Se c’è un paradiso dei cani di sicuro sei lì: ciao Ira <3

Sentivo che le brutte notizie non erano finite. Ne avevo parlato con una delle mie migliori amiche dicendo che avevo un presentimento che il lungo periodo “no” della mia vita non era finito e purtroppo avevo ragione.

Una settimana fa ho perso la mia fedele compagna di vita. Ira, il mio amato pastore tedesco, non c’è più. Ero consapevole che a 12 anni non era più giovanissima, anche se aveva il musino di un cucciolotto, ma non pensavo che l’avrei persa nel giro di 24 ore per gli esiti di un problema neurologico.

Per la prima volta in tre anni, da quando il mio matrimonio è finito, ho avvertito un vuoto in casa. Ira mi manca ogni giorno. Mi manca il suo puntuale abbaiare ogni volta che stavo facendo un’intervista, il suo mettersi a pancia in su tutte le mattine al risveglio per le coccole, mi manca vederla fare i capricci per la pappa perchè così le mettevo qualcosa di più buono nella ciotola. Mi manca il suo russare la sera, entrambe davanti a un film, io sul divano, lei sul suo cuscino da regina. Mi manca darle il buongiorno e la buona notte, mi manca il suo calore ogni volta che vacillo e che mi viene da piangere. Mi mancano un milione di cose che non ho nemmeno la forza di elencare.

La mia lupacchiotta per me era speciale e nell’ultimo anno, dopo aver perso il lavoro e passando molto tempo in casa lavorando da freelance, c’eravamo unite ancora di più.

In tutta la brutta vicenda del perdere il lavoro e delle inevitabili conseguenze economiche sulla mia vita, l’unica cosa positiva è stata che per un anno intero ho avuto la possibilità di vivere Ira costantemente. Ci separavamo davvero poche ore al giorno.

Ora sono convinta che lei sia nel paradiso dei cani o comunque in un posto meraviglioso dove scodinzola, corre felice e si abbuffa di biscotti. E’ stato un cane meraviglioso, sono stata molto fortunata.

Ora per me è il momento di un’altra perdita, di una nuova ripartenza….. l’ennesima in questo susseguirsi di sgambetti che la vita continua a farmi e che spesso fatico a comprendere.

L’eterna storia di lei, lui e l’altro…. e di “quello”

Giornate grige…

Il tempo è impazzito ma anche l’universo dei sentimenti mi sembra sempre più folle. Negli ultimi mesi il gruppo delle single nella mia sfera di amicizie è aumentato e non di poco. Coppie che si sono lasciate dopo molti anni, amori sbocciati da qualche mese e che sembravano andare a gonfie vele che ad un tratto sono finiti, così, come un soffio su una candela accesa. Quello che si spegne al primo colpo e lascia una scia di fumo grigiastra.

Poi vabbè ci sono quelle che sono un po’ come me e sembrano condannate a incontri che non hanno un che di definito e quelle che tornano sempre indietro verso l’uomo da evitare anche se sanno perfettamente che non va bene per loro.

Alcune rotture, non lo nascondo, sono convinta porteranno per queste meravigliose ragazze a storie migliori, con uomini più maturi. Altre mi hanno colpita molto perché sono sicura che da entrambe le parti ci sia ancora molto amore e spero – anche se non sono una sostenitrice della minestra riscaldata – che un giorno possano tornare a percorrere la stessa strada. Nel frattempo gli auguro di individuare ciò che davvero li rende felici e realizzati. Che è un po’ quello che auguro a me, che so perfettamente cosa voglio, ma che non vedo mai concretizzarsi e da troppo tempo. E quando parlo di me intendo della mia vita in generale.

Da un lato c’è il piccolo esercito delle amiche single, dall’altro c’è quello degli amici maschi in cerca dell’amore….perchè diciamolo, ci sono un sacco di uomini meravigliosi che sono sfigati quanto noi.

Una cosa però l’ho capita. Per uno strano scherzo del destino, ci sono meccanismi che si ripetono un po’ per tutte:

Lei incontra “lui” e lui sembra esser pazzo di lei. Si frequentano, anche per poco, poi “lui” sparisce o comunque diventa indecifrabile. Così dopo un po’ lei decide di provare a frequentare “l’altro”, ma pur consapevole che “lui” è sempre nei suoi pensieri.

Un giorno in paradiso, cento all’inferno insomma, con gli amici che si dividono nei “è uno stronzo lascialo stare” e “dagli tempo magari ha bisogno di aprirsi, se non scrive, scrivi tu”.

E così “lei” scrive, ma non è come quelle pazze da un messaggio al giorno e che quando non vedono una risposta partono con gli insulti…sono più contatti a distanza di settimane, a volte con risposta, altre no.

Ed è proprio quando si sta mettendo giù il pensiero che “lui” all’improvviso si palesa, di solito con un messaggio ad affetto in tarda serata (quelli che ti fanno quasi cascare dal divano per intenderci 😉 ) e così lei va di nuovo in crisi esistenziale. E riparte il coro di “lascia perdere” e di “aspetta” ma alla fine i pro e i contro si uniscono e portano fuori l’anima sofferente nel tentativo di consolarla.

Di solito succede anche che dopo il messaggio ad effetto “lui” sparisca di nuovo o comunque non faccia nulla di concreto per far capire a “lei” che in realtà ci tiene davvero.

Baaaaammmmmm di nuovo l’inferno.

E mentre “lei” guarda fisso il telefono in attesa di “lui” ecco che WhatsApp ti manda una notifica ma è “dell’altro”, e così si riparte in un vortice di confusione che spesso va a finire ancora peggio. Perchè si, è proprio mentre la testa gioca a ping pong tra “lui” e “l’altro” che dal passato si palesa “quello”, ovvero l’uomo che ti ha spezzato il cuore e che ti ha fatto dire basta all’amore.

So per certo che in questi giorni un paio di “quello” hanno bussato a qualche porta. Quindi non so, magari, cari “lui”, provate a non fare i principini del mondo moderno e a dare un po’ di chiarezza a chi vi sta aspettando. A volte basta sedersi a un tavolo, parlarsi e dirsi quello che si prova o non si prova.

Nel senso che fare un piccolo sforzo e uscire un attimo dal proprio pianeta io centrico può rivelarsi meno complicato di come sembra, stessa cosa per le principesse sia chiaro 🙂

Baci e abbracci alle mie amiche single, di storie così ne parleremo all’infinito nelle nostre serate, con i nostri calici di vino e trovando sempre il modo di strapparci una risata a vicenda <3

Un abbraccio anche a tutti gli amici single della nostra vita, che ascoltano le nostre paturnie e che cercano ogni volta di darci il punto di vista maschile, che puntualmente prendiamo in malo modo e rigettiamo dal nostro intelletto. Del resto Marte e Venere difficilmente riescono a dialogare, anche per quelle come me che per segno zodiacale sono un po’ “marziane”.

Distanze percorse, distanze accorciate: quando l’imprevisto ti sorprende in positivo

Un martedì mattina di ottobre a Parma

A volte lasciarsi andare all’imprevisto può riservare piacevoli sorprese. In questi mesi avevo più volte immaginato le 48 ore dopo il divorzio come qualcosa di completamente diverso da come è poi andata. Risultato: sto meglio del previsto, ho avuto delle belle giornate e ho incontrato le persone giuste al momento giusto. Strano a dirsi, ma è andata proprio così. Non è che non abbia i miei momenti “no” sia chiaro, ma li vivo con una diversa consapevolezza.

Solo qualche settimana fa avevo deciso di andare via qualche giorno da sola, in qualche città di mare non troppo lontana, non solo per respirare un po’ di iodio ma anche per risolvere una questione aperta ma che sembra voler rimanere in sospeso…odio le cose non risolte ed è per questo che quando i piani sono cambiati per arrivare a una soluzione, ho valutato la possibilità di rivedere i miei programmi. Poi però….come sempre accade con le questioni che non vogliono arrivare al nocciolo, ecco che lo stato di limbo mi ha portata a fare un’altra scelta, pensando prima di tutto a me.

E così in poche ore, dopo aver svolto i tanto attesi adempimenti burocratici in tribunale, ho preso la macchina e mi sono diretta in Emilia, per la precisione a Parma, a trovare una delle mie più care amiche.

Prima scelta azzeccata, anzi super azzeccata. Stare da lei, dormire a casa sua e svegliarmi in una città diversa è stato fondamentale. Del resto ci sono momenti che segnano una ripartenza e a volte prendere una nuova strada, non solo in senso letterale, ha ancora più efficacia.

Parma è bellissima, ho camminato, mangiato senza stress da dieta, fatto un po’ di shopping…ma soprattutto ho respirato. E’ quasi una settimana che avverto una sensazione di “leggerezza”. Resta la consapevolezza dei mille problemi, dell’incertezza lavorativa che va di pari passo con quella economica, ma ho ritrovato un’energia positiva. Chissà, magari mi porterà fortuna. Di sicuro mi fa dormire bene e dopo anni di insonnia è un grande traguardo.

Seconda decisione azzeccata è stata quella di approfittare di una strana congiunzione astrale, che negli ultimi due anni non so se per agenti esterni o interni alla vicenda non era mai arrivata, e spostarmi a Bologna per vedere qualcuno che dovevo vedere da tempo.

Ci sono persone che il destino decide di far entrare nelle nostre vite, ma che per questioni chilometriche o lavorative restano per l’appunto “a distanza”. Sono persone con le quali condividi pensieri, riflessioni e che con il tempo apprezzi per le loro qualità.

Ma il tutto avviene da lontano, senza un contatto visivo, fino a quando ci si ritrova appunto nel posto giusto al momento giusto. E così ho avuto un martedì pomeriggio inaspettatamente perfetto. Non che non conoscessi il valore di chi c’era dall’altra parte ma non è sempre detto che buone amicizie a distanza possano esserlo anche da vicino.

E dopo quattro ore di assoluta serenità ecco che entrata in autostrada per tornare a casa mi sono beccata dieci chilometri di coda a Modena. Maledetta giungla che ti riporta sempre alla realtà!

Il rientro a casa è stato un po’ più difficile delle ore precedenti, ma credo che la cosa importante sia trasformare il senso di fallimento in qualcosa di costruttivo. Non so se ci riuscirò, ma come sempre ho la testa dura, quindi continuerò a sfondare le porte della vita sperando prima o poi di aprire quella giusta.

E nel mentre mi riprogrammo a breve un week end a Parma con la mia amica, perché abbiamo un posto da visitare e come sempre molto da raccontarci. Ah, e stasera pizza, del resto i carboidrati fanno bene all’umore 🙂

E arriva il giorno in cui si chiude il capitolo, anche se le cicatrici restano

Attendendo su una panchina del tribunale…

E poi in una tarda mattinata di lunedì accade che un giudice in un’aula di tribunale chiuda per te un capitolo lungo 18 anni. Gli ultimi tre vissuti da estranei, è vero, ma questo non vuol dire che faccia meno male, perché è comunque metà della tua vita.
Sai che è giusto così, soprattutto per te, ma anche se sei preparata da mesi a quel appuntamento, non lo sei mai davvero fino in fondo.
Del resto le emozioni, per chi le lascia vivere, sono sempre e comunque una fregatura.
Una cosa però la so, di essere arrivata a questa mattina avendo finito di lottare con i demoni del passato. Lavorare su se stessi, se lo fai davvero, è un processo massacrante ma anche ricco di piccole vittorie personali.
Restano comunque le cicatrici e quelle sono convinta che te le porti dietro per sempre.
La sfida più grossa ora è senza dubbio crederci di nuovo, ma al momento mi sembra una missione impossibile. Del resto la vita raramente va come ci piacerebbe e a volte capita di partire già sconfitti.
Ma se gli ultimi anni sono stati così pieni di sgambetti, c’è la consapevolezza che dopo essersi rialzati, c’è ancora molto altro per cui lottare.
Ancora una volta mi sono resa conto di avere un fantastico comitato di sostegno. Grazie alla mia famiglia, grazie per i bellissimi messaggi, grazie per le telefonate da vicino e da lontano di prima mattina, grazie ai miei amici, di vecchia e di nuova data, che da giorni si stanno mobilitando per rispondere a ogni mia necessità. Grazie a chi stasera mi offrirà ospitalità in Emilia a casa sua, così all’ultimo.

Nonostante tutto…sono una donna molto fortunata ❤️

In attesa: la settimana dei sentimenti contrastanti

Volar via…

Ci sono settimane che sono decisamente più difficili di altre. Sono quelle che precedono una data che inevitabilmente chiuderà una parte importante della tua vita. E sono giorni di sentimenti contrastanti, dove quando meno te lo aspetti arriva un flashback che ti riporta a rivivere il brutto e il bello di ciò che è stato, anche se il brutto sembra prevalere sempre e comunque.

Sono giorni difficili, almeno per me che li sto affrontando, ancora una volta con la certezza che li supererò, ma senza la consapevolezza di cosa mi riserveranno le emozioni.

Da un lato vuoi che arrivi quel momento, dall’altro sai più o meno cosa ti aspetta e speri di avere 24 ore in più. “Starai bene” dicono alcuni, “starai malissimo” replicano altri. Io non lo so come starò, riesco solo a sapere come sto adesso. L’unica cosa che ho la certezza di voler poter fare martedì prossimo? Salire sul primo volo utile e staccare la spina per qualche giorno…..ma non sarà possibile 🙁

Ancora una volta però nella mia pazza giungla ho la mia famiglia che mi fa capire che se ho bisogno c’è una scialuppa di salvataggio pronta a portarmi a riva, ma che lo fa più con segnali di fumo che con messaggi diretti. E fa così perchè mi conosce da 36 anni e sa che questi sono anche i momenti dove approcciarsi a me con il metodo sbagliato sarebbe un po’ come prendersi un boomerang dritto sui denti. Del resto lo so io, lo sanno loro, proprio questo lato del mio carattere, che spesso e volentieri è più un difetto che un pregio, anche questa volta sarà il motore per farmi rialzare.

Poi ci sono gli amici, vecchi e nuovi, che in queste settimane mi hanno dimostrato ancora una volta che sono una persona fortunata. C’è l’amica del liceo, quella che vedi poco, ma che arriva sempre nel momento giusto con le parole perfette. Ci sono le amiche che organizzano una birra a metà settimana, quelle con cui fai le cose più assurde, dagli “scacciasfiga” ai discorsi più profondi di sempre. C’è chi ci è passato e semplicemente ti guarda con occhi dolci perchè sa. C’è chi arriva al volo per il caffè d’emergenza e in dieci minuti organizza una pizza a casa sua perchè vede che sei uno straccio, per un sacco di motivi, e vuole solo tirarti su o ascoltarti se hai bisogno di dire qualcosa.

Sono anche momenti, quelli che precedono queste date,  in cui inaspettatamente si palesa una strana forma di cinismo, un modo di pensare che non è nella tua natura ma che torna e ritorna nella tua testa, nei tuoi pensieri. E proprio questo atteggiamento a spaventarti di più, perchè non ti appartiene. Ma il fatto che non aiuti a farti stare meglio, forse è anche il segnale che non hai proprio smesso di crederci del tutto.

Piccole vittorie in “The Jungle”: non lascio più i blocchetti a metà

Piccole soddisfazioni: finire i blocchetti

Ho imparato a finire i blocchetti!!! Capisco che leggendo una frase così si potrebbe pensare che sia impazzita del tutto….anche se poi tanto normale non sono. Però questa cosa dei blocchetti mi riporta a circa un anno fa, quando scrivendo un post per il blog, avevo definito il mio lasciare le cose a metà un po’ come la mia brutta abitudine di non finire mai un taccuino degli appunti.

Del resto di mestiere faccio la giornalista, ma un anno fa ero davvero una giornalista molto più disordinata visto che la mia scrivania era sommersa di blocchetti lasciati a metà, mentre oggi ne finisco uno alla volta. Il che da un lato vuol dire che ho portato a casa un obiettivo e dall’altro che sto smettendo di lasciare le cose a metà quando capisco che non vanno per il verso giusto.

Dopo un agosto e un settembre pesanti, in questi giorni mi sembra di iniziare ottobre più leggera. Forse perché l’occhio sembra andare meglio e la caviglia è in fase di ripresa, anche se il tacco 13 al momento mi sembra un miraggio 🙁

Sarà che ho la sensazione di aver fatto ancora un po’ di ordine nella mia vita, sarà che la lotta con i demoni del passato oggi è più un battibecco, oppure è per il fatto che mi sto sforzando a vedere le cose da un’altra prospettiva.

Si, è difficile, ma sto tentando in tutti i modi di trovare il lato positivo. Alla fine mi sono detta: “Quando hai la sensazione di riemergere dall’acqua e qualcuno all’improvviso ti tira di nuovo sotto per i piedi, perché non provi a buttare fuori un braccio? Chissà mai che ci sia qualcuno a tenderti la mano…”.

To be continued….

A volte anche l’abito bianco merita una rinascita, ma su una strada diversa dalla tua

Bianco e pizzo

Alla fine l’ho fatto. Ci ho messo qualche anno a decidermi, ma ieri ho recuperato il mio abito da sposa. Era in una scatola rossa che negli ultimi nove anni ha fatto un po’ di giri, prima era a casa dei miei, poi è arrivato nella mia attuale abitazione. Era sempre li però, chiuso nel suo contenitore, volutamente un po’ messo da parte per far finta che non ci fosse. Un po’ come quelle cose dove ti cade lo sguardo per un minuto e quando te ne rendi conto giri in fretta la testa.

Ieri però è andata così (complice anche il riposo forzato che mi ha portato a nuove consapevolezze) e sono molto felice dell’esito perché ho avuto la prova che lavorare davvero su se stessi  – perchè c’è un sacco di gente che dice di farlo ma in realtà continua a darsi le risposte che vuole con pessimi risultati direi – le soddisfazioni poi arrivano. Piccole rivincite personali che in un momento dove sei stanca mentalmente e fisicamente portano un po’ di ottimismo.

Immaginavo il momento dell’apertura della scatola della verità come un trauma da stenderti a terra, con scene assurde come quelle che si vedono nei film. Ebbene si, solo fino a qualche tempo fa mi immaginavo che avrei indossato l’abito bianco e in lacrime mi sarei ubriacata con una bottiglia di vino rosso, il trucco sfatto e i capelli per aria.

Invece….nessuna reazione di questo tipo, ma qualcosa di molto più equilibrato. Un po’ di male l’ha fatto, questo è ovvio, ma questo gesto mi ha semplicemente confermato che ho ritrovato un po’ di serenità, almeno per quanto riguarda la separazione che tra poche settimana diventerà divorzio.

E così ho levato l’abito bianco dalla sua fodera, l’ho appeso, l’ho osservato e non mi ci sono riconosciuta più. Ho pensato che il pizzo era bellissimo, che il vestito era elegantissimo, ma che se la scelta di diventare moglie fosse arrivata oggi, avrei scelto un look totalmente diverso.

E se ci penso mi viene anche un po’ da ridere perchè l’outfit che mi immagino mi piace tantissimo ma non lo indosserò mai 🙂

Un abito diverso per una donna diversa? Sicuramente un po’ sono cambiata, ma decisamente mi sono resa conto di essere la Francesca che ero prima. E per “prima” intendo quella degli anni in cui non mi ero ancora adeguata alla persona che avevo al mio fianco, quella dei tanti passi indietro, quella dei sogni abbandonati nel cassetto perchè al mio compagno di vita non sarebbero piaciuti.

Sono un po’ tornata ragazzina insomma, almeno per quanto riguarda i sogni, ma sono anche molto maturata grazie a nuove consapevolezze. L’unica cosa che mi dispiace è che probabilmente è tardi per realizzare tutte quelle cose che sono rimaste per anni in fondo a un cassetto.

Parlando di nuove consapevolezze, oggi più che mai ho capito che è sbagliato giustificare sempre i pessimi comportamenti altrui e che non devo farmi andare bene le persone solo perchè per loro nutro affetto. Ero conscia che dopo tanto lavoro di introspezione si arriva anche a fare “pulizia” di cose e persone, ma proprio in questi giorni ne vedo i risultati. Ma il lavoro non è ancora finito, anche se non penso manchi molto.

Da oggi l’abito non è più a casa mia, l’ho affidato a una cara amica che fa la stilista e che lo trasformerà in un capo nuovo. L’ho dato a una persona capace nel suo lavoro, ma che ha anche una sensibilità speciale e per questo non c’è stato molto da spiegare. Ora anche l’abito, come me, dovrà affrontare una rinascita, ma su una strada diversa dalla mia.

Riposo forzato, parte seconda: apri un libro e scoprirai perchè

Forse me la sono tirata da sola, forse è solo che doveva andare così, ma alla fine mi ritrovo di nuovo a casa a riposo forzato. Questa volta non per l’occhio, quello sta bene ora, questa volta è per una dannatissima distorsione alla caviglia sinistra che mi sono fatta una settimana fa mentre stavo andando a buttare la spazzatura. Ho sentito male…..ma più che altro ho sentito un grandissimo sconforto.

E’ come se l’universo in questo momento volesse dirmi solo una cosa: “Francesca, devi stare ferma!”. E così sono di nuovo a casa, immobile con il piede all’insù perché non lo devo caricare, ferma con il corpo ma non con la mente che è come un uragano che ha distrutto le poche certezze che mi erano rimaste, per poi lasciare dietro di sé un senso di smarrimento e da quel momento tutto è da ricostruire. Questa volta sono inciampata non in senso metaforico, ma i cocci mi sembrano gli stessi ed è come se dovessi ripartire da zero, di nuovo.

C’è una ragione a tutto ciò che ci accade, ne sono sempre più convinta, ma sebbene anche in questo caso sia riuscita a darmi delle risposte, resta il fatto che dopo anni e anni così …. io all’universo chiederei soltanto un pochino di serenità, giusto per tirare un attimo il fiato. Ormai questa salita la sto seguendo da dozzine e dozzine di mesi, mi sono nutrita si, a volte riposata, ma la cima io ancora non la vedo. E anche se sono consapevole di essere una delle persone più forti che abbia mai incontrato sulla mia strada, ho anche la certezza che anche le rocce più dure vengono erose con il tempo.

Il riposo forzato mi è servito a capire ancora una volta su chi posso contare e su chi no, mi servirà a fare l’ennesima scrematura, a smettere di essere sempre così disponibile con persone che non lo meritano. Ho capito che devo ancora impegnarmi molto per raggiungere quel pizzico di “sano egoismo” che cerco da tempo di far mio, ma che ancora evidentemente non mi appartiene.

Stare ferma mi ha aiutato a comprendere che in questo momento è come se fossi a una rotonda, ma che invece di prendere la prima strada a destra o la seconda o la terza, è come se finissi sempre in un vicolo cieco. C’è molto da cambiare, insomma, molto da rivedere.

Riposo forzato è anche pensare un po’ al cuore, star male aspettando un messaggio che non arriva, a un segnale che probabilmente dall’altro non verrà mai….. L’altro giorno scorrendo Instagram  mi è capitato lo sguardo su un’immagine con una frase che diceva che il vero amore non si incontra quando sei al tuo meglio ma quando sei nel casino più totale. Sarebbe carino se fosse così, ma ho qualche dubbio 🙁

Questa distorsione è anche ripensare a chi, seppur a modo suo, ha saputo volerti bene per un po’. E così in questi giorni ho riflettuto tanto su “madamino”, ma più che le cose brutte tra di noi mi sono venute in mente quelle belle. E’ così più volte mi è tornato il sorriso….poi qualche giorno fa, ho aperto quel libro, quello che era nella mia libreria da tempo ma che non iniziavo mai, quello che diceva essere uno dei suoi preferiti (e lo so perchè ora, gli ricordava più di tutto un luogo legato alla sua professione precedente, quella che ha lasciato ma che ama da morire), quel libro che assicurava mi sarebbe “piaciuto da morire”. Ho iniziato le prime pagine e ho come la sensazione che avesse ragione lui.

Spero nei prossimi giorni di rimettermi in piedi, in tutti i sensi. Odio sentirmi debole. A ottobre mi aspetta un appuntamento importante, uno di quelli che segna la chiusura di un capitolo enorme, pagine che resteranno per sempre ingombranti nella tua vita, ma che segnano una svolta….

Per la serie “visione sfuocate”, l’eterna lotta tra testa e cuore

Tra le cose che mi devo appuntare c’è di sicuro il fatto che se hai una escalation di sfighe devi comunque dirti che presto andrà meglio ma con la consapevolezza che ne potrebbero seguire di altre. E dopo la maledizione casalinga tra elettrodomestici e tubi rotti, è arrivata una bella infezione a un occhio. Fortunella!

E per non farci mancare nulla, in un caldo venerdì pomeriggio, mentre ero a letto al buio per un meraviglioso momento di odio nei confronti della luce – a causa dell’occhio ovviamente – un’anta dell’armadio della mia stanza si è staccata finendo sulla cassettiera e distruggendo la tv.

Ora, dieci giorni dopo, anche se non vivo più come i vampiri sono sempre alle prese con questo infiltrato corneale, che a dirlo sembra un po’ un agente segreto, in realtà è una rottura di scatole. Per giorni tv, pc, cellulare, libri e giornali banditi. E così mi sono ritrovata ad ascoltare musica e a pensare…..sempre quando hai bisogno di distrarti capitano queste cose!

Pensa e ripensa, sono finita sempre lì, alla eterna lotta interiore tra testa e cuore. Non ne sono venuta a una tanto per cambiare, più che altro perché il cuore dice una cosa ma la testa, se in un primo momento sembra seguirlo, poi in realtà dice “non farlo”.

Si dice che per raggiungere la felicità è importante capire quale vita si vuole, io credo di averlo capito ma nonostante questo non riesco a raggiungere l’obiettivo. Sarò che ho la vista annebbiata o sarà che sbaglio gli strumenti……

Però ho la mia canzone della settimana: “Per uno come me” dei Negramaro.

Meno male che c’è Giuliano che riesce a mettere in parole ciò che c’è nella mia testa dura, perché si, per ognuno di noi da qualche parte c’è quella persona. Bisogna solo essere fortunati e incontrarla, magari andare a prendersela o farsi portar via. Ma se parliamo di fortuna…allora la mia…

Note to self: trovare il modo di staccare la testa, soprattutto al mare

Un po’ di mare me lo porto via così, con uno scatto

“Se non fosse per l’abbronzatura non direi mai che sei stata in vacanza”. Complimenti edificanti di un sabato mattina in un supermercato comasco.  Ergo: devo avere una faccia che trasmette stanchezza da qualsiasi punto di vista la si osservi.

E in effetti si, mi sento stanca, stanchissima. Non per la vacanza dove c’era il mare, il sole, i miei amici di sempre, il cibo delizioso e il vino buono, ma per tutte quelle persone che da troppo tempo frequentano la mia giungla e continuano a fare in modo che io non abbia il diritto di staccare la testa. Poi ci si è messa pure la bronchite a fare il resto. Però il mare è sempre il mare, sono già nostalgica e ci vorrei tornare.

Sarà anche che prima di partire si è rotto il ferro da stiro, poi nel mentre la lavatrice e ieri giusto per non farsi mancare nulla è toccato al flessibile della vasca da bagno con il risultato che mi sono ritrovata, con sorella e cane coprotagoniste, sommersa da centimetri e centimetri di acqua in mezza casa. Per fortuna poi è arrivato mio padre, l’unico uomo della mia vita 😊, quello che mi salva ogni volta che ho un inghippo. Ora la domanda sorge un po’ spontanea …. ma lassù qualcuno mi ama o devo espiare altre cinquemila colpe delle ventimila vite precedenti?

E lo so che questi non sono i drammi della vita, però che palle!

A questo si aggiunge anche il fatto che una delle mie più care amiche si è lasciata con il fidanzato e mi spiace davvero molto, perché lasciarsi non è mai bello, perché vorresti vedere i tuoi amici solo felici e sereni. Anche in questo caso sono stata la prima telefonata amica. Continuo a chiedermi come sia possibile, vista la mia vita sentimentale palesemente deludente, che i miei amici mi vedano come il primo punto di riferimento quando c’è di mezzo una questione di cuore. In realtà lo fanno spesso con tutte le questioni importanti, brutte e belle. Non nascondo che la cosa però mi fa piacere, forse perché mi fa capire che poi proprio tutta da buttare non sono – in tema di affetti intendo – e che loro vedono qualcosa di me che gli piace tanto da voler condividere le cose importanti.

Cosa che non accade in amore, quello non fa per me. Anche se lo ammetto, nella mia vacanza ligure, in una ventosa sera d’estate, trascorrendo qualche ora in una spiaggia sulla via Aurelia, sono rimasta folgorata da due bellissimi occhi azzurri (a questo aggiungete un sorriso da togliere il fiato). Ma come spesso accade a “Francesca in the jungle”, loro (gli occhi intendo, ma anche il sorriso) non sono rimasti folgorati dai miei… forse perché son marroni e nemmeno da cerbiatta.

E nulla ora si torna alla solita normalità, alla ricerca di un po’ di serenità che sembra non voler arrivare mai, con la speranza di vedere i miei amici stare bene, sia quelli che stanno male per problemi d’amore che per altri. Già vedere la loro, di serenità, mi farebbe sentire meglio.

Note to self: trovare un modo per staccare la testa e ritrovare energie

Programmi per il futuro: oggi non ho tempo, oggi voglio stare spento….tutto rimandato a settembre.