Piccole vittorie in “The Jungle”: non lascio più i blocchetti a metà

Piccole soddisfazioni: finire i blocchetti

Ho imparato a finire i blocchetti!!! Capisco che leggendo una frase così si potrebbe pensare che sia impazzita del tutto….anche se poi tanto normale non sono. Però questa cosa dei blocchetti mi riporta a circa un anno fa, quando scrivendo un post per il blog, avevo definito il mio lasciare le cose a metà un po’ come la mia brutta abitudine di non finire mai un taccuino degli appunti.

Del resto di mestiere faccio la giornalista, ma un anno fa ero davvero una giornalista molto più disordinata visto che la mia scrivania era sommersa di blocchetti lasciati a metà, mentre oggi ne finisco uno alla volta. Il che da un lato vuol dire che ho portato a casa un obiettivo e dall’altro che sto smettendo di lasciare le cose a metà quando capisco che non vanno per il verso giusto.

Dopo un agosto e un settembre pesanti, in questi giorni mi sembra di iniziare ottobre più leggera. Forse perché l’occhio sembra andare meglio e la caviglia è in fase di ripresa, anche se il tacco 13 al momento mi sembra un miraggio 🙁

Sarà che ho la sensazione di aver fatto ancora un po’ di ordine nella mia vita, sarà che la lotta con i demoni del passato oggi è più un battibecco, oppure è per il fatto che mi sto sforzando a vedere le cose da un’altra prospettiva.

Si, è difficile, ma sto tentando in tutti i modi di trovare il lato positivo. Alla fine mi sono detta: “Quando hai la sensazione di riemergere dall’acqua e qualcuno all’improvviso ti tira di nuovo sotto per i piedi, perché non provi a buttare fuori un braccio? Chissà mai che ci sia qualcuno a tenderti la mano…”.

To be continued….

A volte anche l’abito bianco merita una rinascita, ma su una strada diversa dalla tua

Bianco e pizzo

Alla fine l’ho fatto. Ci ho messo qualche anno a decidermi, ma ieri ho recuperato il mio abito da sposa. Era in una scatola rossa che negli ultimi nove anni ha fatto un po’ di giri, prima era a casa dei miei, poi è arrivato nella mia attuale abitazione. Era sempre li però, chiuso nel suo contenitore, volutamente un po’ messo da parte per far finta che non ci fosse. Un po’ come quelle cose dove ti cade lo sguardo per un minuto e quando te ne rendi conto giri in fretta la testa.

Ieri però è andata così (complice anche il riposo forzato che mi ha portato a nuove consapevolezze) e sono molto felice dell’esito perché ho avuto la prova che lavorare davvero su se stessi  – perchè c’è un sacco di gente che dice di farlo ma in realtà continua a darsi le risposte che vuole con pessimi risultati direi – le soddisfazioni poi arrivano. Piccole rivincite personali che in un momento dove sei stanca mentalmente e fisicamente portano un po’ di ottimismo.

Immaginavo il momento dell’apertura della scatola della verità come un trauma da stenderti a terra, con scene assurde come quelle che si vedono nei film. Ebbene si, solo fino a qualche tempo fa mi immaginavo che avrei indossato l’abito bianco e in lacrime mi sarei ubriacata con una bottiglia di vino rosso, il trucco sfatto e i capelli per aria.

Invece….nessuna reazione di questo tipo, ma qualcosa di molto più equilibrato. Un po’ di male l’ha fatto, questo è ovvio, ma questo gesto mi ha semplicemente confermato che ho ritrovato un po’ di serenità, almeno per quanto riguarda la separazione che tra poche settimana diventerà divorzio.

E così ho levato l’abito bianco dalla sua fodera, l’ho appeso, l’ho osservato e non mi ci sono riconosciuta più. Ho pensato che il pizzo era bellissimo, che il vestito era elegantissimo, ma che se la scelta di diventare moglie fosse arrivata oggi, avrei scelto un look totalmente diverso.

E se ci penso mi viene anche un po’ da ridere perchè l’outfit che mi immagino mi piace tantissimo ma non lo indosserò mai 🙂

Un abito diverso per una donna diversa? Sicuramente un po’ sono cambiata, ma decisamente mi sono resa conto di essere la Francesca che ero prima. E per “prima” intendo quella degli anni in cui non mi ero ancora adeguata alla persona che avevo al mio fianco, quella dei tanti passi indietro, quella dei sogni abbandonati nel cassetto perchè al mio compagno di vita non sarebbero piaciuti.

Sono un po’ tornata ragazzina insomma, almeno per quanto riguarda i sogni, ma sono anche molto maturata grazie a nuove consapevolezze. L’unica cosa che mi dispiace è che probabilmente è tardi per realizzare tutte quelle cose che sono rimaste per anni in fondo a un cassetto.

Parlando di nuove consapevolezze, oggi più che mai ho capito che è sbagliato giustificare sempre i pessimi comportamenti altrui e che non devo farmi andare bene le persone solo perchè per loro nutro affetto. Ero conscia che dopo tanto lavoro di introspezione si arriva anche a fare “pulizia” di cose e persone, ma proprio in questi giorni ne vedo i risultati. Ma il lavoro non è ancora finito, anche se non penso manchi molto.

Da oggi l’abito non è più a casa mia, l’ho affidato a una cara amica che fa la stilista e che lo trasformerà in un capo nuovo. L’ho dato a una persona capace nel suo lavoro, ma che ha anche una sensibilità speciale e per questo non c’è stato molto da spiegare. Ora anche l’abito, come me, dovrà affrontare una rinascita, ma su una strada diversa dalla mia.

Riposo forzato, parte seconda: apri un libro e scoprirai perchè

Forse me la sono tirata da sola, forse è solo che doveva andare così, ma alla fine mi ritrovo di nuovo a casa a riposo forzato. Questa volta non per l’occhio, quello sta bene ora, questa volta è per una dannatissima distorsione alla caviglia sinistra che mi sono fatta una settimana fa mentre stavo andando a buttare la spazzatura. Ho sentito male…..ma più che altro ho sentito un grandissimo sconforto.

E’ come se l’universo in questo momento volesse dirmi solo una cosa: “Francesca, devi stare ferma!”. E così sono di nuovo a casa, immobile con il piede all’insù perché non lo devo caricare, ferma con il corpo ma non con la mente che è come un uragano che ha distrutto le poche certezze che mi erano rimaste, per poi lasciare dietro di sé un senso di smarrimento e da quel momento tutto è da ricostruire. Questa volta sono inciampata non in senso metaforico, ma i cocci mi sembrano gli stessi ed è come se dovessi ripartire da zero, di nuovo.

C’è una ragione a tutto ciò che ci accade, ne sono sempre più convinta, ma sebbene anche in questo caso sia riuscita a darmi delle risposte, resta il fatto che dopo anni e anni così …. io all’universo chiederei soltanto un pochino di serenità, giusto per tirare un attimo il fiato. Ormai questa salita la sto seguendo da dozzine e dozzine di mesi, mi sono nutrita si, a volte riposata, ma la cima io ancora non la vedo. E anche se sono consapevole di essere una delle persone più forti che abbia mai incontrato sulla mia strada, ho anche la certezza che anche le rocce più dure vengono erose con il tempo.

Il riposo forzato mi è servito a capire ancora una volta su chi posso contare e su chi no, mi servirà a fare l’ennesima scrematura, a smettere di essere sempre così disponibile con persone che non lo meritano. Ho capito che devo ancora impegnarmi molto per raggiungere quel pizzico di “sano egoismo” che cerco da tempo di far mio, ma che ancora evidentemente non mi appartiene.

Stare ferma mi ha aiutato a comprendere che in questo momento è come se fossi a una rotonda, ma che invece di prendere la prima strada a destra o la seconda o la terza, è come se finissi sempre in un vicolo cieco. C’è molto da cambiare, insomma, molto da rivedere.

Riposo forzato è anche pensare un po’ al cuore, star male aspettando un messaggio che non arriva, a un segnale che probabilmente dall’altro non verrà mai….. L’altro giorno scorrendo Instagram  mi è capitato lo sguardo su un’immagine con una frase che diceva che il vero amore non si incontra quando sei al tuo meglio ma quando sei nel casino più totale. Sarebbe carino se fosse così, ma ho qualche dubbio 🙁

Questa distorsione è anche ripensare a chi, seppur a modo suo, ha saputo volerti bene per un po’. E così in questi giorni ho riflettuto tanto su “madamino”, ma più che le cose brutte tra di noi mi sono venute in mente quelle belle. E’ così più volte mi è tornato il sorriso….poi qualche giorno fa, ho aperto quel libro, quello che era nella mia libreria da tempo ma che non iniziavo mai, quello che diceva essere uno dei suoi preferiti (e lo so perchè ora, gli ricordava più di tutto un luogo legato alla sua professione precedente, quella che ha lasciato ma che ama da morire), quel libro che assicurava mi sarebbe “piaciuto da morire”. Ho iniziato le prime pagine e ho come la sensazione che avesse ragione lui.

Spero nei prossimi giorni di rimettermi in piedi, in tutti i sensi. Odio sentirmi debole. A ottobre mi aspetta un appuntamento importante, uno di quelli che segna la chiusura di un capitolo enorme, pagine che resteranno per sempre ingombranti nella tua vita, ma che segnano una svolta….

Per la serie “visione sfuocate”, l’eterna lotta tra testa e cuore

Tra le cose che mi devo appuntare c’è di sicuro il fatto che se hai una escalation di sfighe devi comunque dirti che presto andrà meglio ma con la consapevolezza che ne potrebbero seguire di altre. E dopo la maledizione casalinga tra elettrodomestici e tubi rotti, è arrivata una bella infezione a un occhio. Fortunella!

E per non farci mancare nulla, in un caldo venerdì pomeriggio, mentre ero a letto al buio per un meraviglioso momento di odio nei confronti della luce – a causa dell’occhio ovviamente – un’anta dell’armadio della mia stanza si è staccata finendo sulla cassettiera e distruggendo la tv.

Ora, dieci giorni dopo, anche se non vivo più come i vampiri sono sempre alle prese con questo infiltrato corneale, che a dirlo sembra un po’ un agente segreto, in realtà è una rottura di scatole. Per giorni tv, pc, cellulare, libri e giornali banditi. E così mi sono ritrovata ad ascoltare musica e a pensare…..sempre quando hai bisogno di distrarti capitano queste cose!

Pensa e ripensa, sono finita sempre lì, alla eterna lotta interiore tra testa e cuore. Non ne sono venuta a una tanto per cambiare, più che altro perché il cuore dice una cosa ma la testa, se in un primo momento sembra seguirlo, poi in realtà dice “non farlo”.

Si dice che per raggiungere la felicità è importante capire quale vita si vuole, io credo di averlo capito ma nonostante questo non riesco a raggiungere l’obiettivo. Sarò che ho la vista annebbiata o sarà che sbaglio gli strumenti……

Però ho la mia canzone della settimana: “Per uno come me” dei Negramaro.

Meno male che c’è Giuliano che riesce a mettere in parole ciò che c’è nella mia testa dura, perché si, per ognuno di noi da qualche parte c’è quella persona. Bisogna solo essere fortunati e incontrarla, magari andare a prendersela o farsi portar via. Ma se parliamo di fortuna…allora la mia…

Note to self: trovare il modo di staccare la testa, soprattutto al mare

Un po’ di mare me lo porto via così, con uno scatto

“Se non fosse per l’abbronzatura non direi mai che sei stata in vacanza”. Complimenti edificanti di un sabato mattina in un supermercato comasco.  Ergo: devo avere una faccia che trasmette stanchezza da qualsiasi punto di vista la si osservi.

E in effetti si, mi sento stanca, stanchissima. Non per la vacanza dove c’era il mare, il sole, i miei amici di sempre, il cibo delizioso e il vino buono, ma per tutte quelle persone che da troppo tempo frequentano la mia giungla e continuano a fare in modo che io non abbia il diritto di staccare la testa. Poi ci si è messa pure la bronchite a fare il resto. Però il mare è sempre il mare, sono già nostalgica e ci vorrei tornare.

Sarà anche che prima di partire si è rotto il ferro da stiro, poi nel mentre la lavatrice e ieri giusto per non farsi mancare nulla è toccato al flessibile della vasca da bagno con il risultato che mi sono ritrovata, con sorella e cane coprotagoniste, sommersa da centimetri e centimetri di acqua in mezza casa. Per fortuna poi è arrivato mio padre, l’unico uomo della mia vita 😊, quello che mi salva ogni volta che ho un inghippo. Ora la domanda sorge un po’ spontanea …. ma lassù qualcuno mi ama o devo espiare altre cinquemila colpe delle ventimila vite precedenti?

E lo so che questi non sono i drammi della vita, però che palle!

A questo si aggiunge anche il fatto che una delle mie più care amiche si è lasciata con il fidanzato e mi spiace davvero molto, perché lasciarsi non è mai bello, perché vorresti vedere i tuoi amici solo felici e sereni. Anche in questo caso sono stata la prima telefonata amica. Continuo a chiedermi come sia possibile, vista la mia vita sentimentale palesemente deludente, che i miei amici mi vedano come il primo punto di riferimento quando c’è di mezzo una questione di cuore. In realtà lo fanno spesso con tutte le questioni importanti, brutte e belle. Non nascondo che la cosa però mi fa piacere, forse perché mi fa capire che poi proprio tutta da buttare non sono – in tema di affetti intendo – e che loro vedono qualcosa di me che gli piace tanto da voler condividere le cose importanti.

Cosa che non accade in amore, quello non fa per me. Anche se lo ammetto, nella mia vacanza ligure, in una ventosa sera d’estate, trascorrendo qualche ora in una spiaggia sulla via Aurelia, sono rimasta folgorata da due bellissimi occhi azzurri (a questo aggiungete un sorriso da togliere il fiato). Ma come spesso accade a “Francesca in the jungle”, loro (gli occhi intendo, ma anche il sorriso) non sono rimasti folgorati dai miei… forse perché son marroni e nemmeno da cerbiatta.

E nulla ora si torna alla solita normalità, alla ricerca di un po’ di serenità che sembra non voler arrivare mai, con la speranza di vedere i miei amici stare bene, sia quelli che stanno male per problemi d’amore che per altri. Già vedere la loro, di serenità, mi farebbe sentire meglio.

Note to self: trovare un modo per staccare la testa e ritrovare energie

Programmi per il futuro: oggi non ho tempo, oggi voglio stare spento….tutto rimandato a settembre.

Alla fine il modo di navigare nel buio lo si trova comunque, anche da soli

Lake Como by night

“Anche quando poi saremo stanchi, troveremo il modo per navigare nel buio…”. Credo che Poetica sia una delle canzoni più belle di Cesare Cremonini, uno di quei brani che vorresti sentirti dedicare a sorpresa in una sera d’estate, una di quelle melodie che – se con un pensiero rivolto a te – possono lasciarti a bocca aperta.

Sarà che è iniziata un’altra settimana e io mi sento sempre più stanca. Ancora di più dell’ultimo post dove ero “stracotta” con la bistecca che oggi è talmente rinsecchita che non è più nemmeno una ciabatta.

Sarà che la testa va per la sua ……. pensa oggi, pensa domani, alla fine sono arrivata a tutta una serie di conclusioni che comprendono anche un altro significato di “stracotto” dove però la bistecca sono sempre solo io. Giusto per avere costantemente ben chiaro in mente che nella mia giungla non si riesce mai ad avere ciò che si vorrebbe. Tanto mazzata più, mazzata meno ☹

Meno male che c’è la musica. Almeno si può sognare e credere che un giorno magari arriverà qualcuno che ti ricorderà che “anche se penserai che non è poetica questa vita ci ha sorriso e lo sai”.

Nel frattempo nel buio ci navigo da sola, perché anche nella giungla spesso e volentieri ci sono le onde e si infrangono su di noi….e comunque qualche lucina all’orizzonte la vedo, anche se non è romantica e non ti dice che sei bellissima.

In cammino sul sentiero dei desideri, del resto i sogni non costano nulla

Un mese e più senza blog. Non per pigrizia, ovviamente, ma perché nella mia giungla per sopravvivere serve fare più lavori contemporaneamente. La maggior parte per la gloria, as usual, ma anche in questi trenta e più giorni ho imparato qualcosa di nuovo.

In realtà è stato un mese di cose diverse. Mi sono ritrovata a cucinare per una trasmissione televisiva (non mi sono rivista lo ammetto mi vergognavo troppo), ho testato gli insegnamenti dei corsi di social media per un festival letterario e ho anche presentato una sfilata di moda. Tutto questo mi ha fatto capire ancora una volta quanta energia ti metta fare cose che ti piace fare. Ho fatto anche un casting per fare la comparsa per dei film che gireranno a Como. Mi sono davvero divertita 😊

E adesso, che è luglio e il mondo pensa alle vacanze, io penso a quali altri esperimenti mettere in campo per arrivare a fine estate senza troppa ansia da semi disoccupazione. Del resto ormai è un anno esatto che cerco un lavoro che mi consenta di avere uno stipendio decente, giusto per smettere di fare cinquemila cose insieme e magari, qualche volta non chiedo di più, prendermi un fine settimana o due giorni di libertà senza lo stress del mutuo, del “se non lavoro non mi pubblicano quindi non mi pagano” e del “se non rispondo poi non mi chiamano più”. L’invio di cv non si ferma ma adesso servirebbe la proposta giusta.

Mi sento un po’ cotta, nel senso di stanca ovviamente, anzi stracotta….un po’ come una bistecca che se la lasci troppo in padella diventa rinsecchita e dura come una ciabatta. Stato attuale: stanchezza estrema in the jungle. Ho voglia di vacanza, di mare, di serate fuori con gli amici e di qualche sorpresa che mi sconvolga “in positivo” la vita.

Cose buone in questo mese ce ne sono state. Non è stato un giugno di pessimismo cosmico, anche se a fare un bilancio:

Proposte lavorative a breve termine: 2

Proposte lavorative a lungo termine: 0

Nuovi incontri di amicizia o lavoro : +++

Storie sentimentali di brevissima durata tra maggio e giugno:  vabbè

Situazione sentimentale: stazionaria

Situazione finanziaria: meno di meno

Direi che non vado avanti con altre voci, è già tutto chiaro così. Mi rimetto in cammino sul sentiero dei desideri…del resto i sogni non costano nulla.

Quei lunedì sottotono, quando ripensi ai propositi del “da grande farò o non farò”

“I won’t let you go”

“Smettila di aspettarti che le persone si possano comportare come faresti tu”. E’ una cosa che mi dico da una vita, una di quelle che ti appunti nella lista del cosa farai da grande. Invece poi diventi grande e continui a fare gli stessi errori.

Ma è davvero possibile avere una vita senza aspettative? E soprattutto perchè continuiamo a fare enormi errori di valutazione e renderci conto di averli fatti solo quando ormai è tardi?

Oggi è un lunedì così, un inizio settimana sottotono, una di quelle giornate dove hai la testa piena di pensieri e di dubbi, ma con la consapevolezza che non ti sentirai dire quello che ti serve. Di avere le risposte che forse un pochino meriti.

E’ uno di quei giorni dove ti servirebbe un gesto carino da qualcuno per te speciale, della parola giusta al momento giusto, dell’imprevisto che ti fa addormentare con il sorriso.

Un po’ come quando qualcuno fa un gesto galante, come quello di aprirti la portiera della macchina per farti salire, e tu rimani sorpresa perchè alle piccole attenzioni non ci sei più abituata da un po’….un bel po’.

Sarà che mentre scrivo ho in sottofondo James Morrison che canta “I won’t let you go” e penso al video, a lui che si sdraia accanto a lei sull’asfalto, alle parole della canzone e a tutto che sembra così maledettamente perfetto. Ma è una canzone e le canzoni servono spesso per farci immaginare cose che vorremmo accadessero….e che nella mia giungla non capitano mai.

Mi consolerò con il cioccolato fondente, magari mi guardo anche un film.

E se a sentir il profumo di rose realizzi che….

rose belle, rose profumate…

La quotidianità ti porta inevitabilmente a scontrarti con la dura realtà. Oggi ero a un concorso di rose e ho avuto l’ennesima illuminazione in questi tre anni di analisi, autoanalisi e rinascita. Si tratta di una manifestazione che mi piace davvero molto, anche perchè ideata da una donna speciale. Ero lì, intenta a scegliere la mia rosa preferita, quando rispondendo alla battuta di un conoscente in merito al mio status di donna single, mi sono resa conto che sono secoli che non ricevo una rosa.

E per ricevere una rosa non intendo gli amici che ti regalano i fiori per il compleanno, ma un gesto romantico da parte di un uomo che vuole omaggiarti con un fiore per dirti che sei speciale.

Bammmm l’ennesima porta in faccia virtuale che però fa un male cane come se fosse vera!

Mi capita sempre più spesso di rendermi conto che nella mia vita di coppia, in generale, non sono la parte che riceve le attenzioni ma sono quella che mette in primo piano le esigenze e la felicità dell’altro. A questa riflessione che rimbomba in testa in modo assordante un po’ come un martello pneumatico alle sette di mattina, aggiungerei anche il fatto che sono arrivata alla conclusione che in fatto di uomini…. scelgo sempre persone molto egoiste.

Quelli che non si interessano davvero a te, alle tue passioni, o semplicemente a come stai. Persone che non si accorgono nemmeno che ti senti male anche se sei davanti a loro con 40 di febbre e che se ne rendono conto solo se intuiscono che hai altro da fare quel giorno e che così non puoi star dietro a loro.

Quando finirà tutto ciò?

Finirà nel momento in cui troverò qualcuno in grado di porgermi una rosa, anche in senso metaforico ovviamente. Quando mi accorgerò che dall’altra parte ci sarà qualcuno veramente interessato a me, a quello che faccio, a cosa penso e a come mi sento.

Il traguardo mi sembra ancora un bel po’ lontano ma chissà….

Dimmi che fiore vuoi e ti dirò chi sei…e lei scelse i tulipani gialli

i tulipani gialli…

Certi giorni va così:

Poi un sabato mattina di primavera si era fermata a guardare i tulipani gialli che aveva comprato qualche giorno prima e che aveva messo in un vaso sul tavolo del soggiorno. Il giallo non era il suo colore preferito, ma non appena aveva messo piede dentro al negozio del fiorista, tra mille specie e profumi, aveva scelto proprio quelli. Forse perché le ricordavano il sole e lei quel giorno era di buon umore, o forse semplicemente perché spiccavano più di altri.

Era felice con i suoi tulipani, poi però era tornata a casa e per curiosità era andata a vedere che significato avessero, un po’ come per testare dove il suo istinto l’avesse portata. E così aveva cercato e trovato il significato del tulipano giallo: amore senza speranza. Al momento si era fatta prendere dallo sconforto, poi però…qualche giorno dopo, quel sabato mattina, ci aveva riso su.

Del resto era solo la conferma che il suo istinto continuava a darle le risposte giuste. 

Francesca in the jungle