V come vendetta o V come vivere?

Un esemplare di tronchetto della felicità…sempre che uno creda che la porti davvero.

“Spaccagli la macchina, buttagli i vestiti nel prato, distruggi le sue cose preferite”. Quando la gente ha scoperto cosa mi era successo ha iniziato a consigliarmi di mettere in atto una serie di vendette e dispetti nei confronti di chi mi aveva fatto soffrire.

Io non so perché ma non ho mai pensato che la vendetta mi avrebbe fatto stare meglio. Di questo fatto ne ho parlato più volte con la mia psicologa, che fortunatamente mi stava già seguendo da qualche mese prima che accadesse il fattaccio per un importante dimagrimento legato a episodi di ansia, e lei più volte mi ha rimproverato di essere stata troppo tollerante. Non che lei volesse che prendessi le uova e le tirassi sulla sua bella Audi, ma non si sarebbe stupita se in me fosse nata la voglia di piccoli dispetti.

A lui dispetti non ne ho fatti, ma di sicuro mi sono levata delle piccole soddisfazioni su cose che mi aveva regalato la donna che l’ha partorito, nome in codice Pia Balilla, e che ho sempre pensato avessero un karma negativo.

L’ultimo Natale la Pia Balilla mi aveva regalato un’orchidea, che non so come spiegare, ma guardandola mi dava una sensazione di fastidio. Credetemi mi è dispiaciuto moltissimo per la pianta, ma una mattina non ho resistito e l’ho fatta a pezzettini gettandola nell’umido. E’ bastato pochissimo per sentirmi meglio, ma ancor di più è stato divertente – visto che lui viveva ancora in casa in attesa di definizione della separazione – comunicargli che avevo “ucciso” la pianta di sua madre. Credo che quella mattina abbia temuto per la sua incolumità e se penso alla sua espressione mi viene ancora da ridere: il terrore!

Per l’altro esemplare di verde in arrivo sempre dalla donna in questione ho cercato di dargli una possibilità di fuga, ma non avendolo portato via il pargolo, purtroppo ha fatto anch’esso una brutta fine.

Vorrei dire che a me piacciono i fiori e le piante, quelle che ho a casa le curo con amore, ma il “tronchetto della felicità” in questione, davvero non mi è mai piaciuto. La trovo una pianta orribile e penso che in realtà porti sfiga, almeno quella.

Del resto da quando la pianta ci era stata donata per la nostra prima casa, non è che la sottoscritta fosse stata così fortunata. “Forse però non era la casa a essere stregata – avevo pensato più volte – ma la pianta” e così avevo cercato in tutti i modi di dimenticarmela in terrazza nei freddi inverni comaschi. Ma l’erba grama non muore mai e così il vaso ci ha seguiti anche nel trasloco.

L’esemplare di pastore tedesco che ha dato l’ultimo saluto urico alla pianta.

Io però, quando lui è andato via, l’ho lasciata lì in attesa che se la portasse via ma evidentemente non piaceva nemmeno a lui. Così  una mattina la pianta -forse per una improvvisa folata di vento – è cascata dal secondo piano proprio in giardino.  Ad aggiungersi al dramma che si era appena consumato…il fatto che casualmente Ira, il mio cane, era proprio nei paraggi in quel momento e ha fatto la pipì sull’arbusto caduto. E fu così che il tronchetto passò a miglior vita con ultimo saluto urico.

Più passano i giorni però più mi dico che ho fatto bene a non cadere nella sete di vendetta. Di cose davvero ne avrei potute fare per metterlo nei guai, ma a parte queste due parentesi “verdi” ho pensato solo a far sparire tutte le cose che mi davano fastidio da casa per poter riprendere al più presto in mano la mia vita.

A distanza di tempo continuo a credere che alla V di vendetta preferisco quella la V di vivere. Anche se forse un paio di uova sulla macchina le potevo lanciare….

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