sentirti fragile, di lasciare ogni sentimento libero, di lasciare che le lacrime scendano indisturbate, che la rabbia esploda….

Il timore però è che tutta questa forza mi faccia diventare fredda, realmente imperturbabile e che il cinismo diventi parte integrante della mia vita.

Poi però ci rifletto e penso che la stessa fragilità che tanto mi spaventa, al momento, è anche la mia salvezza. Tempo fa mi ero appuntata un frase e oggi ho pensato fosse il momento giusto per rileggerla: “Non era affatto debole, era straordinariamente fragile e potente come tutte le persone forti e profonde…”.

 

Rinnovare is the new fare shopping

Rinnovare is the new fare shopping

Sarà che è primavera ma anche le donne della giungla hanno voglia di leggerezza, di pensare a cose belle e che mettono allegria. Da giorni finalmente sono arrivati nelle vetrine dei negozi i colori: maglie, abiti, scarpe e borse da urlo. Ebbene si, come ogni donna, anch’io ho una voglia matta di comprare cose nuove. Anche perché quest’anno tra i colori “must have” c’è il fucsia e chi mi conosce lo sa….io adoro il fucsia.

Il mio occhio radar ha catturato almeno cinque elementi che vorrei nel mio armadio, perché del resto o è amore a prima vista o non ho nessuna intenzione di stare ore a provarmi cose. Sogni, sogni e tanti bei sogni, poi c’è il dannato conto in banca che piange e quindi per forza devi scontrarti con la realtà. Meraviglie direttamente “dalle stelle alle stalle” che poi le mie stalle, diciamoci la verità, sono sempre più lussuose di altre stalle dove davvero si fa molta più fatica a arrivare a fine mese.

Però anche questa volta – è stata dura lo ammetto – ho deciso di trovare il lato positivo della cosa. Ci stavo pensando in questo fine settimana dedicato al cambio di stagione nell’armadio. Rispetto agli ultimi, quattro o cinque, cambi di armadio, per me finalmente questo è un po’ diverso.

Negli ultimi due anni ho perso il conto di quante volte ho spostato, sistemato, traslocato e risistemato abiti e accessori. Prima il trasloco dalla vecchia casa impacchettando mie e sue cose, poi l’arrivo nella nuova casa e una sistemazione provvisoria di tutto, poi ancora una sistemazione più ordinata…fino ai giorni della separazione quando, non solo ho dovuto rispostare ancora una volta la mia roba in un’altra stanza, ma quando mi è anche toccato dover preparare le sue cose da portare via.

Ebbene si. Mr Money, nonostante le mie richieste di portare via le sue cose per provare a avere la mente più sgombra (sfido chiunque di voi a trovarvi tutte le mattine in casa oggetti o indumenti di chi vi ha fatto soffrire) non ha mai fatto un passo. E così gli ho raccolto tutto in una stanza e per settimane ho atteso che venisse a prendere tutto.

Forse avrei dovuto fare come mi dicevano gli altri e buttargli le cose per strada, ma anche quella volta ho atteso e non mi pento di averlo fatto, è stata l’ennesima lezione sul senso di rispetto e sulla mancanza di tatto che alcune persone possono avere.

Comunque tornando all’armadio, finalmente questa è la primavera del “mi sistemo le mie cose con calma e con amore”. E così sto facendo. E mentre sogno di comprarmi cose che probabilmente non mi comprerò mai, faccio il punto sulle mie piccole conquiste.

Dopo un anno sono più brava con l’economia domestica, dopo un anno se stabilisco un budget di spesa è quello e non c’è tubino di Ermanno Scervino scontatissimo e con una sola taglia disponibile (la mia) che riesca a farmi perdere la ragione.

Da mesi poi ho riscoperto il piacere del rinnovare cose che ho già (non ho rinunciato a acquistare ma di sicuro ho diminuito in modo considerevole il superfluo). Accorciare, stringere, rimodellare abiti, gonne e maglie è anche divertente. Ho sempre invidiato le mie amiche brave con la macchina da cucire perchè davvero alcune di loro hanno questa abitudine e riescono a crearsi capi unici bellissimi.

Grazie anche al validissimo supporto della mia amica Emma, che non solo è la mia consulente di immagine a costo zero ma sa anche perfettamente capire al volo cosa può piacermi e cosa no, ci divertiamo a dare nuova vita a abiti belli che però hanno bisogno di un tocco nuovo. In realtà lei oltre che un tocco nuovo sta anche dando una bella accorciata a tutte le mie gonne al motto di “vuoi fare vedere un po’ queste gambe?”. Alla fine vince sempre lei e le gonne si accorciano!

E così in questi giorni, dopo la messa in prova, sono in attesa di ritirare le ultime creazioni di Fra&Emma cucite dalla sua abile sarta. Più di tutto attendo un abitino bianco e nero che non vedo l’ora di mettere….un po’ come il sandalo scontato al 70% che mi sono comprata ieri. Era un affare, impossibile non portarlo a casa e comunque sono rimasta nel budget 🙂

Dating: nella mia giungla abitano strane creature

Strane creature affollano la giungla

L’altra sera in una chat di un gruppo su WhatsApp che ho creato con tre amici e colleghi, uno degli argomenti di discussione è stato il perché ultimamente alcuni di noi attirano personaggi parecchio bizzarri. Nessuno ha mai deciso di rinunciare a uscire con qualcuno, anche solo per delle normalissime ora di leggerezza, ma almeno per quel che mi riguarda ho capito che sto diventando sempre più selettiva e esigente.

Un atteggiamento frutto del fatto che ultimamente mi è sembrato davvero di pescare dal mazzo sempre le carte peggiori. Comunque per farla breve alla fine di questo scambio di messaggi ci siamo detti che forse siamo noi che in un certo periodo della nostra vita emaniamo energie negative e che queste ci portano a attirare verso di noi persone che non vanno bene o che ci trattano male. A questo ci abbiamo aggiunto anche lo zampino della sfiga, del resto è l’epoca del #maiunagioia, quindi un po’ di autocommiserazione ci sta sempre bene.

Questa cosa delle energie negative però mi piace. O meglio mi sembra una buona giustificazione a quello che sta accadendo nella mia vita. Del resto, a un rapido ripasso dei soggetti ai quali ho dato almeno una possibilità, direi che il bilancio è davvero deludente.

C’è stato l’appuntamento con un 40enne milanese che definirei una sorta di artista. Carino, apparentemente simpatico, decisamente fuori dal comune…ma è comunque bastato il tempo di un mojito per capire che non era cosa.

Poi c’è stato l’aspirante tronista. Con lui è durata poco più di un mese. Anche lui esteticamente carino ma che aveva il pessimo vizio (che credo abbia ancora) di citare tutte le frasi dei film di Leonardo Pieraccioni per fare colpo e che aveva fatto di Hitch, il film con Will Smith, la sua Bibbia. Purtroppo non ho fatto in tempo a fargli presente che le sue parole non mi suonavano mai nuove e che tutte volte mi veniva da ridere, ma cercavo di non farlo per non offenderlo.

Insomma il tipico esempio che ti fa capire ancora di più quanto sia importante allenare la mente e non solo il fisico…

A questo punto, delusa dai soggetti sopracitati, c’è stato spazio (o meglio non c’è stato) per una serie temerari che però si sono portati a casa un “no” anche solo per un caffè. Chissà, ogni tanto ci penso, magari uno di loro era quello giusto. Poi però mi dico anche di no visto che probabilmente, riflettendoci, mi sarei rifatta viva io.

Ed ecco che quando meno te lo aspetti arriva lui: il letterato folle. Belloccio, intelligente e una faccia da schiaffi. Con lui c’è stato un meraviglioso e ripetuto scambio di messaggi e telefonate…ma anche in questo caso la fiamma si è spenta ancor prima di una cena. Del resto tanto normale non è neanche lui visto che recentemente ci siamo sentiti e mi ha raccontato di come vorebbe diventare il toy boy di una donna facoltosa e attempata che poi lasci a lui, una volta passata a miglior vita, una bella eredità.

Direi che è evidente come in questo momento le energie che sto lanciando hanno davvero qualcosa che non va!!!

A tutto questo si aggiunge poi il fatto che, come ogni single che si rispetti, c’è sempre il punto debole. L’uomo che entra e esce dalla tua vita come se ne avesse il diritto. Quello del “non ti amo, ma ti voglio bene” e che non deve aver bene chiaro in testa cosa sia il bene.

un lupo travestito da tacchino

Quello che “ho la presunzione di conoscerti” ma che in realtà non ha capito nulla di te. L’uomo che Clarissa Pinkola Estés definirebbe “da evitare” perché non solo impedisce alla donna lupa, alla donna selvaggia. di riprendere in mano la propria vita, ma perché è colui che potrebbe ancora una volta farti inciampare.

Al momento da settimane non è pervenuto quindi credo che sia la volta buona della sua dipartita per altri lidi, anzi, mi risulta che il lido in questione sia una biondina. Non mi stupirebbe però sapere che c’è anche il lido di una mora e quello di una rossa. Del resto, restando in tema di lupi, è noto che perdano il pelo ma non il vizio.

Noi, io e le poche persone che sanno della sua esistenza, lo chiamiamo “madamino”. Questa però è un’altra storia, una di quelle storie che non sai se vale la pena di raccontare, perché sai che solo all’idea di essere citato “madamino” è già tronfio come un tacchino.

Il tiro alla fune e un cuscino per la caduta

Quando penso a come sono andate le cose non mi sento mai una vittima. Credo che le vere vittime, in rapporti di coppia difficili, siano altre e lo siano per fatti ben più gravi. Questa è una delle poche cose chiare che ho in testa e che spesso mi fa provare tanta rabbia nei miei confronti.

Perché quando permetti a qualcuno di farti mettere da parte desideri, ambizioni e emozioni, un po’ di colpa l’hai anche tu. Almeno io la penso così.

Di sicuro non ho avuto fortuna, perché probabilmente se dall’altra parte ci fosse stato qualcuno pronto a mettersi in discussione forse qualcosa si sarebbe potuto recuperare. Ma se dall’altra parte ti scontri con l’anaffettività (termine che conoscevo ma che non avrei mai pensato di sperimentare sulla mia pelle) allora o apri gli occhi o finirai per forza per farti del male e parecchio.

Penso sempre a come sarebbe andata se invece di fare tutte le volte un passo indietro, seppur per le più nobili ragioni come la soddisfazione e la felicità altrui, qualche volta avessi messo i piedi in avanti per far indietreggiare l’altro. Probabilmente, alla luce della consapevolezza di chi c’era dall’altra parte, tutto questo sarebbe finito prima. Non ne sarei uscita vincente – credo che in storie così non ci sono vincitori o vinti – ma di sicuro, cadendo, avrei sentito meno male.  Non meno dolore, ma rialzarmi sarebbe stato senza dubbio più semplice.

Di sicuro ho imparato che una persona anaffettiva non si cambia, nemmeno con il bene, nemmeno con il sostegno, nemmeno con l’affetto, nemmeno con l’amore. Puoi provare a aggrapparti con le unghie, con i denti, con qualsiasi particella del tuo essere a questa missione, ma alla fine ti ritroverai solo con tante ferite da ricucire.

Ogni giorno penso che i segnali c’erano e c’erano da tanto. Penso che avevo la possibilità di uscire da questa situazione ma non l’ho fatto. Penso che ho fatto male perché alla fine ne esci massacrato, poi però penso che non avrei potuto fare diversamente perché almeno posso dire di avercela messa tutta.

Credo che la mia vera sfida, in questo percorso di rinascita, sia quello di evitare che accada di nuovo. Forse per i miei sogni, quelli più grandi, è tardi. Anzi, sono convinta che ormai sia tardi. Però per quelli più piccoli c’è sempre tempo.

Per il momento sto inziando a realizzarli da sola, è difficile, ma ogni piccola conquista in questa nuova emancipazione ti porta tanta forza per andare avanti.

In futuro chissà….

Per il momento voglio immaginarmelo come un tiro alla fune, un po’ di qua, un po’ di là. Un passo avanti e uno indietro. E se uno dei due dovesse tirare troppo forte e far cascare l’avversario? Penso che questa volta ci sarà un cuscino ad attutire la caduta. Il cuscino da passare all’altro al prossimo tiro alla fune, quando il vincitore della partita precedente lascerà che sia l’altro a spuntarla.

Essere single non vuol dire essere solo

Foto Fkd Fotoagenzia

Da quando sono single non mi sono mai sentita un giorno sola, anzi, con il passare delle settimane mi sono resa conto che ero molto più sola nella mia vita da accoppiata. Lo spunto per tornare su questa riflessione è stato un articolo pubblicato su una rivista di moda inglese dove una 35enne raccontava di come le sue amiche fossero pronte a investire in una relazione stabile per la famosa ultima chiamata dell’orologio biologico. Lei, invece, voce fuori dal coro, raccontava di come preferisse il suo status di single piuttosto che vivere in una coppia fatta di solitudine.

Davvero preferiamo sentirci soli in due che stare bene da in una relazione con se stessi? per quel che mi riguarda la risposta è stata sempre si, almeno fino a quando ho capito che quel senso di insoddisfazione legata all’inesistente interesse del mio partner nei miei confronti mi stava logorando lentamente e in modo subdolo.

Mi rendo conto però che sono poche le persone che condividono questo pensiero. Basta guardarmi attorno per vedere che il “chiodo schiaccia chiodo” è ancora il mezzo più utilizzato per superare un delusione amorosa, così come vedo molte mie amiche e amici (perché la solitudine non ha sesso e non ha età) restare con i piedi in relazioni insoddisfacenti solo per la paura di restare soli.

Gente che passa da una convivenza all’altra senza prendersi mai un momento di respiro. Donne e uomini che ogni volta che una relazione finisce raccontano del terrore di non incontrare più nessuno, perché gli anni passano e poi “chi ti si piglia più”.  Sentendo queste cose mi viene un’ansia, sudori freddi e l’impressione di essere sbagliata perché io a queste cose non ci penso.

Foto Fkd Fotoagenzia

“Non hai paura di ritrovarti sola tra qualche anno?” E’ questa la domanda che mi sento fare di più.  Io non lo so cosa pensano le persone che hanno avuto un’esperienza simile alla mia, non so se sono nel giusto e nello sbagliato. L’unica cosa che so è che non voglio più sentirmi sola in coppia, non voglio più scervellarmi per capire cosa ho di così orribile per vivere a fianco di una persona che non ha voglia di fare nulla con me, che non vuole sentir parlare delle cose che piacciono a me o delle mie ambizioni. Per quel che mi riguarda la fase soprammobile è finita. Quindi a chi mi chiede se non ho paura della solitudine al momento posso dire di “no”. Non ho paura perché non mi sento sola, non ho paura perché se per me la persona giusta non arriverà vorrà dire che non sono fatta per la vita a due,

Anche perché in fondo da vecchia mi immagino seduta su una poltrona di ultimissima generazione che con un tastino ti alza le gambe, ti massaggia il collo e ti mette in piedi senza fatica. Mi immagino così, seduta comoda, tra la lettura di un quotidiano e la visione di una serie tv.  Ma al momento non vedo altre comode poltrone al mio fianco, quindi quell’immagine per forza di cose è ancora tutta da pensare.

Di sicuro meglio single che sola in coppia. Del resto lo dice anche Alex Britti in una sua canzone: “preferisco stare qui da solo che con una finta compagnia…”.

Perciò stasera mi rilasso, penso a me e non scrivo una canzone (per un favore all’umanità visto che ho paura di cosa potrebbe uscirne) ma spengo il pc e vado a coccolare il mio cane.