Restare nella giungla per tagliare gli ultimi rami secchi

“Our jungle is different”. C’è anche un po’ di Francesca in The Jungle nello slogan del marchio RoGà (atelier Regina Lellè, Cernobbio)

Più di un mese senza scrivere su The Jungle. Questa volta però non è stata colpa degli impegni o dell’assenza di spunti da condividere, ma del tempo che mi sono presa per riflettere sul senso di portare avanti il blog o meno.

Tra pochi giorni, infatti, sarebbe scaduto il dominio di Francesca in The Jungle e mi sono domandata se quest’anno avesse avuto senso proseguire. Non perché io non sia legata a questo diario, ma per il fatto che con il 2019 inizia per me una sorta di terza vita.

C’è stata una prima vita decisamente più facile e spensierata, quella che è durata fino a pochi anni fa, poi c’è stata la seconda vita, quella dalla separazione in poi, caratterizzata per la maggior parte da momenti difficili, da continui sgambetti.

Tre anni davvero pesanti, sempre in affanno, tra mille difficoltà. Mesi e mesi di lotta, per non mollare. Con la fine del 2018 però, anno segnato anche dal divorzio e quindi dalla chiusura definitiva di un capitolo importante, è arrivato anche qualche spiraglio. Nulla che abbia permesso di dire “finalmente è finita”, ma che ha senza dubbio portato alla consapevolezza di molte cose, belle e brutte, e a una vera e propria sensazione di rinascita. Per arrivare fino a qui mi sono messa mille volte in discussione, mi sono guardata dentro, ma posso dirmi almeno un po’ soddisfatta del lavoro che ho fatto su me stessa.

Per tutti questi motivi il 2019 non può che segnare l’inizio di una nuova vita, tutta da scrivere, tutta da reinventare. E dopo oltre 30 giorni di riflessione ho deciso di portare con me il blog, da un lato perché digitare parole qui è anche una sorta di terapia, ma anche perché se il sito è nato per testimoniare un percorso, è giusto vedere come va a finire la storia 🙂

E così eccomi qui, a buttar giù qualche riga che per molti sarà senza senso, ma che ne avrà molto per chi sa di cosa sto parlando e per tutti quelli che trovano sempre qualche minuto per leggere i miei post.

L’anno è iniziato senza grossi stravolgimenti, anche se l’assenza di Ira è forte. Qualche piccola buona notizia è arrivata, ma per quella più attesa, ovvero una bella novità dal punto di vista lavorativo, ancora nulla all’orizzonte. Ma siamo solo a febbraio, vediamo cosa succederà nei prossimi mesi.

Di sicuro ho già capito come sarà l’impostazione del 2019 con il lavoro come priorità. Solo raggiungendo questo obiettivo penso che riuscirò a superare il forte senso di ingiustizia che ho dentro e che solo chi conosce le dinamiche del mio ambiente lavorativo – o i miei amici più stretti che sanno molto di me – può comprendere. Quando arriverà quel momento, potrò tagliare definitivamente gli ultimi rami secchi.  Nel 2020 mi aspetta anche un altro trasloco, speriamo di arrivarci ben preparate e con solide basi.

E l’amore? Al momento direi che mi piace la mia libertà di spazio e di azione. A meno di strani accadimenti del destino quindi…..potrei replicare il 2018, con qualche incontro interessante, finito poi però in nulla di importante 😉

 

Se il 2019 parte “gas”ato….. guarda il lato positivo e vai alla scoperta!

Moka a riposo….

Come poteva iniziare l’anno di Francesca in the jungle?
Con una meravigliosa perdita di gas ovviamente 🙈🙄😅
Chiuso il gas…in attesa che qualcuno non so come, non so quando, venga a risolvere la faccenda…ho pensato che questo fosse il mio primo segnale dell’anno.
E dopo i bellissimi messaggi delle tante persone che mi vogliono bene e che hanno voluto dirmi con parole profonde che si augurano davvero, dopo tre anni e mezzo di cavolo, che finalmente possa arrivare qualcosa di bello per me, non ho potuto fare a meno di interpretare il tutto dal lato positivo.
Quindi:
Opzione a: forse questo è il segnale che in questa casa, nel 2019, ci starò il meno possibile. Magari chissà, finalmente arriverà il lavoro della vita.
Opzione b: forse sto per traferirmi dove il riscaldamento non serve.
Opzione c: non potendo usare la moka forse è il segno che devo bere meno caffè 😂
Buon 2019 a tutti, soprattutto alle persone speciali che affollano la mia pazza giungla. Che sia un anno folle, mai monotono e ricco di soddisfazioni ❤️

Lettere dalla giungla: “Caro Babbo Natale…”

Alberi di Natale a Bologna

Che caos!!!!

Forse stavo diventando troppo ordinata, ma è evidente che come sempre era una sorta di equilibrio provvisorio. In un attimo è stato come giocare a Jenga, quando sei quasi in cima alla torre ma sbagli qualcosa ed ecco che tutto crolla. Bastano 24 ore per cambiare i programmi dei prossimi due mesi, per ricordarti che tutto è precario. Quindi per Natale mi sono regalata, o meglio mi hanno regalato, un po’ di panico: tanto, stress in più o in meno cosa cambia.

Ho da tre giorni mal di testa, ma qualcosa farò. Del resto finire l’anno un po’ tranquilla sarebbe stato chiedere troppo 🙁

E allora crediamo alla vecchia storia che è proprio il caos che precede un cambiamento importante e teniamoci pronte a rinascere …..per la terza…quarta volta in poco più di tre anni.

In tutto questo c’è sempre qualcuno che ti dice cosa devi fare, cosa devi dire, dove dovresti andare. Che noia i tuttologi! Almeno fino a gennaio non li voglio ascoltare, neanche per finta.

Casino a parte, domenica scorsa mi sono presa un’intera giornata solo per me, così sono salita su un treno e con le mie amiche abbiamo raggiunto Bologna. E come sono stata bene! Risate, discorsi, cibo, vino e tutto quello che rende certi momenti indimenticabili.

E tra un mercatino e l’altro ecco che siamo finite davanti a un albero di Natale con appese le letterine di grandi e piccini. Alcune richieste erano davvero dolci, altre un po’ curiose come il tizio che ha chiesto a Babbo Natale: “gli occhi di Siffredi perchè il resto ce l’ho”. Non possiamo che dire che il tizio ha tanta autostima.

Insomma, tra desideri più o meno comprensibili, anche una delle mie amiche ha lasciato il suo messaggio. E conoscendola non poteva che essere una bellissima richiesta, un regalo che merita davvero. Per lei deve arrivare il tempo delle cose belle.

Da quel momento ho realizzato che per questo Natale non ho particolari desideri. Sarà che a Babbo Natale non ci credo da tipo quando avevo sei o sette anni, ma fingevo perché era convinta che così i miei genitori mi avrebbero fatto più regali 🙂  Poi mia sorella secondo me, nonostante fosse più grande, ci credeva ancora e non volevo che ci rimanesse male. Però riflettendoci ora forse li vedeva anche lei i milioni di regali nel baule della macchina prima di partire per la montagna….

Ma cosa voglio io da Babbo Natale? Tante cose ovvio, ma se dovessi sceglierne una? Sareste tutti in grado di scegliere una sola cosa? Al di là ovviamente della salute e della serenità dei propri affetti.

Alla fine ci sono arrivata:

“Caro Babbo Natale,

quest’anno non ti chiedo le Jimmy Choo che tanto sono almeno cinque anni che non me le porti e mi tocca sperare nei saldi da sbaracco. Fai così, scegli una sfida.

Che sia per lavoro, per vita privata o per altro valuta tu. Ma questa volta fai che l’avventura sia si stimolante, ma che abbia un lieto fine.

Se poi vedi che non ce la fai, allora lascia perdere, che direi che siamo già a posto così.

In ogni caso la Vigilia ti lascio una bottiglia di rosso, magari un riserva,  sotto la ghirlanda. L’albero quest’anno non l’ho fatto, ma tanto il vino è buono lo stesso :)”.

Buon Natale amici “in the jungle” <3

Francesca

“ Decisi di riprendere in mano la mia vita e incominciare un diario…”

“E così presi una grande decisione, mi dovevo assicurare di non ritrovarmi l’anno prossimo mezza ubriaca ad ascoltare FM Nostalgia…le canzoni più belle per gli ultra trentenni. Decisi di riprendere in mano la mia vita e incominciare un diario”. (Bridget Jones)

Eccomi qui, a poco più di venti giorni dalla fine dell’anno, mi ritrovo più o meno nella stessa situazione dello scorso dicembre. Sostanzialmente, nonostante tutti i buoni propositi, poco è cambiato a livello generale, soprattutto per quanto riguarda la situazione lavorativa.

Decine e decine di curriculum dopo, insomma, son sempre qui. Arriverà mai una svolta?

Il lavoro non va, il 2018 è stato pesantissimo e con la sua coda velenosa mi ha portato via Ira, tutto è difficile e pesante. E’ come vivere 365 giorni avvolta nella nebbia, in un territorio che conosci bene, che spesso ti ostile, ma che non riesci a contrastare fino in fondo per la foschia che rende tutto poco chiaro.

E cosa si fa quando è tutto una autentica schifezza?!? Si cerca di distrarsi con le cose frivole, ma ovviamente low cost perchè se no sarei già in vacanza al caldo 🙂

Mi sento molto Bridget Jones, all’inizio del suo diario. Non solo perchè entrambe giornaliste ormai con la penna prossima al chiodo, non solo per lo status di single e per il fatto che anche io ultimamente passo un sacco di tempo ad ascoltare canzoni romantiche ad alto volume, ma anche per il disincanto nell’avvicinarsi al nuovo anno. Del resto il blog è un diario 🙂

E così…

Decisione n.1: perdere peso, giusto per tornare a quella bella sensazione di settembre nell’infilarmi i jeans dopo l’estate e vederli salire senza doversi buttare sul letto per chiuderli (anche perchè ormai il metabolismo è quello dei 40 e non più dei 30)

Decisione n.2: aumentare l’attività sportiva come valvola di sfogo e diminuire gli aperitivi consolatori. Fare più meditazione, aumentare il tempo dedicato allo yoga.

Decisione n.3: ascoltare le amiche e iniziare a frequentare persone dolci e premurose. Uomini che ci sono, insomma, e che ti fanno capire che ti vogliono vedere.

Decisione n.4: evitare gli uomini egoisti, complicati, complessati o squilibrati. Smettere insomma di vedere le persone migliori di come sembrano.

Le altre ventimila decisioni le prenderò poi, anche perchè direi che già questi quattro punti richiedono molto, ma davvero molto impegno.

Quindi la dieta è iniziata, l’illusione di un nuovo super gel drenante che mi farà diventare le gambe due acciughine pure…..con i punti 3 e 4 mi sto impegnando. Direi che per oggi è tutto.

Se c’è un paradiso dei cani di sicuro sei lì: ciao Ira <3

Sentivo che le brutte notizie non erano finite. Ne avevo parlato con una delle mie migliori amiche dicendo che avevo un presentimento che il lungo periodo “no” della mia vita non era finito e purtroppo avevo ragione.

Una settimana fa ho perso la mia fedele compagna di vita. Ira, il mio amato pastore tedesco, non c’è più. Ero consapevole che a 12 anni non era più giovanissima, anche se aveva il musino di un cucciolotto, ma non pensavo che l’avrei persa nel giro di 24 ore per gli esiti di un problema neurologico.

Per la prima volta in tre anni, da quando il mio matrimonio è finito, ho avvertito un vuoto in casa. Ira mi manca ogni giorno. Mi manca il suo puntuale abbaiare ogni volta che stavo facendo un’intervista, il suo mettersi a pancia in su tutte le mattine al risveglio per le coccole, mi manca vederla fare i capricci per la pappa perchè così le mettevo qualcosa di più buono nella ciotola. Mi manca il suo russare la sera, entrambe davanti a un film, io sul divano, lei sul suo cuscino da regina. Mi manca darle il buongiorno e la buona notte, mi manca il suo calore ogni volta che vacillo e che mi viene da piangere. Mi mancano un milione di cose che non ho nemmeno la forza di elencare.

La mia lupacchiotta per me era speciale e nell’ultimo anno, dopo aver perso il lavoro e passando molto tempo in casa lavorando da freelance, c’eravamo unite ancora di più.

In tutta la brutta vicenda del perdere il lavoro e delle inevitabili conseguenze economiche sulla mia vita, l’unica cosa positiva è stata che per un anno intero ho avuto la possibilità di vivere Ira costantemente. Ci separavamo davvero poche ore al giorno.

Ora sono convinta che lei sia nel paradiso dei cani o comunque in un posto meraviglioso dove scodinzola, corre felice e si abbuffa di biscotti. E’ stato un cane meraviglioso, sono stata molto fortunata.

Ora per me è il momento di un’altra perdita, di una nuova ripartenza….. l’ennesima in questo susseguirsi di sgambetti che la vita continua a farmi e che spesso fatico a comprendere.

L’eterna storia di lei, lui e l’altro…. e di “quello”

Giornate grige…

Il tempo è impazzito ma anche l’universo dei sentimenti mi sembra sempre più folle. Negli ultimi mesi il gruppo delle single nella mia sfera di amicizie è aumentato e non di poco. Coppie che si sono lasciate dopo molti anni, amori sbocciati da qualche mese e che sembravano andare a gonfie vele che ad un tratto sono finiti, così, come un soffio su una candela accesa. Quello che si spegne al primo colpo e lascia una scia di fumo grigiastra.

Poi vabbè ci sono quelle che sono un po’ come me e sembrano condannate a incontri che non hanno un che di definito e quelle che tornano sempre indietro verso l’uomo da evitare anche se sanno perfettamente che non va bene per loro.

Alcune rotture, non lo nascondo, sono convinta porteranno per queste meravigliose ragazze a storie migliori, con uomini più maturi. Altre mi hanno colpita molto perché sono sicura che da entrambe le parti ci sia ancora molto amore e spero – anche se non sono una sostenitrice della minestra riscaldata – che un giorno possano tornare a percorrere la stessa strada. Nel frattempo gli auguro di individuare ciò che davvero li rende felici e realizzati. Che è un po’ quello che auguro a me, che so perfettamente cosa voglio, ma che non vedo mai concretizzarsi e da troppo tempo. E quando parlo di me intendo della mia vita in generale.

Da un lato c’è il piccolo esercito delle amiche single, dall’altro c’è quello degli amici maschi in cerca dell’amore….perchè diciamolo, ci sono un sacco di uomini meravigliosi che sono sfigati quanto noi.

Una cosa però l’ho capita. Per uno strano scherzo del destino, ci sono meccanismi che si ripetono un po’ per tutte:

Lei incontra “lui” e lui sembra esser pazzo di lei. Si frequentano, anche per poco, poi “lui” sparisce o comunque diventa indecifrabile. Così dopo un po’ lei decide di provare a frequentare “l’altro”, ma pur consapevole che “lui” è sempre nei suoi pensieri.

Un giorno in paradiso, cento all’inferno insomma, con gli amici che si dividono nei “è uno stronzo lascialo stare” e “dagli tempo magari ha bisogno di aprirsi, se non scrive, scrivi tu”.

E così “lei” scrive, ma non è come quelle pazze da un messaggio al giorno e che quando non vedono una risposta partono con gli insulti…sono più contatti a distanza di settimane, a volte con risposta, altre no.

Ed è proprio quando si sta mettendo giù il pensiero che “lui” all’improvviso si palesa, di solito con un messaggio ad affetto in tarda serata (quelli che ti fanno quasi cascare dal divano per intenderci 😉 ) e così lei va di nuovo in crisi esistenziale. E riparte il coro di “lascia perdere” e di “aspetta” ma alla fine i pro e i contro si uniscono e portano fuori l’anima sofferente nel tentativo di consolarla.

Di solito succede anche che dopo il messaggio ad effetto “lui” sparisca di nuovo o comunque non faccia nulla di concreto per far capire a “lei” che in realtà ci tiene davvero.

Baaaaammmmmm di nuovo l’inferno.

E mentre “lei” guarda fisso il telefono in attesa di “lui” ecco che WhatsApp ti manda una notifica ma è “dell’altro”, e così si riparte in un vortice di confusione che spesso va a finire ancora peggio. Perchè si, è proprio mentre la testa gioca a ping pong tra “lui” e “l’altro” che dal passato si palesa “quello”, ovvero l’uomo che ti ha spezzato il cuore e che ti ha fatto dire basta all’amore.

So per certo che in questi giorni un paio di “quello” hanno bussato a qualche porta. Quindi non so, magari, cari “lui”, provate a non fare i principini del mondo moderno e a dare un po’ di chiarezza a chi vi sta aspettando. A volte basta sedersi a un tavolo, parlarsi e dirsi quello che si prova o non si prova.

Nel senso che fare un piccolo sforzo e uscire un attimo dal proprio pianeta io centrico può rivelarsi meno complicato di come sembra, stessa cosa per le principesse sia chiaro 🙂

Baci e abbracci alle mie amiche single, di storie così ne parleremo all’infinito nelle nostre serate, con i nostri calici di vino e trovando sempre il modo di strapparci una risata a vicenda <3

Un abbraccio anche a tutti gli amici single della nostra vita, che ascoltano le nostre paturnie e che cercano ogni volta di darci il punto di vista maschile, che puntualmente prendiamo in malo modo e rigettiamo dal nostro intelletto. Del resto Marte e Venere difficilmente riescono a dialogare, anche per quelle come me che per segno zodiacale sono un po’ “marziane”.

Distanze percorse, distanze accorciate: quando l’imprevisto ti sorprende in positivo

Un martedì mattina di ottobre a Parma

A volte lasciarsi andare all’imprevisto può riservare piacevoli sorprese. In questi mesi avevo più volte immaginato le 48 ore dopo il divorzio come qualcosa di completamente diverso da come è poi andata. Risultato: sto meglio del previsto, ho avuto delle belle giornate e ho incontrato le persone giuste al momento giusto. Strano a dirsi, ma è andata proprio così. Non è che non abbia i miei momenti “no” sia chiaro, ma li vivo con una diversa consapevolezza.

Solo qualche settimana fa avevo deciso di andare via qualche giorno da sola, in qualche città di mare non troppo lontana, non solo per respirare un po’ di iodio ma anche per risolvere una questione aperta ma che sembra voler rimanere in sospeso…odio le cose non risolte ed è per questo che quando i piani sono cambiati per arrivare a una soluzione, ho valutato la possibilità di rivedere i miei programmi. Poi però….come sempre accade con le questioni che non vogliono arrivare al nocciolo, ecco che lo stato di limbo mi ha portata a fare un’altra scelta, pensando prima di tutto a me.

E così in poche ore, dopo aver svolto i tanto attesi adempimenti burocratici in tribunale, ho preso la macchina e mi sono diretta in Emilia, per la precisione a Parma, a trovare una delle mie più care amiche.

Prima scelta azzeccata, anzi super azzeccata. Stare da lei, dormire a casa sua e svegliarmi in una città diversa è stato fondamentale. Del resto ci sono momenti che segnano una ripartenza e a volte prendere una nuova strada, non solo in senso letterale, ha ancora più efficacia.

Parma è bellissima, ho camminato, mangiato senza stress da dieta, fatto un po’ di shopping…ma soprattutto ho respirato. E’ quasi una settimana che avverto una sensazione di “leggerezza”. Resta la consapevolezza dei mille problemi, dell’incertezza lavorativa che va di pari passo con quella economica, ma ho ritrovato un’energia positiva. Chissà, magari mi porterà fortuna. Di sicuro mi fa dormire bene e dopo anni di insonnia è un grande traguardo.

Seconda decisione azzeccata è stata quella di approfittare di una strana congiunzione astrale, che negli ultimi due anni non so se per agenti esterni o interni alla vicenda non era mai arrivata, e spostarmi a Bologna per vedere qualcuno che dovevo vedere da tempo.

Ci sono persone che il destino decide di far entrare nelle nostre vite, ma che per questioni chilometriche o lavorative restano per l’appunto “a distanza”. Sono persone con le quali condividi pensieri, riflessioni e che con il tempo apprezzi per le loro qualità.

Ma il tutto avviene da lontano, senza un contatto visivo, fino a quando ci si ritrova appunto nel posto giusto al momento giusto. E così ho avuto un martedì pomeriggio inaspettatamente perfetto. Non che non conoscessi il valore di chi c’era dall’altra parte ma non è sempre detto che buone amicizie a distanza possano esserlo anche da vicino.

E dopo quattro ore di assoluta serenità ecco che entrata in autostrada per tornare a casa mi sono beccata dieci chilometri di coda a Modena. Maledetta giungla che ti riporta sempre alla realtà!

Il rientro a casa è stato un po’ più difficile delle ore precedenti, ma credo che la cosa importante sia trasformare il senso di fallimento in qualcosa di costruttivo. Non so se ci riuscirò, ma come sempre ho la testa dura, quindi continuerò a sfondare le porte della vita sperando prima o poi di aprire quella giusta.

E nel mentre mi riprogrammo a breve un week end a Parma con la mia amica, perché abbiamo un posto da visitare e come sempre molto da raccontarci. Ah, e stasera pizza, del resto i carboidrati fanno bene all’umore 🙂

E arriva il giorno in cui si chiude il capitolo, anche se le cicatrici restano

Attendendo su una panchina del tribunale…

E poi in una tarda mattinata di lunedì accade che un giudice in un’aula di tribunale chiuda per te un capitolo lungo 18 anni. Gli ultimi tre vissuti da estranei, è vero, ma questo non vuol dire che faccia meno male, perché è comunque metà della tua vita.
Sai che è giusto così, soprattutto per te, ma anche se sei preparata da mesi a quel appuntamento, non lo sei mai davvero fino in fondo.
Del resto le emozioni, per chi le lascia vivere, sono sempre e comunque una fregatura.
Una cosa però la so, di essere arrivata a questa mattina avendo finito di lottare con i demoni del passato. Lavorare su se stessi, se lo fai davvero, è un processo massacrante ma anche ricco di piccole vittorie personali.
Restano comunque le cicatrici e quelle sono convinta che te le porti dietro per sempre.
La sfida più grossa ora è senza dubbio crederci di nuovo, ma al momento mi sembra una missione impossibile. Del resto la vita raramente va come ci piacerebbe e a volte capita di partire già sconfitti.
Ma se gli ultimi anni sono stati così pieni di sgambetti, c’è la consapevolezza che dopo essersi rialzati, c’è ancora molto altro per cui lottare.
Ancora una volta mi sono resa conto di avere un fantastico comitato di sostegno. Grazie alla mia famiglia, grazie per i bellissimi messaggi, grazie per le telefonate da vicino e da lontano di prima mattina, grazie ai miei amici, di vecchia e di nuova data, che da giorni si stanno mobilitando per rispondere a ogni mia necessità. Grazie a chi stasera mi offrirà ospitalità in Emilia a casa sua, così all’ultimo.

Nonostante tutto…sono una donna molto fortunata ❤️

In attesa: la settimana dei sentimenti contrastanti

Volar via…

Ci sono settimane che sono decisamente più difficili di altre. Sono quelle che precedono una data che inevitabilmente chiuderà una parte importante della tua vita. E sono giorni di sentimenti contrastanti, dove quando meno te lo aspetti arriva un flashback che ti riporta a rivivere il brutto e il bello di ciò che è stato, anche se il brutto sembra prevalere sempre e comunque.

Sono giorni difficili, almeno per me che li sto affrontando, ancora una volta con la certezza che li supererò, ma senza la consapevolezza di cosa mi riserveranno le emozioni.

Da un lato vuoi che arrivi quel momento, dall’altro sai più o meno cosa ti aspetta e speri di avere 24 ore in più. “Starai bene” dicono alcuni, “starai malissimo” replicano altri. Io non lo so come starò, riesco solo a sapere come sto adesso. L’unica cosa che ho la certezza di voler poter fare martedì prossimo? Salire sul primo volo utile e staccare la spina per qualche giorno…..ma non sarà possibile 🙁

Ancora una volta però nella mia pazza giungla ho la mia famiglia che mi fa capire che se ho bisogno c’è una scialuppa di salvataggio pronta a portarmi a riva, ma che lo fa più con segnali di fumo che con messaggi diretti. E fa così perchè mi conosce da 36 anni e sa che questi sono anche i momenti dove approcciarsi a me con il metodo sbagliato sarebbe un po’ come prendersi un boomerang dritto sui denti. Del resto lo so io, lo sanno loro, proprio questo lato del mio carattere, che spesso e volentieri è più un difetto che un pregio, anche questa volta sarà il motore per farmi rialzare.

Poi ci sono gli amici, vecchi e nuovi, che in queste settimane mi hanno dimostrato ancora una volta che sono una persona fortunata. C’è l’amica del liceo, quella che vedi poco, ma che arriva sempre nel momento giusto con le parole perfette. Ci sono le amiche che organizzano una birra a metà settimana, quelle con cui fai le cose più assurde, dagli “scacciasfiga” ai discorsi più profondi di sempre. C’è chi ci è passato e semplicemente ti guarda con occhi dolci perchè sa. C’è chi arriva al volo per il caffè d’emergenza e in dieci minuti organizza una pizza a casa sua perchè vede che sei uno straccio, per un sacco di motivi, e vuole solo tirarti su o ascoltarti se hai bisogno di dire qualcosa.

Sono anche momenti, quelli che precedono queste date,  in cui inaspettatamente si palesa una strana forma di cinismo, un modo di pensare che non è nella tua natura ma che torna e ritorna nella tua testa, nei tuoi pensieri. E proprio questo atteggiamento a spaventarti di più, perchè non ti appartiene. Ma il fatto che non aiuti a farti stare meglio, forse è anche il segnale che non hai proprio smesso di crederci del tutto.

Piccole vittorie in “The Jungle”: non lascio più i blocchetti a metà

Piccole soddisfazioni: finire i blocchetti

Ho imparato a finire i blocchetti!!! Capisco che leggendo una frase così si potrebbe pensare che sia impazzita del tutto….anche se poi tanto normale non sono. Però questa cosa dei blocchetti mi riporta a circa un anno fa, quando scrivendo un post per il blog, avevo definito il mio lasciare le cose a metà un po’ come la mia brutta abitudine di non finire mai un taccuino degli appunti.

Del resto di mestiere faccio la giornalista, ma un anno fa ero davvero una giornalista molto più disordinata visto che la mia scrivania era sommersa di blocchetti lasciati a metà, mentre oggi ne finisco uno alla volta. Il che da un lato vuol dire che ho portato a casa un obiettivo e dall’altro che sto smettendo di lasciare le cose a metà quando capisco che non vanno per il verso giusto.

Dopo un agosto e un settembre pesanti, in questi giorni mi sembra di iniziare ottobre più leggera. Forse perché l’occhio sembra andare meglio e la caviglia è in fase di ripresa, anche se il tacco 13 al momento mi sembra un miraggio 🙁

Sarà che ho la sensazione di aver fatto ancora un po’ di ordine nella mia vita, sarà che la lotta con i demoni del passato oggi è più un battibecco, oppure è per il fatto che mi sto sforzando a vedere le cose da un’altra prospettiva.

Si, è difficile, ma sto tentando in tutti i modi di trovare il lato positivo. Alla fine mi sono detta: “Quando hai la sensazione di riemergere dall’acqua e qualcuno all’improvviso ti tira di nuovo sotto per i piedi, perché non provi a buttare fuori un braccio? Chissà mai che ci sia qualcuno a tenderti la mano…”.

To be continued….